Ecco quando essere vegetariani fa male

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5 risposte

  1. Flanders ha detto:

    A mio parere tutte le proprie convinzioni vanno rispettate sempre e comunque, a prescindere da quello che fanno gli altri o si rischia di essere delle banderuole.
    Se uno è vegetariano, per le più svariate ragioni, lo deve essere sempre e non si crea alcuna barriera con le altre persone se uno ad una cena con gli amici mangia legumi anziche carne, pur rispettando le diverse ideologie degli altri

  2. Marina ha detto:

    Ho condiviso questo articolo sulla pagina facebook del mio blog e mio malgrado ne è nata una piccola discussione con una persona credo vegana che non ha fatto apprezzato il gesto del maestro zen. E questo credo che sia indice di quanto ci sia un gran bisogno di questo genere di insegnamenti (non solo sull’argomento alimentazione ovviamente). Grazie, ho particolarmente apprezzato l’articolo 🙂

  3. Giulia ha detto:

    Non è che il maestro semplicemente aveva voglia di carne quella sera? 🙂 Scherzi a parte, anche io sono vegana convinta e purtroppo spesso mi sono ritrovata a litigare con altri vegani riguardo ai rapporti con “gli altri”. Personalmente, giudico sbagliato il mangiare carne ma non lascio che lo stile alimentare etichetti e identifichi le persone.

  4. Alessandro ha detto:

    Sono vegano, sebbene sia “flessibile”, ovvero: in casa mia o finchè ne ho la possibilità materiale mangio vegano, quando cucina qualcun’altro o non ne posso fare a meno (ristorante che non sia pizzeria), allora divento vegetariano. Voglio che le mie scelte vengano rispettate, ma, contemporaneamente, non voglio essere un peso per le altre persone, mettere a disagio il “cuoco” di turno o, semplicemente, chiudermi nei miei ideali ed essere intransigente. E’ giusto essere coerenti con se stessi, ma bisogna anche essere rispettosi degli altri: questa è la mia opinione e il “compromesso” a cui sono arrivato – ed è una cosa prettamente soggettiva, sia chiaro.
    Non credo che il non mangiare carne/pesce crei una barriera – e neanche il regime vegano, nonostante richieda più savoir – faire sociale, diciamo così 😉

    Soprattutto non bisogna avere l’arroganza di credere di essere meglio degli altri, cosa che, ahimè, sia da parte di vegani, sia da parte di carnivori, spesso accade. In qualsiasi caso, una buona dose di umiltà e rispetto sono sempre necessari.

  5. Roberto ha detto:

    Sono capitato su questo blog per caso e questo è un post vecchio, ma spero che il mio commento possa essere d’interesse per qualcuno. Non m’interessa tanto il vegetarianesimo, ma il metodo generale esposto. Cioè: che anche quando si pensa di fare una scelta eticamente corretta non bisogna criticare o giudicare le scelte degli altri. Questa idea (che qui è applicata al vegetarianesimo ma può essere applicata a qualsiasi argomento) è totalmente illogica. Per accorgersene, basta sostituire il vegetarianesimo con un’altra qualsiasi scelta etica e si vede subito come il principio è assurdo. Proviamo l’esperimento con “dire la verità”: una scende dall’aereo difendendo l’onestà e il dire la verità e criticando chi mente, allora io comincio a dire bugie per mostrare che non bisogna dividere ma unire! Che sciocchezza. Potete provare l’esperimento con cose più gravi, come l’uccisione di esseri umani o il razzismo o la tortura.
    Il problema che ci si pone davanti è, di volta in volta, se una scelta è eticamente migliore di un’altra. Non certo se qualcuno ci rimane male perché si sente criticato!
    Il senso profondo di Upekkha, nell’insegnamento del Buddha, non è certo di astenersi dalla critica etica per evitare di discriminare chi è in errore. Quella sarebbe indifferenza morale, e complicità con comportamenti non salutari.
    Basta comunque il buon senso per mostrare quanto sia illogica la storiella.
    Scusate l’intrusione.
    Roberto

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