Un giorno il Buddha sedeva in un bosco con alcuni dei suoi monaci; erano appena tornati dal giro di questua ed erano pronti a condividere il pasto in consapevolezza, quando passò di lì un contadino dall’aria sconvolta. Si rivolse al Buddha e ai suoi: “Monaci, avete visto passare qualche mucca?” “Quali mucche?” rispose il Buddha.
“Beh”, disse l’uomo, “ho quattro mucche e non so perché questa mattina sono scappate tutte. Ho anche quasi un ettaro piantato a sesamo e quest’anno gli insetti si sono mangiati tutto il raccolto. Ho perso tutto: il raccolto e le mucche. Mi viene voglia di uccidermi.” II Buddha disse: “Caro amico, siamo seduti qui da quasi un’ora e non abbiamo visto passare nessuna mucca. Forse dovresti andare a vedere nell’altra direzione.” Quando il contadino disperato se ne fu andato, il Buddha guardò i suoi amici e sorrise consapevolmente. “Cari amici, siete molto fortunati”, disse. “Non avete mucche da perdere.”
La mucca metaforica del racconto è quella che noi riteniamo essenziale per la nostra felicità: possono essere cose, relazioni, idee, pregiudizi, il lavoro etc. Una volta ottenute, però, ci rendiamo conto che non sono capaci di darci felicità: non possiamo pretendere di essere felici se siamo presi in trappola da qualcosa, se non siamo liberi. Gioia e felicità nascono solo libertà, dal lasciare andare le nostre mucche. Ognuno di noi ha qualche mucca da lasciar andare: possono essere concetti, idee, ideologie, giudizi e pregiudizi, rigidità di pensiero, idee di sé (le maschere che indossiamo etc) su cui abbiamo investito. Forse potremmo prendere in considerazione la pratica di le nostre mucche.
… o almeno qualcuna.
- Quali pensi siano le cose che ritieni necessarie per la tua felicità?
- Guarda in profondità se queste ti danno felicità e benessere.
- Identifica quali “mucche” vuoi lasciare andare.
- Prova a pensare a come lasciarle andare.

