Sharon Salzberg propone questa variante della pratica di gentilezza amorevole, o metta, rivolta verso qualcuno per cui abbiamo grande rispetto o gratitudine; una persona che nei testi buddhisti è conosciuta come il ‘benefattore’.

Passate alcuni minuti in contemplazione della bontà che avete dentro o della validità del vostro desiderio di essere felici, poi ripetete gentilmente le frasi di metta che avete scelto*, offrendo amicizia a voi stessi. Dopo una decina di minuti, provate a richiamare alla mente qualcuno per cui avete grande rispetto o gratitudine: questa persona nei testi buddhisti è conosciuta come il benefattore. Tradizionalmente si insegna che, se il benefattore scelto è ancora vivo, ciò accrescerà la vostra concentrazione. Si raccomanda anche di non scegliere una persona per cui si prova desiderio sessuale, poiché in questa fase è importante distinguere il sentimento di metta dal desiderio.

Richiamate alla mente questa persona, visualizzandola o ripetendo tra voi il suo nome. Ricordate i diversi modi in cui vi ha aiutato o ha collaborato con voi o con il mondo e la bontà che ha dentro. Se sorgerà l’entusiasmo, concedetegli di darvi energia, ma se non dovesse sorgere, non cercatelo; contemplate semplicemente il benefattore e la sua bontà o il suo desiderio di essere felice. Poi dirigete le frasi di metta verso il benefattore e avvolgetelo nella gentilezza amorevole. Sorga o no un sentimento d’amore, potete rimanere sulle frasi, sul loro significato e sul pensiero del benefattore. La vostra scelta del benefattore può cambiare nel tempo e ciò non rappresenta un problema.

È meglio partire usando le stesse frasi che avete diretto verso voi stessi, per cominciare a rompere le barriere tra il sé e gli altri: “Come io voglio essere felice, anche tu vuoi esserlo. Possa tu essere felice”. Con il tempo, le frasi possono anche modificarsi per adattarsi a una persona particolare.

Pronunciamo le frasi come se tenessimo delicatamente in mano un oggetto fragile e prezioso: se lo teniamo troppo stretto, si potrebbe rompere; se siamo fiacchi o distratti, ci potrebbe cadere. Teniamo l’oggetto gentilmente, accuratamente, senza forza, ma facendo molta attenzione. Cerchiamo di entrare in rapporto con ciascuna frase, una per volta. Non c’è bisogno di preoccuparsi di cosa è successo o anticipare ciò che non è ancora avvenuto, nemmeno la frase successiva. Non sforzatevi di dar vita a un sentimento d’amore, ripetete semplicemente le frasi, piantando così i semi potenti del proposito, e abbiate fiducia che la natura farà il proprio corso.

 

* Esempi di frasi di metta consigliate dall’autrice sono:

“Possa io essere libero/a dal pericolo”,
“Possa io avere felicità mentale”,
“Possa io avere felicità fisica”,
“Possa io disporre dei beni indispensabili”

Da: Sharon Salzberg, L’arte rivoluzionaria della gioia, Astrolabio Ubaldini, 1995.

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Categorie di questo esercizio: Gentilezza amorevole | Gratitudine | Meditazione per principianti |
Temi di questo esercizio: metta |
Autore: Sharon Salzberg |
Immagine di copertina: Osvaldo Licini, Angelo ribelle su fondo azzurro, 1968
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