Il corpo non è un accessorio: perché nella meditazione viene prima della mente

corpo in meditazione

Sono cresciuto in una famiglia che metteva sempre la mente al primo posto. Quando si andava in gita, le visite culturali erano di gran lunga preferite a escursioni nella natura. Le attività fisiche erano considerate poco importanti, mentre si dava grande rilievo ai successi scolastici e alle attività più mentali.

Tutti, in realtà, viviamo immersi in una cultura che ha posto la mente su un piedistallo. Siamo convinti che pensare sia l’attività più nobile, che la razionalità sia la chiave per risolvere i problemi, che le soluzioni ai nostri disagi debbano arrivare da qualche parte nella testa. E anche quando iniziamo a meditare, spesso lo facciamo con l’idea – più o meno consapevole – che si tratti di una pratica mentale. Ma non è così. La meditazione parte dal corpo, è radicata nel corpo, e solo passando per il corpo possiamo accedere a quella presenza mentale che tanto cerchiamo.

Il corpo, primo protagonista della meditazione

Basta osservare le quattro posture fondamentali della meditazione – seduta, camminata, in piedi e sdraiata – per capire che il corpo non è un dettaglio. La posizione che assumiamo è già parte della pratica. Non esiste meditazione senza corpo. E non si tratta solo di “stare fermi”: si tratta di osservare con cura ciò che nel corpo accade, in ogni momento.

le 4 posizioni di meditazione

Il respiro è la prima ancora: è corporeo, è presente, è sempre lì. Quando ci concentriamo sul respiro, non stiamo facendo un esercizio mentale, ma un atto di attenzione incarnata. E in quel semplice gesto avviene qualcosa di straordinario: corpo e mente si riuniscono. Tornano a essere una cosa sola, dopo che per l’intera giornata (e forse per l’intera vita) sono andati ognuno per conto proprio.

Le emozioni si sentono, non si pensano

Un altro aspetto che rivela la centralità del corpo nella meditazione è la nostra dimensione emotiva. Le emozioni non sono idee. Sono esperienze che si manifestano nel corpo: un nodo alla gola, un peso sul petto, un calore improvviso, un tremore leggero.

Quando ci fermiamo a osservare con attenzione ciò che avviene nel corpo, possiamo accorgerci che qualcosa ci sta parlando. Le emozioni hanno bisogno di essere sentite, non analizzate.

La mindfulness ci insegna proprio questo: non fuggire da ciò che sentiamo, non giudicare, ma restare in ascolto. Ed è attraverso il corpo che possiamo farlo.

Su questo argomento, vi consiglio di partecipare al webinar gratuito su Mindfulness ed emozioni con Elisa Chiodarelli, che si terrà il prossimo 27 novembre. Elisa è autrice del libro “L’equilibrio nelle emozioni”, che fa parte della collana Mindfulness del Corriere della Sera.

Webinar con Elisa Chiodarelli su Mindfulness ed emozioni

Mente e corpo: una danza, non una gerarchia

Abbiamo imparato a considerare il corpo come uno strumento al servizio della mente, o al contrario a identificarci col corpo, come se fossimo solo carne, muscoli, aspetto fisico. Entrambe queste visioni sono parziali e ci allontanano dalla realtà.

La verità è che non esiste un “io” separato, né nella mente né nel corpo. Tutto ciò che sperimentiamo è frutto di flussi in costante cambiamento: sensazioni, emozioni, pensieri, percezioni. Tutto è interconnesso. E la meditazione ci aiuta a vedere questa interdipendenza, non con la teoria, ma con l’esperienza diretta.

Il corpo stesso, con la sua capacità di trasformarsi, invecchiare, ammalarsi, ci ricorda che non ne siamo i padroni. Non possiamo controllarlo, così come non possiamo controllare la vita. E questo è un grande insegnamento: ci mostra che non c’è nulla a cui aggrapparsi, e che la vera libertà nasce dalla capacità di lasciar andare.

Muoversi per calmarsi

Anche la scienza conferma ciò che la pratica ci mostra. La neuroscienziata Wendy Suzuki ha dimostrato con le sue ricerche che l’attività fisica ha un effetto diretto sul benessere mentale, in particolare nella gestione dello stress. Non solo ci aiuta a mantenere il corpo in salute, ma contribuisce ad aumentare la nostra capacità di concentrazione, a regolare le emozioni, a migliorare l’umore.

Camminare, ad esempio, è una pratica di meditazione molto potente. Ogni passo può diventare un atto di consapevolezza. E attraverso il movimento, possiamo non solo scaricare tensioni, ma anche ritrovare un contatto profondo con noi stessi.

Tornare a casa

Mettere il corpo al centro della meditazione significa tornare a casa. Smettere di inseguire pensieri, progetti, aspettative. Significa imparare a stare con ciò che c’è, così com’è. E scoprire che, in fondo, non c’è nulla da cambiare, solo qualcosa da accogliere.

Il corpo non mente. Non mente mai. E se impariamo ad ascoltarlo con cura, con gentilezza, può diventare il nostro più grande alleato nel cammino della consapevolezza.

Sull’impatto dell’attività fisica rispetto allo stress, proprio oggi ho pubblicato il video che segue. Ti consiglio di dargli un’occhiata.

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[La foto del corpo in meditazione è di ArtHouse Studio, Stati Uniti]

Paolo Subioli

Insegno meditazione e tramite il mio blog Zen in the City propongo un’interpretazione originale delle pratiche di consapevolezza legata agli stili di vita contemporanei.

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