Meditazione guidata dell’immobilismo

Foto di Noelle Grace

La meditazione dell’immobilismo è una pratica che consiste nel rimanere completamente immobili per un certo tempo, imparando così ad approcciarsi alla realtà in un modo completamente nuovo, rispetto a quello in cui un po’ tutti siamo abituati.

In questa meditazione ci proponiamo dunque di sperimentare cosa significa rimanere immobili. Lo stare fermi ha un enorme valore nella meditazione, perché ci consente di osservare la realtà così com’è, al di là delle nostre reazioni di attaccamento e avversione, oltre che delle nostre interpretazioni (bello e brutto, giusto e sbagliato, buono e cattivo, ecc.).

Nella pratica qualcuno fa una distinzione tra mente operativa e mente contemplativa, per definire i due modi diversi che adottiamo di atteggiarci verso la realtà, i quali spesso convivono.

La mente operativa è quella parte di noi che vorrebbe sempre intervenire per cambiare le cose, che reagisce a tutti gli stimoli che vengono dall’esterno, ed è il modo abituale che abbiamo di atteggiarci nei confronti dei fenomeni che ci si presentano innanzi.

La mente e contemplativa invece è quel tipo di atteggiamento che abbiamo quando riusciamo a contemplare, cioè a osservare in maniera aperta i fenomeni, senza voler intervenire. Per esempio è quello che ci capita quando ci troviamo al mare e una sera vediamo un bel tramonto. Rimaniamo a osservarlo ammirati, senza voler intervenire, perché il tramonto è un fenomeno rispetto al quale sappiamo di non avere di certo la minima influenza. E così ce lo godiamo e basta, con un atteggiamento di apertura e di contemplazione di quello che c’è così com’è. Poi in realtà capita spesso, anche in questo caso, di intervenire con una mente super-operativa, perché quel bel tramonto magari vogliamo fotografarlo col telefonino. E così, quando anche ce ne potremmo stare fermi, cerchiamo di fare qualcosa. In questo caso qualcosa per portarci a casa un pezzetto di quella esperienza.

Ma è solo osservando senza voler intervenire o interpretare, che possiamo sperimentare direttamente la realtà. Perciò imparare a rimanere immobili per un certo tempo è qualcosa che ci può aiutare a esercitare proprio questa parte di noi che viene definito quale mente contemplativa.

Uno degli esempi più efficaci è quello del prurito. Sono seduto a meditare e insorge una sensazione di prurito. Lascio fare e mi rendo conto che tale sensazione aumenta, diventa dolore e sembra essere insopportabile. Se mi gratto finisce tutto. Ma se non lo faccio, se rimango immobile a osservare, posso capire un sacco di cose. Innanzi tutto sull’impermanenza dei fenomeni, perché dovrò constatare che il prurito presto svanisce. Ma anche sul mio modo di reagire. Potrò ad esempio vedere se la mia mente comincerà subito a imbastire delle storie, tipo “mannaggia, proprio il prurito ci voleva, ora!”, se il mio spirito interventista mi spingerà a agire per far cessare il fenomeno, o al contrario se la mia mente si manterrà quieta, sapendo che il fenomeno svanirà da solo. È un esercizio che consiglio caldamente. È apparentemente masochista, ma in realtà molto adatto a chi si vuole bene.

Anche nei confronti dei suoni ci sono modi molto diversi di reagire, guidati dalla mente operativa o da quella contemplativa. Nel primo caso cercherò di dare una spiegazione al suono (è una motocicletta che passa, è lo scarico del gabinetto del vicino, ecc.) e facilmente insorgeranno pensieri avversivi (ma perché se ne vanno in giro con queste moto così moleste, proprio adesso il vicino doveva andare al cesso, ecc). Nel secondo caso, non appena si manifesta la sensazione sonora, ne prenderò atto come di qualcosa che sta avvenendo (c’è un suono), a seguito di una serie di cause e condizioni, ma senza farmi domande su queste ultime.

Scarica il testo da stampare:

Meditazione dell’immobilismo (pdf)

Scarica il file audio:

Meditazione dell’immobilismo (mp3)

Per approfondire:

mente operativa

mente contemplativa

prurito

suoni

come meditare

[La foto è di Noelle Grace]

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