Le 4 nobili verità del buddhismo applicate alla trasformazione digitale

buddha smileLe 4 nobili verità costituiscono uno dei pilastri dell’insegnamento del Buddha e in questo articolo spiegherò come esse possano essere utilizzate per interpretare la “trasformazione digitale”. Con tale termine si usa indicare il passaggio a prassi di comportamento dominate dalle tecnologie digitali, specie all’interno delle organizzazioni. La trasformazione digitale è un fenomeno che tutti consideriamo inevitabile ed è una bella cosa, perché porta nuove opportunità per tutti, ma anche tanta sofferenza in più. Dunque la psicologia buddhista può essere utile, poiché essa ha come campo d’interesse proprio la sofferenza e la fine della sofferenza.

Cosa sono le 4 nobili verità

Cominciamo innanzi tutto a vedere in estrema sintesi, ma chiaramente, quali sono e cosa insegnano le 4 nobili verità. Va premesso che esse fanno riferimento a un termine dell’antica lingua pali, “dukkha”, che viene comunemente tradotto come “sofferenza”, anche se ha un significato più ampio e secondo alcuni viene reso meglio da termini come “disagio” o “inquietudine”. Qui per semplicità usiamo “sofferenza”.

4 nobili verità

  1. La prima nobile verità è quella della sofferenza. Essa è insita nella nostra stessa esistenza e ed è dovuta alla nascita (in quanto presupposto delle future sofferenze), alla vecchiaia, alla malattia, alla morte, al doverci separare dalle persone e dalle cose che amiamo, al non poter ottenere ciò che vogliamo e al dover subire ciò che non vogliamo. Così è la vita, insomma.
  2. La seconda nobile verità è quella dell’origine della sofferenza. Tale origine non è fuori, ma dentro di noi. Soffriamo a causa della brama e della nostra ignoranza, dove per ignoranza s’intende l’illudersi di essere costituiti da un “sé” separato e non rendersi conto che tutto è impermanente.
  3. La terza nobile verità è quella della cessazione della sofferenza. Questa è la buona novella del buddhismo, il quale ci dice che c’è un via d’uscita. Tale verità esprime il concetto di speranza secondo il buddhismo: non speranza che le cose vadano diversamente da come sono, ma speranza di riuscire a vedere le cose diversamente.
  4. La quarta nobile verità è quella del sentiero che conduce alla cessazione della sofferenza. Qui il Buddha spiega cosa possiamo fare se vogliamo liberarci dalla sofferenza: seguire il “nobile ottuplice sentiero”, ovvero il percorso di pratica da lui ideato, che è articolato in tre sezioni e otto elementi: saggezza (che comprende retta comprensione e retta aspirazione); moralità (retta parola, retta azione e retti mezzi di sostentamento); concentrazione (retto sforzo, retta consapevolezza e retta concentrazione).

Le quattro nobili verità sono state enunciate dal Buddha subito dopo aver raggiunto l’illuminazione e dunque sono considerate centrali nel suo insegnamento.

Le 4 opinabili verità della trasformazione digitale

Dopo aver parlato do cose serie, passiamo al mio punto di vista, che in quanto tale è molto opinabile, tanto più che tratta di una materia in continua e velocissima trasformazione. Insomma, il modo in cui vediamo oggi le cose, immersi al loro interno come siamo, è sicuramente parziale e soggetto a errori. Io studio le evoluzioni di internet dai primi anni ’90 e a quei tempi prevedevamo cose che non si sono mai avverate. Immagino che ora non siamo diventati più lungimiranti, ma è comunque importante ragionarci bene sopra, perché la continua esposizione al digitale sta provocando già molta sofferenza.

Le 4 nobili verità enunciate dal Buddha appaiono oggi molto “moderne”, perché somigliano al metodo scientifico, oltre a quello usato dai medici per curarci (sintomi/diagnosi/prognosi/prescrizione). Dunque costituiscono uno schema che possiamo provare ad applicare nell’analisi della realtà presente. Ad esempio in questo modo:

4 nobilità verità della trasformazione digitale

  1. La prima opinabile verità è che ci sono degli inconvenienti. Avere sempre a disposizione Google e Wikipedia è stupendo, ma un numero sempre maggiore di studi sta dimostrando come le nostre facoltà mentali siano in rapido declino. Non riusciamo più a elaborare pensieri articolati e profondi, siamo pieni di pregiudizi, non ci ricordiamo nulla, non riusciamo ad esprimere le nostre emozioni e capire le emozioni altrui, e questo è solo l’inizio.
  2. La seconda opinabile verità è che ci conviene cercare di capire cosa succede. I cambiamenti sopra accennati stanno avvenendo a una velocità impressionante, se si considera che il primo smartphone è apparso nei negozi solo nel 2007. Vogliamo davvero essere persone prive di empatia, che non riescono a trattenere nulla e che prendono le decisioni sulla base di impulsi primordiali? È questo che desideriamo per le future generazioni? La comprensione è alla base di tutto, come diceva il Buddha, e anche in questo caso conviene conoscere i meccanismi (psicologici, economici, sociali) che ci rendono così dipendenti da quei cosi piatti che portiamo sempre con noi.
  3. La terza opinabile verità è che non è ancora troppo tardi. Da persona vissuta a cavallo tra i due secoli, posso dire di aver visto qualcosa di molto diverso. Non necessariamente migliore, ma diverso. Questo mi rende consapevole del fatto che potenzialmente siamo persone in grado di conservare le nostre facoltà intellettuali, empatiche ed emotive più preziose, avvalendoci al tempo stesso di dispositivi sofisticati. L’uomo si è sempre avvalso di oggetti esterni per estendere la propria mente e questi sono solo gli ennesimi. Ad ogni modo, finché siamo all’interno di questa generazione, sicuramente è possibile fare molto per intraprendere una rotta sana. E ciò sia a livello individuale che collettivo. Ciascuno dei due dipende dall’altro.
  4. La terza opinabile verità è la Digital Mindfulness. Non ridete, per favore. È un termine che ho coniato per indicare le possibilità di applicazione della Mindfulness agli aspetti potenzialmente più deleteri del nostro rapporto con i dispositivi e i servizi digitali. La Mindfulness è una sorta di semplificazione del buddhismo, per renderlo più accettabile nel nostro mondo ormai dominato dalla secolarizzazione. Una semplificazione che forse non consente di diventare degli illuminati, ma può essere molto utile ad affrontare le sfide della vita in modo consapevole. La capacità di tornare in ogni momento al qui e ora e riprendere contato col proprio corpo, ad esempio, può rivelarsi assai preziosa. Per scimmiottare (amorevolmente) il Buddha, anch’io propongo un sentiero in otto passi. È un giochetto, ma credo che il principio di fondo possa essere utile a tutti.

Gli otto passi della Digital Mindfulness

Problema Soluzione
1

Distrazione: sembra ormai la condizione naturale della nostra mente, anche quando abbiamo un compito preciso da svolgere.

La soluzione è Assumersi la responsabilità della nostra distrazione, che non è dei dispositivi tecnologici, meri strumenti al nostro servizio.

2

Disincarnazione: quando siamo completamente immersi in un’attività online è come se ci privassimo del nostro corpo.

Tornare al corpo più spesso possibile ci consente di riprendere contatto con ciò che ha un vero valore.

3

Iperattivismo: è la tendenza compulsiva a fare più cose possibile, incoraggiata dai media digitali.

Fermarsi ogni tanto rende la mente quieta e consente di vedere le cose per quello che sono.

4

Ipernutrizione: il nostro nutrimento mentale è oggi sovrabbondante e incontrollato, per via dei media digitali.

Nutrirsi consapevolmente, scegliendo con cura ciò con cui entriamo in contatto online, rende la mente più sana e felice.

5

Virtualizzazione: è la realizzazione di un’immagine virtuale della realtà, con il nostro contributo, a cui finiamo per attaccarci troppo.

Essere consapevoli della doppia realtà nella quale ci muoviamo ogni giorno ci può consentire di vivere in modo onesto e non alienato.

6

Precarietà: amplificata dai media digitali, è ormai una condizione psicologica abituale, ma fonte primaria di ansia e di insonnia.

Accettare il cambiamento, che è una componente costitutiva della nostra stessa esistenza, può aiutarci ad alleggerire la mente e dormire meglio.

7

Soluzionismo: è la tendenza a credere che la tecnologia risolva qualsiasi problema e ad attribuirle perfino poteri soprannaturali.

Sentirsi umani è la forma di consapevolezza da mantenere sempre viva, in quella partnership coi media digitali che è la nostra mente estesa.

8

Nudità: è la condizione in cui ci troviamo quanto internet rompe le barriere della nostra intimità, privandoci di ogni protezione.

Dimorare in rete è la condizione in cui ci troviamo quando internet diventa un luogo sicuro per noi, perché impariamo a starci consapevolmente.

Per approfondire:

Il libro che parla della Digital Mindfulness:

Ama il tuo smartphone come te stesso. Essere più felici al tempo dei social grazie alla digital mindfulness

Paolo Subioli - Ama il tuo smartphone come te stesso
Publisher:
N. pagine: 196
Smartphone, tablet e pc non sono più meri strumenti al nostro servizio, ma vere e proprie estensioni dei nostri corpi e delle nostre menti.  Essendo parte di noi stessi, devono diventare elementi di crescita. Attraverso il percorso della Digital Mindfulness viene affrontato il tema della consapevolezza del rapporto con i media digitali, proponendo piccole pratiche quotidiane, spazi di riflessione, momenti di riequilibrio per migliorare la nostra vita e quella degli altri.

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