
- La morte come assassina – Ci ricerca come un assassino fa con la sua vittima – inizia a muoversi verso di noi appena nasciamo, e quando ci raggiunge, ci uccide.
- La morte come la rovina del successo – Nessun possesso è eterno; ogni grandezza e successo, prima o poi, finiscono in rovina. La salute finisce in malattia, la giovinezza in vecchiaia, la vita nella morte.
- Paragonare se stessi agli altri – Sin dall’inizio dei tempi tutti gli uomini sono stati soggetti alla morte, anche il più potente, il più forte, il più saggio, il più santo. Nessuno è stato risparmiato. Neanche lo stesso Buddha – “che era uguale a quelli senza uguale, senza doppio, compiuto, completo e completamente illuminato – anche egli venne estinto improvvisamente dalla pioggia della morte, come quando un grande fuoco è spento da una pioggia torrenziale d’acqua”. La morte verrà da me proprio come ha fatto con tutti gli esseri.
È questo il tema familiare della danza della morte, rappresentato sia nella pittura che nella poesia medievale europea come il sinistro mietitore che miete imparzialmente re e mendicanti, guerrieri e monaci, ricchi e poveri, giovani e vecchi. - La contemplazione della diversa composizione del corpo – Si deve comprendere con chiarezza che il corpo è una’ comunità composta da innumerevoli cellule viventi che costantemente muoiono e vengono reintegrate, e che è uno spazio condiviso dai diversi batteri, microbi e altri microrganismi che vivono e muoiono dentro di esso; l’organismo è anche costantemente esposto ad attacchi interni ed esterni come malattie, incidenti ecc., e questa comunità comunque alla fine si disgregherà.
- La fragilità della vita – Considerate che non solo il benessere, ma anche la reale esistenza del nostro organismo dipende solo da pochi fattori: l’aria per respirare, il cibo, la temperatura ambientale, il delicato equilibrio degli elementi che compongono l’organismo. Quando uno di questi è disturbato o manca (in alcuni casi, come per l’aria, anche solo per brevissimo tempo) sopravviene la morte.
- L’imprevedibilità della morte – Ricordate che non è prevedibile nulla per quanto concerne la morte. Non si sa quando o come avverrà, né dove il proprio giacerà, né dove si rinascerà in una futura esistenza. L’unica cosa certa al di là di ogni dubbio è che la morte avverrà.
- La brevità della vita – Chi vive molto può vivere cento anni, ma si può morire prima di finire di leggere questa pagina. La morte è proprio dietro l’angolo. Quindi si deve vivere ogni momento come se fosse l’ultimo, con piena consapevolezza.
- La fugacità del momento – Se ci pensate attentamente, comprenderete che, propriamente parlando, l’esperienza reale del vero vivere appertiene soltanto al momento presente, all”‘ora”. Ogni altra cosa è già passata (anche se c’era soltanto un momento fa) e appartiene così al regno della memoria, o deve ancora avvenire e appartiene al regno futuro dell’aspettativa, dell’anticipazione, della speranza o della paura ecc. Ma la successione degli “ora” è infinitamente rapida: il tempo durante il quale avete letto la parola “ora” è già passato – e così il “voi” che lo legge. Il futuro “ora” è un altro momento, con un altro lettore. Il momento presente è un lampo, un istante infinitesimo, questione di microsecondi. Il Visuddhi Magga dice:
Proprio come la ruota di un carro, quando gira, gira su un punto del suo cerchio [ovvero in ogni momento tocca il terreno solo con un punto della sua circonferenza] e, quando è ferma, è ferma solo su un punto, così anche la vita degli esseri viventi dura solo un singolo attimo conscio.
Ciò che chiamiamo “vita” è la successione rapida e ininterrotta di tali momenti, ognuno dei quali ha il suo carattere distintivo e (anche se solo in modo infinitesimale) diverso dal precedente e dal seguente. Ogni momento della “vita” è una rinascita che segue la morte del momento precedente.
Da: Amadeo Solé Leris, “La meditazione buddhista“, Mondadori, 1994.
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