
Gli animali diventano “referenti assenti” nel contesto della macellazione e del consumo di carne, attraverso linguaggio, cultura e metafore, che ne cancellano la presenza. Ciò rende accettabile il consumo di carne.
Attraverso la macellazione gli animali diventano referenti assenti. Animali in carne e ossa vengono resi assenti “come animali” perché la carne esista. Le vite degli animali precedono e rendono possibile l’esistenza della carne. Se gli animali sono vivi non possono essere carne, di conseguenza un corpo morto sostituisce l’animale vivente. Senza gli animali l’alimentazione carnea non sarebbe possibile, ma essi sono assenti nell’atto di mangiare carne in quanto sono stati trasformati in cibo.
Gli animali vengono resi assenti attraverso il linguaggio che rinomina i loro corpi morti prima che il consumatore se ne alimenti. La nostra cultura mistifica il termine “carne” con il linguaggio gastronomico, così che a essere evocati non sono animali uccisi e macellati bensì l’arte culinaria. Il linguaggio contribuisce dunque ulteriormente alla scomparsa degli animali. Mentre il significato culturale della carne e del mangiare carne si modifica storicamente, una parte essenziale del significato di carne non muta: non si può mangiare carne senza la morte dell’animale. Gli animali vivi sono quindi i referenti assenti del concetto di carne. L’assenza del referente ci consente di dimenticarci dell’animale in quanto entità autonoma nonché di astenerci da ogni sforzo di rendere gli animali presenti.
Ci sono tre modi attraverso cui gli animali diventano referenti assenti.
- Uno è letterale: come ho già detto, nell’alimentazione carnea essi sono letteralmente assenti in quanto morti.
- Un altro è definizionale: quando mangiamo animali cambiamo il modo di parlarne; per esempio, non parliamo di cuccioli, ma di vitello e di agnello.
- Il terzo modo è metaforico: gli animali diventano metafore per descrivere esperienze umane; nel senso metaforico il significato del referente assente deriva dalla sua applicazione o dal suo far riferimento a qualcos’altro.
Quando il referente assente diventa metafora, il suo significato assume una funzione più “elevata” o immaginaria rispetto a ciò che merita o rivela la sua stessa esistenza. Un esempio è quando le donne vittime di stupro o di violenze affermano: «Mi sono sentita come un pezzo di carne»; in questo caso il significato di carne non è quello letterale, ma si riferisce a come si sente una donna vittima della violenza maschile. Che la carne funga da referente assente è evidente quando analizziamo il senso della metafora: una persona non può realmente sentirsi come un pezzo di carne. Teresa de Lauretis, in “Alice Doesn’t: Feminism, Semiotics, Cinema“, asserisce: «Nessuno può realmente vedere se stesso come un oggetto inerte o un corpo morto», e nessuno può veramente sentirsi come un pezzo di carne perché la carne, per definizione, è qualcosa che è stato privato in modo violento di ogni emozione. L’uso dell’espressione “sentirsi come un pezzo di carne” funziona all’interno di un sistema metaforico del linguaggio.
Gli animali sono diventati referenti assenti, il loro destino è stato trasformato in una metafora per l’esistenza o il destino di qualcun altro. Metaforicamente, il referente assente può essere qualsiasi cosa il cui significato originale sia stato da una parte svalutato e dall’altra incluso in una differente gerarchia di significati, in questo caso in una gerarchia antropocentrica. Specificamente nel caso di donne vittime di stupro o di violenze, l’esperienza di morte degli animali serve a illustrare l’esperienza di una donna da viva.
Il referente assente c’è e non c’è: c’è grazie all’inferenza, ma il suo significato riflette ciò a cui si riferisce proprio perché l’esperienza originaria e letterale da cui deriva è assente. Ci rifiutiamo di concedere al referente assente la sua stessa esistenza.
Da: Carol J. Adams. “Carne da macello. La politica sessuale della carne. Una teoria critica femminista vegetariana“, Vanda Edizioni, 2020.

Carol J. Adams è una scrittrice e attivista statunitense nota per il suo lavoro nel campo del femminismo, dei diritti animali e della teoria critica del vegetarismo. Il suo libro più famoso, “The Sexual Politics of Meat” (1990), esplora le connessioni tra l’oppressione delle donne e lo sfruttamento degli animali, esaminando il modo in cui il linguaggio e la cultura contribuiscono a rendere invisibili queste oppressioni. In Italia è stato pubblicato con il titolo “Carne da macello. La politica sessuale della carne. Una teoria critica femminista vegetariana“. Adams è un’importante figura nell’eco-femminismo, con una prospettiva che interseca giustizia sociale e alimentazione etica.
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