Frank Ostaseski – La terza via tra esprimere e reprimere le emozioni

reprimere le emozioni

Tra esprimere e reprimere le emozioni esiste una terza possibilità, secondo Frank Ostaseski. Una risposta più equilibrata e creativa è quella di contenere le emozioni, per accettare la realtà della loro presenza.

Essere uomini è un compito difficile e meraviglioso.

Risvegliarsi non è facile. L’autentica pratica spirituale non consiste nell’ottenere elevati e alterati stati di coscienza, nel trascendere il corpo, nell’eludere le emozioni più dolorose o nel guarire tutto ciò che in noi resta irrisolto. Si tratta di un’esperienza più fondamentale, più reale e più vitale, che ci aiuta a entrare nella parte più profonda ed essenziale del nostro essere. Otteniamo la guarigione quando introduciamo la consapevolezza negli spazi interiori irrigiditi dalle abitudini ad afferrare, a resistere e a evitare.

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La meditazione di consapevolezza è un metodo per decondizionarci. In effetti, coltiva una compassionevole e sveglia presenza mentale che sblocca il cuore, in modo che le cose siano libere di presentarsi così come sono. Accogliamo l’oscurità, la densità, le difficoltà. Diventiamo più intimi con le sofferenze e con gli ostacoli, con le gioie e con le bellezze, sposando la nostra piena umanità e scoprendo un’interezza sempre più vasta e più profonda.

Talvolta ciò che si trova in qualche altro posto sembra più prezioso di ciò che è proprio qui. Ma, per essere ciò che siamo, dobbiamo accettarci là dove siamo.

La capacità di vedere i nostri drammi interiori senza perderci in giudizi e in reazioni è essenziale per la crescita spirituale. Quando cerchiamo di scacciare le emozioni penose, insieme con le sensazioni e gli stati d’animo che le accompagnano, in realtà le tratteniamo. Quando le chiudiamo dentro di noi, non diamo loro lo spazio di cui hanno bisogno per spiegarsi e rivelarsi, per mostrarci cosa hanno da insegnarci.

La resistenza non aiuta il nostro lavoro interiore. A.H. Almaas, ne “La pratica della presenza“, riassume benissimo il concetto:

Quando resistete, in realtà resistete a voi stessi. È una specie di autoresistenza. Invece di essere con voi stessi, state resistendo all’essere con voi stessi. Invece di essere voi stessi, state resistendo a essere voi stessi … La resistenza implica una qualche forma di divisione. Segnala che non riconosciamo che ciò che sta emergendo è una manifestazione della nostra stessa coscienza, della nostra stessa consapevolezza. Per esempio, quando in noi nascono l’odio o la paura, è la nostra anima, la nostra consapevolezza che assume quella forma per ragioni che forse non comprendiamo ancora. Se siamo capaci di accettare la paura o l’odio, di abbracciarli, di sentirli pienamente nella loro totalità – in tutta la loro consistenza, nella loro evidenza e nella loro tonalità diamo loro lo spazio per essere se stessi.

Esprimere e reprimere le emozioni

Con le emozioni difficili, generalmente pensiamo di aver due opzioni: reprimerle o esprimerle.

Le reprimiamo quando sembrano minacciose, sconvolgenti o in qualche modo inappropriate. La repressione può essere un metodo per difendersi, come quando ci rendiamo conto di un sentimento o di un’esperienza sgradevoli e poi li spingiamo sotto la superficie della coscienza. Talvolta la repressione è così potente che blocca completamente un’esperienza e le impedisce di emergere alla luce del sole.

Quando reprimiamo un’esperienza, essa non scompare. Rimane sotto la superficie, incapsulata nella forma originale, con tutta la sua energia. Quando seppelliamo i sentimenti o li eludiamo, la loro forza non è più disponibile, Non possiamo comprenderli, non possiamo usarli in modo costruttivo. L’ira repressa può facilmente trasformarsi in depressione, risentimento o paura. La repressione genera reattività mentale e distorce le percezioni; genera ciò che nel buddhismo si chiama mente papanca, ossia una proliferazione di pensieri e di reazioni. Noi riviviamo il dramma così come lo abbiamo scritto, pianifichiamo la risposta e assumiamo comportamenti compulsivi e meccanici. Sul piano fisico, la repressione può provocare sintomi come tensione, stordimento e mancanza di vitalità, e può anche essere un fattore scatenante di gravi malattie.

L’espressione, invece, può essere positiva e salutare. Raccontare le nostre storie è spesso un modo per scoprire il valore e il significato di una particolare esperienza. Se, per esempio, esprimiamo dolore per la morte di nostra madre attraverso il pianto, questa manifestazione può aiutarci a elaborare la perdita. D’altra parte, spesso, la reattività emotiva fa sì che la nostra risposta sia sproporzionata allo stimolo. I sentimenti inconsci o irrisolti possono innescare e scatenare una reazione emotiva che ci travolge. Allora ce la prendiamo con gli altri: diamo un calcio al gatto, ci arrabbiamo perché siamo imbottigliati nel traffico oppure cerchiamo di sostituire questi sentimenti spiacevoli, tutti presi dal desiderio di liberarcene.

Esiste una terza opzione: contenere l’emozione. Questa è una risposta più equilibrata e creativa. Tratteniamo con cura le emozioni e i relativi contenuti. Accettiamo la realtà della loro presenza, indipendentemente dal fatto che ci piacciano o meno. Esaminiamole con rispettoso interesse e con curiosità. Per esempio, possiamo esplorare la tensione nel petto, percepire la pesantezza delle braccia o sentire un certo desiderio, senza costruirci sopra una storia. E ricordiamoci di tener fermamente presenti esperienze e prospettive apparentemente differenti.

Grazie all’equanimità, possiamo regolare, riflettere e ridimensionare. Respirando, percependo e portando la consapevolezza nell’esperienza fisica, stabilizziamo l’attenzione e permettiamo al corpo di diventare un contenitore sicuro, capace di incorporare e regolare le emozioni. Allora possiamo riflettere sulle possibili conseguenze dell’esprimere o del reprimere le emozioni, e sull’impatto che possono avere su di noi o sugli altri. Possiamo riconsiderare la reazione automatica negativa e perfino reinterpretare la nostra percezione degli eventi, in modo da scoprire un nuovo significato che ci aiuti a rapportarci costruttivamente alle emozioni. Capiamo che abbiamo la possibilità di indirizzarle in una direzione salutare o almeno di essere pazienti e gentili con le nostre reazioni.

Da: Frank Ostaseski, “Cinque inviti. Come la morte può insegnarci a vivere pienamente“, Mondadori, 2020.

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[La foto su reprimere le emozioni è di Pixabay]

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