Vimala Thakar- Per meditare bisogna essere rilassati e non avere spettative

aspettative nella meditazione

Se in meditazione non c’è attesa né l’ansia dell’aspettativa, l’ego può lasciarsi andare alla non azione e togliere spazio alla propria tendenza all’acquisizione, a voler conoscere e sperimentare di continuo.

Se diciamo a noi stessi: “Mi metterò seduto in silenzio, non si deve muovere nessun pensiero, e voglio vedere cosa riesco a ricavarne”, la tensione dell’aspettativa, l’attività di stare ad aspettare che accada qualcosa, ci stancherà nel giro di mezz’ora, perché la tensione dell’aspettativa è più stressante della stessa attività del pensiero. Sono in attesa; mi piace immaginare che una certa cosa accaduta a Ramakrishna Parahamsa, a Confucio, a Lao Tse o a Krishnamurti accadrà anche a me. Perciò c’è la tensione dell’aspettativa. Avrete sperimentato la tensione dell’attesa, per esempio all’aeroporto o alla stazione. Forse avete dovuto aspettare solo per cinque minuti, ma quei cinque minuti sembrano mezz’ora, perché l’intensità e l’ansia dell’attesa creano di per sé tensione. Vi prego, cercate di capire.

Se, quando ci sediamo tranquillamente, stiamo aspettando che ci accada qualcosa, stiamo aspettando il noto, il noto degli induisti, dei musulmani, dei cristiani, dei buddhisti, qualcosa di noto da proiettare. Allora ci sarà il movimento del noto nel noto e non ci sarà esplorazione, non ci sarà nulla di nuovo.

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Perciò ci si rilassa, senza attese e senza aspettative, perché il me può sopravvivere e perpetuarsi attraverso quell’aspettativa, quell’attesa; il me non vuole sedersi tranquillo, e quindi imbroglia.

Quando non c’è attesa e non c’è l’ansia dell’aspettativa, quando tutta la pressione e la tensione accumulate sui nervi e sull’intero sistema chimico si sono dissolte, vedrete lo splendore di quel rilassamento. Questa è la sola cosa che potete fare, che può fare il me, l’ego. L’ego può lasciarsi andare alla non azione; non c’è più spazio per la sua tendenza all’acquisizione, per conoscere e sperimentare ancora. L’unica cosa che il me può fare è lasciarsi andare alla non azione.

Il rilassamento è un fatto fisico, una realtà psicofisica, è un evento grandioso, se lo lasciamo accadere nella nostra vita. Con la fine del movimento del pensiero uscite dalla frammentazione, uscite da quella vostra personalità raffazzonata in cui avete cercato di creare un’identità integrata cucendo insieme ambizioni, emozioni, sogni, desideri con l’ago e il filo delle filosofie e delle teorie; uno sforzo patetico. Siete fuori da tutto quell’armamentario di frammenti imposto al vostro essere, fuori dalla prigione del pensiero che ha per pareti il tempo, i concetti e i simboli che vi circondano e che avevano tenuto aperte solo le finestre, mentre voi ci eravate chiusi dentro.

Per la prima volta la persona torna alla pienezza della vita, fuori dalla frammentazione, fuori dalla divisione, fuori dalla morsa dei concetti e delle idee; quello è il primo contatto con la libertà totale, con l’aspetto incondizionato della propria vita, è il primo contatto con l’integrità della vita.

Da: Vimala Thakar, “Il mistero del silenzio“, Astrolabio Ubaldini, 1988.

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[La foto sulle aspettative nella meditazione è di Mikhail Nilov, Stati Uniti]

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[La foto su migliorare la relazione di coppia è di Andre Furtado, Canada]

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