Vimala Thakar – Cosa succede se mi metto a osservare la mia stessa mente

osservare la mente

Se riusciamo a osservare i movimenti della nostra mente con umiltà, secondo Vimala Thakar, cessano di esistere l’osservatore e l’osservato e riusciamo a giungere a una forma più elevata di consapevolezza.

Quando sono sola, i pensieri dentro di me si muovono, le sensazioni si muovono, i ricordi emergono. Lasciamoli emergere, è la loro natura. Quando dico “Emerge un pensiero”, è la mente che si muove. La vedo muoversi. Vale a dire, la mente ora è divisa in due: una parte sta osservando, vedendo, e l’altra si sta manifestando.

Seduti davanti allo specchio, vedete la vostra immagine riflessa. Il riflesso ha una forma; vedete voi stessi, ma c’è quel riflesso nello specchio. Quando vi sedete in silenzio, e vedete il movimento della mente, voi state vedendo in quello il vostro riflesso, e non c’è da preoccuparsi o da indisporsi per quel movimento.

Mentre vedete il vostro riflesso nello specchio, vedete il riflesso del contenuto della mente; la struttura psicologica si muove e voi la vedete. Se non c’è l’ansia di cambiarlo, controllarlo, farlo sparire, spiegarlo, interpretarlo, se c’è l’umiltà di starlo semplicemente a guardare, quel movimento, essendo un movimento finito, cessa spontaneamente; senza che io gli faccia niente, cessa.

Pensate a quando vi sedete davanti a uno specchio a grandezza naturale; all’inizio guardate tutto: guardate il vostro corpo, i capelli, gli occhi, la forma della vostra figura, la piega dei vestiti, i piedi, guardate ogni dettaglio. Quando tutti i dettagli sono stati osservati e siete consapevoli dell’insieme, gli occhi vedono, e non guardate più niente. Il guardare termina, e c’è solo il vedere senza nessuno che vede. Non guardate più ogni singolo particolare; tutti i particolari sono stati osservati, c’è solo il vedere e la consapevolezza del vostro intero essere. C’è una consapevolezza del riflesso e di ciò che viene riflesso. Quando guardavate, voi guardavate il riflesso, vi occupavate del riflesso. Ma il guardare termina, e c’è solo il vedere e la consapevolezza che è il movimento di quella percezione. C’è un vedere gratuito, e nel momento in cui la percezione è libera da motivazioni c’è consapevolezza.

Perciò, quando sono in quella situazione e arriva il movimento – i pensieri, i ricordi, le esperienze – li osservo: l’osservatore e l’osservato. Quando i contenuti sono stati osservati in umiltà, l’osservare, il guardare, termina, così come cessano di esistere l’osservatore e l’osservato. Ciò che resta è un puro vedere, una percezione senza centro. Così si arriva alla consapevolezza, la consapevolezza dell’intero meccanismo della mente, del suo movimento, e alla consapevolezza di ciò che è libero dalla mente.

Da: Vimala Thakar, “Il mistero del silenzio“, Astrolabio Ubaldini, 1988.

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[La foto su osservare la mente è di Brian Geltner, Stati Uniti]
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