Ajahn Chah – Stai soffrendo molto, oggi?

Un giovane monaco, un occidentale, appena arrivato a uno dei monasteri della foresta di Ajahn Chah, chiese l permesso di rimanere a praticare.

“Spero che la sofferenza non ti spaventi” fu la prima risposta di Ajahn Chah. Colto un po’ alla sprovvista, il giovane aggiunse che non era venuto per soffrire, ma per apprendere la meditazione e vivere in pace nella foresta.

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Ajahn Chah spiegò: “Ci sono due tipi di sofferenza: quella che porta a ulteriore sofferenza, e quella che conduce alla fine della sofferenza. Se vuoi evitare di trovarti a faccia a faccia con il secondo tipo di sofferenza, continuerai sicuramente a provare il primo”.

Di solito il modo di insegnare di Ajahn Ciuffi è franco e diretto. Quando nei cortili del monastero incontra i monaci, spesso chiede: “Stai soffrendo molto, oggi?” Se uno risponde di sì, lui replica: “Bene, si vede che oggi hai molti attaccamenti”, e poi ne ride insieme al monaco.

Siete mai stati felici? Avete mai sofferto? Avete mai considerato quale di queste due cose ha valore davvero? Se la felicità fosse reale, allora non dovrebbe dissolversi, non è vero? Dovreste studiare questo punto per vedere cosa è reale, che cosa è autentico. Questo studio, questa meditazione, porta alla retta comprensione.

Da: Achaan Chah, I maestri della foresta. La pratica della meditazione di visione profonda, Astrolabio Ubaldini, 1989.

Per approfondire:

sofferenza

fine della sofferenza

felicità

letture di Ajahn Chah

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I maestri della foresta. La pratica della meditazione di visione profonda
Autore: Achaan Chah
Editore: Astrolabio Ubaldini
Data pubblicazione: 30 ottobre 1989
ISBN: 978-8834009734
In sintesi: Nelle foreste della Thailandia, della Birmania e del Laos, la Via del Buddha è ancora praticata con la semplicità e l'austerità originarie. Molti monaci hanno preferito ai templi di città, dediti allo studio dei testi sacri, i sentieri silenziosi della foresta e le umili abitazioni dove nulla disturba la meditazione. In questi spazi ancora vergini regna lo spirito della pratica, e i monaci hanno la possibilità di seguire i 'Mezzi di purificazione' raccomandati dal Buddha, i dhudanga da cui prende nome la loro tradizione. Si tratta di tredici regole che facilitano l'acquisizione di molte virtù: distacco, moderazione, frugalità, contentarsi di poco, energia. La fama di questi praticanti ha raccolto ben presto intorno a loro un folto numero di devoti laici e monaci, e così sono nati veri e propri monasteri e centri di meditazione. Achaan Chah è uno dei maestri più noti di questa tradizione e, grazie alla fondazione di un monastero in Inghilterra guidato da un suo discepolo occidentale, molti praticanti hanno trovato nella sua saggezza un valido aiuto. Ha il fascino di un uomo che ha dedicato tutta la vita a un solo supremo scopo: conoscere se stesso, interrogarsi incessantemente nonostante le incertezze, le sofferenze, i dubbi. Il suo insegnamento ha un carattere immediato e universale, una chiarezza e una gioia che rivelano una profonda pace mentale.

[La foto è di Inessa Akhmedova, Russia]
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