Chandra Livia Candiani – La meditazione è ecologia, arte di abitare il pianeta, la mente e il cuore

medtazione

Meditare non è solo acquietare, è raggiungere un campo base di quiete per poter guardare in profondità gli abissi, le pianure, le cime, le distese d’acqua, le rapide, i paesaggi interiori ed esteriori che vivere porta con sé. Come il mare: ha i suoi fondali e le sue onde, certe volte piatte, certe volte burrascose, ma tutto è mare, la quiete del fondale e l’energia delle onde.

Esiste anche dentro di noi la biodiversità, non solo ne facciamo parte. Onorare tutto quello che ci attraversa senza diventarne preda è per me meditare e non farsi cacciatori con il fucile puntato contro ogni pensiero per raggiungere una quiete che è solo sospensione delle turbolenze mentali ed emotive. Essere al mondo è un continuo impatto sensoriale, possiamo sospenderne la forza di tanto in tanto, ritirandoci, per meglio conoscere le condizioni del mare e quelle della navigazione, ma restare sempre ancorati nel porto non è conoscenza, solo rassicurazione e fuga.

La meditazione è ecologia, arte di abitare il pianeta, la mente e il cuore. Mi piace quindi chiamare “raccolta differenziata” la fase del cammino di meditazione in cui impariamo a guardare dentro il nostro corpo e la nostra mente-cuore senza sospetto né ostilità, con delicatezza e tenerezza. E con precisione. E saggio e utile saper distinguere nel campo aperto o nel cielo vasto della coscienza cosa ci sta attraversando: questa è una sensazione fisica, la accolgo e la assaporo; questo è un pensiero, lo percepisco, ne assaporo la scia che lascia, il suo com’è; questa è un’emozione, sento quali parole la accompagnano, quali sensazioni, sento la sua composizione, la assaporo. Le domande guida sono: «Dove sei? Dove ti sento?» e: «Come sei? Quale tonalità porti con te? » In questo sostare con il variare dei fenomeni, seguendoli, lasciandoli essere e poi svanire, si apre un grande spazio, si percepiscono i bordi luminosi e sfumati di ogni sta to mentale ed emotivo, la loro impersonalità.

Se accolgo ogni visitatore, lo differenzio  dagli altri, lo raccolgo perché ha in sé la sua specifica fertilità o possibilità di rinascita, di riciclo, allora nel flusso del qui e ora si apre l’infinito. Si tratta di sentire ogni fenomeno non come “mio”, ma come fenomeno e basta, come avventura rivelante uno sfondo di pace. Quello sfondo che accoglie e lievemente sorride, quello sfondo equanime sì è pace e non ha condizioni se non un costante accogliere, un’ospitalità assoluta che non trattiene.

Da: Chandra Livia Candiani, “Il silenzio è cosa viva. L’arte della meditazione“, Einaudi, 2018.

Per approfondire:

equanimità

accoglienza

letture di Chandra Livia Candiani

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Chandra Livia Candiani, “Il silenzio è cosa viva. L’arte della meditazione“, Einaudi, 2018.

Nel mondo di Chandra, dove la parola è anche immagine e poesia, meditare è anzitutto stare fermi; sedersi e seguire umilmente e con pazienza il respiro, accoglierlo in silenzio, conoscere ma senza pensare. Meditare è seguire i movimenti della nostra mente smettendo di affaccendarci in azioni, pensieri, preoccupazioni per il futuro, ricordi del passato. Meditare non è fare il vuoto intorno a noi. Anzi: è non separare i mondi, non dividere quel che consideriamo spirituale da quel che riteniamo ordinario. E i gesti quotidiani di cucinare, lavare i piatti, telefonare, pulire, leggere possono diventare forme di preghiera. È insomma stare dentro noi stessi, dentro tutto ciò che siamo in quel momento, consapevolmente. Spesso si pensa che la soluzione al dolore e all’ansia sia altrove, ma è nel dolore la soluzione del dolore (e nell’ansia la soluzione dell’ansia). Sentendolo, abitandolo, assaporandolo, non è più un estraneo, ma a poco a poco un ospite scomodo, irruente, tempestoso e infine un pezzo di noi.

[La foto è di Matteo Di Iorio da Unsplash]

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