Charlotte Joko Beck – Cosa significa “Sia fatta la Tua volontà”?

sia fatta la tua volontà

Molti avranno visto il servizio televisivo dedicato a Madre Teresa. Dicono che è una santa, ma dubito che tale definizione significhi qualcosa per lei. Ciò che mi ha più colpito è la sua capacità di occuparsi ogni volta del prossimo compito, totalmente assorbita nell’azione. È questo che dobbiamo imparare. La sua vita coincide con il suo lavoro, ogni dovere compiuto con tutto il cuore, attimo dopo attimo.

Noi, americani sofisticati, facciamo fatica a comprendere tale stile di vita: è molto difficile, ma è la nostra pratica. Sia fatta non la mia, ma la Tua volontà. Non c’è una spaccatura tra me e Te, ma c’è una diversità: la mia vita è una forma specifica apparsa nel tempo e nello spazio, mentre la Tua (la Tua volontà) non è tempo né spazio, ma il loro manifestarsi: il crescere di un’unghia, il lavoro di filtro del fegato, l’esplosione di una stella, il profondo dolore e la meraviglia dell’universo. Il Maestro.

Nella pratica religiosa, un problema comune è il tentativo prematuro di dire ‘sia fatta la Tua volontà’ senza comprendere prima che cosa implica. Prima di poter comprendere la Tua volontà devo incominciare a vedere la natura illusoria del mio desiderio; devo capire sempre meglio che la mia vita è un unico ‘io voglio, io voglio, ío voglio’. Che cosa voglio? Qualunque cosa, banale o ‘spirituale’, ma soprattutto voglio che tu sia come io vorrei.

Le difficoltà nascono dal fatto che, prima o poi, ciò che io voglio si scontra con ciò che vuoi tu. Ecco la sofferenza. L’esempio di Madre Teresa dimostra che, dove non c’è io voglio, c’è gioia; la gioia di fare ciò che va fatto senza alcun io di mezzo.

Un’altra lezione che ci dà è la differenza tra lavoro e vocazione. Possiamo essere medico, avvocato, studente o idraulico, senza che sia la nostra vocazione. Il dizionario ci dice che ‘vocazione’ viene dal latino vocare, chiamare. Tutti noi, lo sappiamo o no, siamo chiamati dal Vero Sé (la Tua volontà). Se qualcosa non si agitasse dentro di noi non saremmo in un centro zen. L’azione di Madre Teresa non sta tanto nel servizio dei poveri quanto nella risposta alla chiamata. Servire i poveri non è il suo lavoro, ma la sua vocazione. Insegnare non è il mio lavoro, è la mia vocazione. E lo stesso per voi.

Il nostro lavoro e la nostra vocazione sono la stessa cosa. Il matrimonio, ad esempio, comporta molti lavori diversi (guadagnarsi il pane, occuparsi dei figli e della casa, porsi al servizio del compagno e della comunità), ma la vocazione del matrimonio rimane il Maestro. È il modo in cui il nostro vero sé ci chiama. Quando abbiamo visto chi è il Maestro, il lavoro scorre agevole. Finché non l’abbiamo capito, il nostro lavoro è imperfetto, come lo sono i nostri rapporti e ogni situazione in cui ci troviamo.

In genere tiriamo allegramente avanti, nella maggior parte dei casi ciechi alla nostra vocazione. Come illuminare la cecità, come riconoscere la nostra vocazione, il nostro Maestro? Come capire il ‘Sia fatta la Tua volontà’?

Bisogna passare per due stadi della pratica (e oscillare tra i due). Primo: riconoscere onestamente che non ho nessuna voglia, nessun interesse, di fare la Tua volontà. Voglio fare ciò che voglio io, voglio avere ciò che voglio, voglio cose gradevoli: successo, piacere, salute. L’io voglio permea ogni cellula del nostro corpo, non riusciamo a concepire una vita diversa.

Poi, sedendo con pazienza nel corso degli anni, con tutta la consapevolezza che siamo in grado di nutrire, prende forma il secondo stadio: si sviluppa, nelle nostre stesse cellule, la comprensione di chi siamo davvero e, parallelamente, si indeboliscono le opinioni concettuali (la mia volontà). Alcuni amano considerare lo Zen come una cosa esoterica e a sé stante. Non è così. È una lenta discesa al livello cellulare che, anno dopo anno, ci insegna qualcosa. Alla fine, senza bisogno di argomentazioni filosofiche, incominciamo a conoscere il Maestro. L’io voglio e la Tua volontà diventano sempre più la stessa cosa.

Madre Teresa non mi fa pena, anzi: fa quello che le dà la più grande gioia. Mi fanno pena tutti quelli che vivono imprigionati nel sia fatta la mia volontà, in preda all’ansia e all’agitazione.

La vita ci presenta soltanto problemi, o anche opportunità? Solo imparando come praticare, e scegliendo di non sfuggire all’opportunità di sedere nella rabbia, nelle resistenze, nel dolore e nella frustrazione, vedremo l’altro aspetto della vita. L’altro aspetto è questo: sia fatta la Tua, non la mia volontà. Ecco la vita che vogliamo davvero. Come arrivarci? Attraverso una vita di pratica.

Da: Charlotte Joko Beck, “Zen quotidiano“, Astrolabio Ubaldini, 1991.

Zen quotidiano. Amore e lavoro

Charlotte Joko Beck, Zen quotidiano
N. pagine: 160
Uno dei capolavori dello zen americano, nel quale questa insegnante, che sa unire la tradizione secolare dell’Oriente con la psicologia contemporanea, ci spiega come la liberazione si possa ottenere proprio nella vita ordinaria di tutti i giorni.

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[La foto è di Volodymyr Hryshchenko, Ucraina]