Ezra Bayda – Che cos’è davvero la rabbia? Spesso è un modo per nascondere la paura

rabbia

Ecco una domanda interessante: perché continuiamo ad agire facendoci del male? La rabbia è l’esempio perfetto. Una mia studentessa, psicologa, mi ha raccontato quanto trovi frustrante lavorare con pazienti che sono sistematicamente arrabbiati. Anche se riconoscono i suoi buoni consigli per lavorare sulla rabbia, non vogliono metterli in pratica. Questo mi ricorda un verso di W. H. Auden, secondo il quale preferiamo andare in rovina piuttosto che cambiare. Il fatto è che, quando la esprimiamo, la rabbia non è solo rivolta all’esterno, ma risulta tossica anche per noi: rimanere attaccati alla rabbia è come mangiare cibo avariato. Probabilmente possiamo tutti riconoscere questa tendenza in noi, l’abitudine ad aggrapparci interiormente alla rabbia e a esprimerla esternamente, anche se sappiamo che ciò mina la nostra aspirazione a vivere in maniera più aperta e autentica.

Vivere mossi dalla rabbia si basa in parte sull’illusione di avere a disposizione un tempo infinito. Continuiamo a lasciare che la rabbia abbia il sopravvento perché ancora non comprendiamo veramente che la nostra vita è preziosa e limitata. Piuttosto, ci abbandoniamo ciecamente alla pretesa che la vita ci debba qualcosa. Anche quando capiamo che le nostre reazioni emotive di rabbia ci isolano e ci mantengono chiusi in noi stessi, ci aggrappiamo a questa emozione limitativa con una tenacia sconcertante.

Che cos’è davvero la rabbia? Quando la vita non ci dà quello che desideriamo, di solito reagiamo. Per esempio, ci sentiamo insoddisfatti quando le nostre aspettative o i nostri desideri non vengono soddisfatti. Ci aggrappiamo alla pretesa che la vita vada come desideriamo e, quando ciò non accade, la rabbia dice: “No! Voglio quello che voglio!” E questo non accade soltanto quando abbiamo uno scoppio d’ira. La rabbia può assumere la forma dell’irritazione quando il nostro computer comincia a funzionare male; la forma dell’impazienza quando facciamo la fila in un negozio; la forma della frustrazione se il nostro partito politico viene sconfitto; la forma dell’indignazione e dell’arroganza se qualcuno ci critica.

Tornando alla domanda, dato che con la nostra rabbia facciamo del male a noi stessi e agli altri, perché è così difficile smettere di esprimerla? In un certo senso la risposta è semplice: desideriamo essere arrabbiati, perché la piccola mente della rabbia non desidera altro che avere ragione. La sensazione di vitalità e di forza che si accompagna all’espressione della rabbia può essere molto inebriante.

Da un punto di vista evoluzionistico, coltivare la rabbia è ancora più plausibile. Un tempo le nostre rudimentali reazioni istintive avevano un obiettivo molto concreto: contribuire a difenderci dalle minacce fisiche per sopravvivere. Non dover affrontare oggi gli stessi pericoli dell’età della pietra non conta: il corpo e la mente non si sono ancora adeguati ai cambiamenti. Nonostante non abbia più le stesse funzioni, il sentimento della rabbia, potente e perfino ‘buono’, è ancora con noi. Questo è il dilemma della rabbia: anche se mina la nostra aspirazione a vivere in maniera più autentica, nel corpo viene rafforzata come un sentimento desiderabile.

Un altro meccanismo rafforza la rabbia in maniera altrettanto potente: ci può proteggere dal dolore e dalla paura che si trovano spesso appena sotto di essa. Per esempio, se qualcuno ci critica e ci sentiamo feriti, passiamo immediatamente all’arroganza e alle accuse per non dover provare la sensazione più vulnerabile di sentirci feriti. Ancora, la rabbia può assumere la forma della collera quando ci sentiamo impotenti, come quando il telecomando non funziona più o qualcuno ci impedisce di sorpassare sull’autostrada. La collera ci dà una falsa sensazione di potere e di controllo, eppure spesso è un modo per non avvertire la paura di cui non vogliamo fare esperienza.

Da: Ezra Bayda, La vita autentica. Saggezza zen per vivere liberi, Astrolabio Ubaldini, 2015.

Per approfondire:

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letture di Ezra Bayda

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Ezra Bayda, La vita autentica, Astrolabio Ubaldini, 2015.

A settant’anni, dopo una vita dedicata alla pratica, Bayda riassume in queste pagine i punti essenziali del suo insegnamento. Attingendo alle sue esperienze personali, a letture, film e aneddoti, individua le resistenze che ci impediscono di vivere veramente la vita così com’è. Le istruzioni di pratica sono scarne e di una semplicità disarmante, ma l’effetto è straordinario, giacché possono smantellare le strategie con cui ci illudiamo di manipolare la nostra esistenza. L’autore, sofferente da anni di una grave malattia del sistema immunitario, ci invita a vedere nelle difficoltà di cui è colma la vita il nostro sentiero, il maestro che ci indica come l’autocommiserazione, le lamentele, i giudizi e le paure che sovrapponiamo alle nostre esperienze, tutte le fantasie che nutriamo su come la vita dovrebbe essere, vadano a colorare ogni nostra azione impedendoci di vivere in modo autentico e libero.

 

 

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