Greta Thunberg – La nostra casa è in fiamme

greta thunberg la nostra casa è in fiamme

La nostra casa è in fiamme.

Sono qui per dirvi che la nostra casa è in fiamme.

Secondo il Gruppo intergovernativo sul cambiamento climatico, mancano meno di dodici anni al punto di non ritorno, al momento in cui non potremo più rimediare ai nostri errori.

Per allora, dovranno essere avvenuti cambiamenti senza precedenti in ogni aspetto della società, tra cui una riduzione delle emissioni di CO2 di almeno il 50 per cento.

E, ricordate, queste cifre non considerano il principio di equità, che è assolutamente necessario per far funzionare l’Accordo di Parigi su scala globale.

E non includono nemmeno i punti di non ritorno e i circoli viziosi come il rilascio del potentissimo gas metano dal permafrost artico che si sta sciogliendo.

In posti come Davos le persone vanno a raccontare storie di successo, ma il loro successo finanziario ha comportato un prezzo impensabile. E, quanto al cambiamento climatico, dobbiamo riconoscere di aver fallito.

Tutti i movimenti politici, nella loro forma attuale, hanno fallito.

Tutti i media hanno fallito perché non sono riusciti a creare un’ampia consapevolezza nel pubblico.

L’Homo sapiens, però, non ha ancora fallito.

Sì, stiamo sbagliando, ma abbiamo ancora tempo per cambiare le cose. Possiamo ancora rimediare. Abbiamo ancora tutto nelle nostre mani.

Tuttavia, a meno che non riconosciamo i fallimenti complessivi dei nostri attuali sistemi, probabilmente non avremo più occasioni.

Siamo davanti a un disastro che causerà sofferenze indicibili per moltissime persone. E adesso non è il momento di moderare i toni o di concentrarsi su ciò che possiamo dire e ciò che non possiamo dire. Adesso è il momento di parlare chiaramente.

Risolvere la crisi climatica è la sfida più importante e complessa che l’Homo sapiens abbia mai affrontato. La soluzione principale, tuttavia, è talmente semplice che la può capire anche un bambino piccolo. Dobbiamo fermare le emissioni di gas serra.

O lo facciamo, o non lo facciamo.

Voi dite che, nella vita, non è tutto o bianco o nero.

Ma questa è una bugia. Una bugia pericolosissima.

O impediamo un aumento delle temperature di 1,5 gradi o non lo impediamo.

O evitiamo che si inneschi la reazione a catena irreversibile e fuori dal nostro controllo, o non lo facciamo.

O decidiamo che vogliamo sopravvivere come civiltà, o decidiamo di estinguerci. Sì, è davvero tutto o bianco o nero.

Quando si tratta di sopravvivenza, non ci sono zone grigie.

Adesso abbiamo tutti un’alternativa.

Possiamo realizzare azioni davvero trasformative che salvaguarderanno le condizioni di vita per le future generazioni.

Oppure possiamo continuare a fare quello che abbiamo sempre fatto, e fallire.

La decisione spetta a voi, a me.

Alcuni dicono che non dovremmo impegnarci nell’attivismo, che dovremmo lasciare il compito ai politici e cambiare le cose nell’urna elettorale. E cosa facciamo, invece, se non c’è una volontà politica? Cosa facciamo se le politiche necessarie non sono nemmeno all’orizzonte?

Qui a Davos — come altrove nel mondo — tutti parlano di soldi. Sembra che i soldi e la crescita siano la nostra principale preoccupazione.

E, dal momento che la crisi climatica non è mai stata trattata per quella che è, cioè un’emergenza, la gente non è consapevole delle vere conseguenze del suo modo di vivere. Le persone non sanno che esiste una cosa chiamata «budget di carbonio» e di quanto sia ridotta a questo punto la quota che ci resta da usare. E questo deve cambiare da subito.

Nessuna delle attuali sfide dell’umanità può essere paragonata, per importanza, alla conoscenza e alla consapevolezza pubblica della rapidità con cui si sta esaurendo il budget di carbonio, che dovrebbe diventare la nostra nuova valuta globale e il cuore stesso dell’economia presente e futura.

Adesso siamo in un momento storico in cui tutti quelli che capiscono che la crisi climatica sta mettendo a rischio la nostra civiltà e l’intera biosfera devono prendere la parola.

Devono parlare chiaro.

Non importa quanto queste parole siano sgradevoli e antieconomiche.

Dobbiamo cambiare quasi tutto delle nostre società attuali.

Quanto più grande è la vostra impronta di carbonio, tanto più grande è il vostro obbligo morale.

Quanto più grande è il vostro uditorio, tanto più grande è la vostra responsabilità.

Gli adulti continuano a dire: «Lo dobbiamo ai giovani. Dobbiamo dare speranza ai giovani».

Ma io non voglio la vostra speranza.

Io non voglio che siate speranzosi.

Io voglio che siate in preda al panico.

Io voglio che proviate la paura che provo io ogni giorno.

E poi voglio che agiate.

E voglio che agiate come fareste nel caso  di un’emergenza.

Voglio che agiate come se la vostra casa fosse in fiamme. Perché lo è.

[Discorso al Forum economico mondiale di Davos, 25 gennaio 2019]

Da: Greta Thunberg, “Nessuno è troppo piccolo per fare la differenza“, Mondadori, 2019.

Per approfondire:

pigrizia

disagio

autosvalutazione

risentimento

letture di Pema Chodron

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[L’immagine è un fotomontaggio da foto di Anders Hellberg e di Daniel Tausis]
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