Charlotte Joko Beck – Lavorare alla pratica ci evita una sinistra fine

Per anni e anni abbiamo costruito una visione condizionata della vita. C’è un ‘io’ e c’è quella ‘cosa’ là fuori che o mi respinge o mi attrae. Impostiamo la vita sul tentativo di evitare ciò che ci ferisce o dispiace; dividiamo oggetti, persone e situazioni in piacevoli e dolorosi, evitando questi e inseguendo quelli. Tutti, senza eccezione, adottiamo questo comportamento. Rimaniamo separati dalla vita: la scrutiamo, la analizziamo e la giudichiamo ponendoci in continuazione la domanda: “Che cosa ne ricaverò? Mi darà piacere o è meglio stare alla larga?”. E così di seguito, dal mattino alla sera. Sotto le nostre piacevoli, amichevoli facciate si stende un forte disagio. Se scrostassi la vostra superficie vedrei guizzare all’impazzata paura, ansia e dolore. Li seppelliamo in molti modi: sotto montagne di cibo, di alcol, di lavoro e di programmi televisivi. Siamo costantemente impegnati nel fare qualcosa per mascherare l’ansia esistenziale. Alcuni vivono così fino alla morte, e più gli anni passano peggio diventa. Ciò che non sembra poi tanto brutto a venticinque anni, diventa spaventoso a cinquanta. Conosciamo tutti persone che sono come morte, così chiuse nelle proprie concezioni ristrette che è doloroso per loro e per quanti li circondano. La versatilità, l’elasticità e la gioia della vita sono scomparse. Questa sinistra fine aspetta tutti al varco, a meno che non ci risvegliamo alla necessità di lavorare alla nostra vita, alla necessità della pratica. Dobbiamo dissipare il miraggio di un `io’ separato dall’altro’. La pratica consiste nel colmare il fossato. Conosciamo la vita solo nel momento in cui noi e l’oggetto diventiamo uno.

L’illuminazione non è una cosa in più da ottenere: è l’assenza di un atteggiamento. Per tutta la vita inseguiamo qualcosa, perseguiamo uno scopo. L’illuminazione è l’abbandono di questo atteggiamento. Parlarne serve a poco; ciò che importa è la pratica personale, che niente può sostituire. Leggere sull’argomento anche per mille anni non serve. Dobbiamo praticare: praticare con tutto l’impegno, per tutta la vita.

Da: Charlotte Joko Beck, “Zen quotidiano“, Astrolabio Ubaldini, 1991.

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Charlotte Joko-Beck
Zen quotidiano. Amore e lavoro
Astrolabio Ubaldini, 1991
ISBN 978-8834010358

Uno dei capolavori dello zen americano, nel quale questa insegnante, che sa unire la tradizione secolare dell'Oriente con la psicologia contemporanea, ci spiega come la liberazione si possa ottenere proprio nella vita ordinaria di tutti i giorni.

[La foto è di Matt, Regno Unito]

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