Pema Chödrön – Per meditare servono onestà e il senso dello humour

Per meditare servono onestà e senso dell'humor

Fin dall’inizio giova ricordare a noi stessi, sempre, che la meditazione riguarda l’apertura e il rilassamento di fronte a tutto quel che ci si presenta, senza cercare e scegliere. Meditare non significa assolutamente reprimere alcunché, e neppure incoraggia ad afferrare qualcosa. Allen Ginsberg usa l’espressione surprise mind. Uno si siede e — wham! — gli si presenta davanti una brutta sorpresa. Okay. E così sia. Non bisogna respingere questa parte, ma riconoscerla con compassione come “pensiero” e lasciarla andare. Poi — wow! — ecco una sorpresa deliziosa. Okay. E così sia. Non bisogna aggrapparsi a questa parte, ma riconoscerla con compassione come “pensiero” e lasciarla andare. Scopriremo che queste sorprese sono infinite. Milarepa, lo yogi tibetano del XII secolo, scrisse canti meravigliosi sul modo corretto di meditare. In uno di questi dice che la mente ha più manifestazioni dei granelli di polvere in un raggio di sole e che neppure cento armigeri potrebbero respingerle. Da persone che meditano, quindi, potremmo anche smetterla di lottare contro i nostri pensieri e renderci conto che l’onestà e il senso dello humour sono più illuminanti e utili di quanto non possa essere una solenne battaglia religiosa pro o contro qualsiasi cosa.

Da: Pema Chödrön, “Se il mondo ti crolla addosso. Consigli dal cuore per i tempi difficili“, Feltrinelli, 2017.

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Se il mondo ti crolla addosso. Consigli dal cuore per i tempi difficili

Copertina flessibile – 5 ott 2027

A tutti noi capita di attraversare periodi in cui il mondo sembra crollarci addosso e cospirare contro la nostra serenità. Proprio in quei momenti, ci insegna Pema Chödrön, possiamo trovare la nostra natura più vera e, accettando i nostri limiti, rinascere come fenici dalle ceneri di ciò che credevamo di temere. «Quando ci manca la terra sotto i piedi e non riusciamo a trovare nulla a cui aggrapparci soffriamo molto. Potrebbe anche sembrare romantico come concetto, ma quando la verità ci inchioda, soffriamo eccome. Ci guardiamo allo specchio del bagno, ed eccoci lì, con i nostri brufoli, la nostra faccia che invecchia, la nostra mancanza di gentilezza, la nostra aggressività e la nostra timidezza – tutta quella roba lì. Ed è qui che entra in ballo la tenerezza. Quando tutto traballa e nulla funziona, potremmo renderci conto che siamo sull’orlo di qualcosa. Potremmo renderci conto di essere in un posto molto vulnerabile e tenero, e che la tenerezza può prendere direzioni diverse. Possiamo chiuderci e fare gli offesi, oppure possiamo cercare di sfiorare questa qualità che palpita. C’è senz’altro qualcosa di tenero e palpitante nel sentirsi mancare la terra sotto i piedi. È una specie di prova, di cui i guerrieri spirituali hanno bisogno per risvegliare i loro cuori. Talvolta è a causa della malattia o della morte che noi ci ritroviamo in questo posto.»

 

[La foto è di Olivier Bacquet], Francia
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