Storia dell’incontro tra Thich Nhat Hanh e Martin Luther King

Thich Nhat Hanh Martin Luther King

Alfred Hassler propone a Thich Nhat Hanh di incontrare Martin Luther King jr. Infatti, il pastore americano lavora fin dagli anni ’50 con Hassler e il Movimento della Riconciliazione. Il fumetto sull’azione di Martin Luther King jr. a Montgomery, creato grazie all’idea di Hassler, ha contribuito a conquistare la stima del reverendo.

In effetti, il monaco zen e il pastore della Chiesa battista di Montgomery, in Alabama, hanno molti tratti in comune. Condividono l’apertura di spirito alla filosofia. Il pastore americano è un lettore di Kierkegaard, Nietzsche, Jaspers, Heidegger, Paul Tillich e ovviamente Jean-Paul Sartre. Entrambi non fanno mistero dell’influsso sul loro percorso dell’esistenzialismo di Sartre, con il suo postulato per cui l’essere umano forma l’essenza della propria vita con le sue azioni. Questa apertura offre loro l’attitudine a mettere in discussione i dogmi, ad appropriarsi dei concetti per sperimentarli. Questa impostazione sembra guidata in ogni istante da una ricerca della verità.

Thich Nhat Hanh. La biografiaDal canto suo, Martin Luther King jr. conosce la violenza degli uomini e la loro propensione a impantanarsi in un cammino cruento. La sua famiglia è stata ripetutamente minacciata di morte, la sua casa attaccata con bombe incendiarie dai segregazionisti: è stato addirittura vittima di violenze fisiche. Nel 1958, era stato pugnalato al petto da una donna di colore che lo accusava di essere comunista, era sfuggito alla morte per un pelo e alla fine l’aveva perdonata. Sa che rispondere all’odio con la violenza fa precipitare l’umanità verso gli abissi e lascia emergere la bestia. Solo l’amore e la fiducia sono sentimenti degni della vita. Allo stesso modo, scegliendo la fiducia e la fede, questo atteggiamento generoso può portare, con un effetto speculare, colui che si erge a nemico a trovare pace e amore. Pur scorgendo la violenza, il reverendo conosce soprattutto l’ignoranza nascosta in coloro che hanno dimenticato l’amore divino. Anche Thich Nhat Hanh non combatte gli uomini, bensì l’ignoranza e l’incomprensione.

Infine, Martin Luther King jr. conosce il valore della sofferenza. È il motivo per cui la nonviolenza non rappresenta una scelta politica: è l’evidente risultato di un cammino interiore aspro e sincero.

Nel giugno 1966, quando si incontrano nell’ufficio del pastore battista dove è appeso un ritratto del Mahatma Gandhi, i due sono anime amiche. Il pastore ascolta con grande attenzione il monaco vietnamita che gli narra la paura, la violenza, la disperazione che invadono il Vietnam. Quando il monaco zen gli comunica le sue rivendicazioni, gli dimostra che le loro lotte si assomigliano. Infatti, gli dice, esattamente come le vostre proteste per i diritti civili, la libertà e l’uguaglianza non erano rivolte contro i bianchi, bensì contro l’intolleranza, l’odio e la discriminazione, allo stesso modo la lotta dei monaci mira a porre rimedio alla sofferenza del popolo vietnamita. Così, quando nel 1959 e all’inizio del 1960, la protesta per i diritti civili si è incarnata in una marcia semplice e dignitosa, in Vietnam i monaci hanno sacrificato i loro preziosi altari per fermare l’avanzata dei carri armati, quando non arrivavano a darsi fuoco. Thay esorta allora il leader nero a impegnarsi apertamente contro la guerra del Vietnam.

A seguito di questo colloquio durato quarantacinque minuti, Martin Luther King jr. decide di prendere pubblicamente la parola in occasione di una conferenza stampa  accanto a Thich Nhat Hanh per dichiarare che «i neri che si battevano negli Stati Uniti e i buddhisti che si battevano nel Vietnam erano uniti dall’aspirazione comune alla pace e alla giustizia e dalla volontà di sacrificarsi per tale causa».

Anni dopo, Thich Nhat Hanh rivelerà la profonda impressione che aveva lasciato su di lui il reverendo.

«Quando incontrai Martin Luther King jr. mi conto d’essere in presenza di un santo. Non solo il suo retto operate ma il suo stesso essere furono fonte di enorme ispirazione per me».

Quando si ritroveranno nei raduni per la pace, in particolare a Ginevra, il monaco zen confiderà al pastore che per tanti vietnamiti lui era un bodhisattva, l’incarnazione dell’amore e della compassione al servizio degli altri.

Nel libro Born to Belonging, Andrew Young, amico intimo di Martin Luther King Jr., parla dell’impronta spirituale che Thich Nhat Hanh ha lasciato su Martin. Secondo lui quell’incontro ha incitato il pastore a la propria  posizione a proposito del Vietnam.

Così, il 4 aprile 1967, davanti a una congregazione nella chiesa di Riverside, Martin Luther King jr. si esprime  pubblicamente contro la guerra del Vietnam. Nel suo sermone dal titolo Beyond Vietnam, a time to break silence («Oltre il Vietnam, è tempo di rompere il silenzio», N.d.T.), interpella il governo americano. «Il silenzio è tradimento», dichiara, evidenziando sette ragioni per cui la sua coscienza non può proseguire la sua opera sociale e spirituale negli Stati Uniti senza opporsi alla guerra in Vietnam. A proposito del servizio militare, incoraggia dunque i giovani pastori a rinunciare all’esonero offerto loro dal ministero per richiedere uno status di obiettore di coscienza. In forma più ampia, invita a intraprendere una rivoluzione di valori in una nazione che colloca l’essere umano dopo gli interessi materiali, e punta il dito sulla «paura morbosa del comunismo» diffusa negli Stati Uniti. Propone infine una procedura in cinque punti il cui fulcro risiede in un cessate il fuoco unilaterale.

Questo sermone ha conseguenze importanti, dal momento che lo ascoltano migliaia di persone in tutto il Paese. È il primo di una lunga serie 4, mirata a sensibilizzare gli americani sul ritiro delle loro forze armate. Alcuni giorni dopo, il 15 aprile, tra le centomila e le duecentomila persone si radunano a New York per manifestare contro la guerra.

Da: Bernard Baudouin, Céline Chadelat, “Thich Nhat Hahn. La biografia“, Lindau, 2018.

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Thich Nhat Hanh. La biografia

Bernard Baudouin, Céline Chadelat, “Thich Nhat Hahn. La biografia“, Lindau, 2018.

Questa prima dettagliata biografìa del maestro, corredata da un’appendice con documenti originali, rivela tutta la ricchezza e la complessità del suo cammino, dal periodo drammatico della guerra in Vietnam all’amicizia con Martin Luther King, dall’impegno a diffondere il buddhismo zen in Europa e negli Stati Uniti all’attivismo instancabile che lo ha portato a prendere posizione sui grandi problemi del nostro tempo. Un attivismo che non è venuto meno neanche negli ultimi anni, in cui, pur debilitato dalla malattia, Thich Nhat Hanh continua a essere una fonte di ispirazione per migliaia di persone in tutto il mondo.

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