Yuval Noah Harari – La vita non ha senso e non serve inventarne uno

la vita non ha senso

Secondo il buddhismo, l’universo è privo di senso, e anche i sentimenti umani non hanno alcun senso. Essi non svolgono un ruolo o una funzione in qualche grandiosa narrazione cosmica — sono soltanto vibrazioni effimere, che appaiono e scompaiono senza una ragione specifica. Questa è la verità. Facciamola finita.

Il Brihadāranyaka Upaniisad ci racconta che “La testa del cavallo sacrificale è, invero, l’aurora, il suo occhio è il sole  le membra sono le stagioni, le giunture sono i mesi e le quindicine, le zampe sono il giorno e la notte, le ossa sono le stelle fisse e le sue carni sono le nuvole.” Al contrario, il Mahāsatipatthāna Sutta, un testo fondamentale del buddismo, spiega che quando un uomo medita, osserva il proprio corpo con attenzione e nota che “In questo corpo ci sono i capelli sulla testa, peli sulla pelle, unghie, denti, pelle, carne, muscoli, ossa, midollo, fegato, cuore saliva, muco nasale, fluido sinoviale e urina. Osservando queste cose capisce: ‘Questo è il corpo!”‘. I capelli, le ossa o l’urina non stanno per qualcos’altro. Sono solo quello che sono.

Un paragrafo dopo l’altro il testo prosegue a spiegare che non importa che cosa osservi nel corpo o nella mente chi pratica la meditazione, lo comprende per quello che è. Perciò, quando chi pratica la meditazione respira, “un lungo respiro lo capisce per quello che è: ‘un lungo respiro’. Un respiro breve lo capisce per quello che è: ‘un respiro breve”‘. Il respiro lungo non rappresenta le stagioni e il respiro breve non rappresenta i giorni. Si tratta solo di vibrazioni corporee.

Il Buddha ha insegnato che le tre realtà fondamentali dell’universo sono: ogni cosa muta di continuo, niente ha un’essenza duratura, e niente è completamente soddisfacente. Potete esplorare i più remoti anfratti della galassia, del vostro corpo o della vostra mente — ma non incontrerete mai qualcosa che non cambia, che ha un’essenza eterna, e che vi soddisfi completamente.

La sofferenza scaturisce dal fatto che la gente non riesce a capire e a valorizzare questo stato di cose. Le persone credono che da qualche parte esista una qualche essenza eterna, e che se solo possono trovarla ed entrare in relazione con essa, saranno completamente soddisfatte. Questa essenza eterna è chiamata talvolta Dio, talvolta nazione, talvolta anima, talvolta autentico “io”, e talvolta vero amore — e tanto più si è legati a queste “entità”, tanto più forte sarà la delusione e l’infelicità provocata dal mancato raggiungimento. E quel che è peggio, più forte è il legame, più forte è l’odio che si prova per qualsiasi persona, gruppo o istituzione che si oppone al raggiungimento degli obiettivi tanto desiderati.

Secondo il Buddha, quindi, la vita non ha senso, e non serve inventarne uno. È sufficiente capire che non esiste alcun significato, e così ci si libererà dalla sofferenza provocata dai nostri legami e dalla nostra identificazione con i fenomeni vuoti. “Che cosa dovrei fare?” si domanda la gente, e il Buddha consiglia: “Non fare niente. Assolutamente niente.” Il problema sta nel fatto che noi facciamo costantemente qualcosa. Non necessariamente a livello fisico — possiamo stare seduti immobili per ore con gli occhi chiusi — e tuttavia a livello mentale siamo impegnatissimi nel creare storie e identità, nel combattere battaglie e nel cercare di vincerle. Non fare niente significa che anche la mente non fa niente e non crea niente.

Per approfondire:

pragmatismo del Buddha

non fare niente

letture di Yuval Noah Harari

21 lezioni per il XXI secolo

Yuval Noah Harari, 21 lezioni per il XXI secolo
Publisher:
Genre:
N. pagine: 528
Il libro affronta alcune delle questioni più urgenti dell'agenda globale contemporanea. Perché la democrazia liberale è in crisi? Dio è tornato? Sta per scoppiare una nuova guerra mondiale? Che cosa significa l'ascesa di Donald Trump? Che cosa si può fare per contrastare l'epidemia di notizie false? Quali civiltà domineranno il pianeta: l'Occidente, la Cina, l'islam? Che cosa dobbiamo insegnare ai nostri figli?

Vuoi ricevere gli aggiornamenti da Zen in the City?

Inserisci il tuo indirizzo per ricevere notifiche alla pubblicazione di nuovi contenuti:

(ricordati dopo di cliccare sull’email di conferma)

[La foto è di Malcolm Lightbody, Olanda]