Thich Nhat Hanh – Applicare la consapevolezza nella vita quotidiana

Pratichiamo la piena consapevolezza per realizzare pace, gioia e liberazione nella nostra vita quotidiana. Liberazione e felicità sono legate fra di loro: se c’è liberazione, c’è felicità, e più grande è la liberazione più grande è la felicità. Sappiamo che se c’è liberazione, abbiamo pace e gioia nel momento presente. Non occorre aspettarle dieci o quindici anni. Per quanto la loro presenza possa essere modesta, costituiscono le basi per una più grande pace, gioia e liberazione nel futuro.

Praticare la meditazione è guardare in profondità per vedere nell’essenza delle cosePraticare la meditazione è guardare in profondità per vedere nell’essenza delle cose. Grazie alla visione profonda e alla comprensione possiamo realizzare pace, gioia e liberazione. Per esempio, la rabbia, l’ansia e la paura sono corde che ci legano alla sofferenza. Se vogliamo liberarcene abbiamo bisogno di osservare la loro natura, che è l’ignoranza, la mancanza di una chiara comprensione. Quando fraintendiamo un amico ci possiamo arrabbiare con lui, e per questo soffrire. Ma, guardando in profondità dentro ciò che è successo, possiamo porre fine all’incomprensione. Quando capiamo l’altro e la sua situazione, la sofferenza scomparirà e in noi sorgeranno gioia e pace. Il primo passo è la consapevolezza dell’oggetto, il secondo è guardare in profondità l’oggetto per chiarirlo. Perciò consapevolezza significa presenza mentale e significa anche vedere in profondità.

La parola vipassana significa “andare in profondità dentro l’oggetto per osservarlo”In pali la parola sati (sanscrito, smrti) significa “fermare” e “mantenere la consapevolezza dell’oggetto”. La parola vipassana (sanscrito, vipasyana) significa “andare in profondità dentro l’oggetto per osservarlo”. Quando siamo pienamente consapevoli di un oggetto, quando lo osserviamo in profondità, il confine tra soggetto che osserva e oggetto osservato si dissolve gradualmente: soggetto e oggetto diventano uno. Questa è l’essenza della meditazione. Solo quando penetriamo l’oggetto diventando uno con esso possiamo veramente capire. Non è sufficiente osservarlo dall’esterno. Ecco perché il sutra ci ricorda di essere consapevoli del corpo nel corpo, delle sensazioni nelle sensazioni, della mente nella mente, e degli oggetti mentali negli oggetti mentali.

Il Buddha pronunciò il Sutra sui quattro fondamenti della consapevolezza a un pubblico di bhikkhu e bhikkhuni. Questo non significa che la pratica di essere consapevoli sulla base dei quattro fondamenti sia limitata ai monaci. Tutti possono praticare la consapevolezza. Se monaci e monache la praticano camminando, stando in piedi, seduti e coricati, possono farlo anche i laici, donne e uomini. C’è forse qualcuno che non cammina, sta in piedi, si siede e si corica? La cosa più importante è capire le basi della pratica per poi applicarle nella vita quotidiana, anche se la nostra vita è diversa da quella del Buddha e dei monaci di duemilacinquecento anni fa. Dobbiamo leggere il Sutra sui quattro fondamenti della consapevolezza con gli occhi di una persona di oggi e scoprire i modi di praticare più appropriati in base ai suoi insegnamenti.

Da: Thich Nhat Hanh, Trasformarsi e guarire, Astrolabio Ubaldini, 1992

Per approfondire:

consapevolezza

visione profonda

vipassana

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[La foto è di Niccolò Caranti, Italia]

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