Meditare a occhi aperti

È meglio meditare con gli occhi aperti o chiusi? Questa è una domanda viene posta spesso, non solo da chi si accosta per la prima volta alla meditazione. In effetti, ci sono diverse scuole di pensiero.
Se vedi una persona meditare, in genere ti sembrerà che tiene gli occhi chiusi. Ma tu sai che le percezioni molto spesso sono erronee, e infatti la realtà è che quegli occhi a volte sono chiusi, altri socchiusi. Perché la scelta di molti è di non chiudere gli occhi, durante una seduta di meditazione “formale”. La questione riguarda la concentrazione e la consapevolezza.
Quando si medita, si cerca la concentrazione, e perciò si fa in modo di scegliere un ambiente ed una situazione privi di elementi di distrazione. Chiudere gli occhi aiuta ad eliminare le distrazioni visive. È per questo che s’inizia sempre a meditare ad occhi chiusi, poi questa scelta iniziale si trasforma in un’abitudine.
Nella meditazione Vipassana, si privilegia la meditazione ad occhi chiusi, perché – chiudendo la porta del senso di cui ci serviamo principalmente, la vista – possiamo meglio cogliere ogni fenomeno che passa per tutte le altre porte dei sensi. Anche in questo ambito ci sono delle eccezioni. Ajahn Chah, uno dei massimi esponenti della Vipassana, diceva che il vero samadhi (la parte della meditazione che facilita la concentrazione) può essere praticato sia con gli occhi aperti che chiusi.

Il terzo occhio
Nella meditazione Yoga, tipicamente si mantengono gli occhi chiusi per concentrare lo sguardo verso il punto centrale fra le sopracciglia, il «terzo occhio», l’occhio della visione interiore.
Il guru indiano Osho raccomandava di chiudere gli occhi, perché ciò aiuta ad “andare dentro“, a rivolgere verso l’interno la consapevolezza.
In altre scuole, come lo Zen e il Buddhismo Tibetano, si raccomandano invece gli occhi aperti, che consentono una consapevolezza più ampia del momento presente e consentono di integrare meglio la meditazione formale con la vita quotidiana. Gli occhi aperti o socchiusi permetterebbero di familiarizzare con uno stato di non distrazione mentre si sta a contatto con la realtà. Uno stato che si può mantenere sempre. Una continuità con la pratica di consapevolezza nella vita quotidiana.
In questo sito potete trovare 2 brani di autorevoli esponenti del Buddhismo Tibetano che spiegano perché è meglio tenere gli occhi aperti:
- Per Pema Chödrön, con gli occhi aperti si rimane delicatamente attenti a tutto ciò che accade, piuttosto che ritirarsi, cosa che invece succede quando si chiudono gli occhi. Gli occhi aperti hanno un ruolo chiave nel generare questa piena inclusività, in cui si tratta di imparare a sentirci a nostro agio nella vita, quali che siano le tempeste o le gioie che la attraversano.
- Secondo Alan Wallace, se si lasciano gli occhi aperti mentre si concentra l’attenzione sugli eventi mentali, comincia a dissolversi la barriera artificiale fra ‘interiore’ ed ‘esteriore’.
In generale, il motivo principale per cui la possibilità di tenere gli occhi aperti non viene negata a nessuno, è che essi consentono di evitare uno dei problemi più frequenti della meditazione: la sonnolenza, annoverata tra i di 5 impedimenti, cioè i 5 principali fattori che ostacolano la concentrazione.
C’è chi consiglia di iniziare con gli occhi chiusi, per trovare più facilmente la concentrazione, per poi riaprirli gentilmente e fissare un punto. Appena ciò si trasforma in motivo di distrazione, richiuderli. Qualcosa ho scritto anche sulla mia guida alla postura di meditazione.
Alcuni siti web citano un trattato di meditazione seduta (pdf) redatto nell’11° secolo dal maestro Chan Zongze Cijiao. Ne riporto un brano, avvertendovi però che ho trovato pochi riscontri su questa fonte.
“Tenete gli occhi leggermente aperti per evitare l’insorgere del torpore. Ad occhi aperti il potere della concentrazione meditativa è forte. Nei tempi antichi molti monaci eminenti praticavano ad occhi aperti. Il maestro chan Fayun Yuantong disapprovava la meditazione seduta con gli occhi chiusi, paragonandola al praticare dentro una caverna di fantasmi in una montagna tenebrosa. Il significato di questo monito è profondo e solo i praticanti avanzati lo realizzano”.
Meditazione a occhi aperti e chiusi: le differenze in sintesi
Di seguito potete una sintesi – sia grafica che testuale – delle diverse caratteristiche tra la meditazione a occhi aperti o chiusi, curata da Zen in the City.
Meditazione con gli occhi chiusi
Vantaggi:
- Concentrazione interna: Chiudere gli occhi aiuta a ridurre le distrazioni visive e a focalizzarsi più facilmente sul mondo interiore, facilitando l’introspezione.
- Rilassamento profondo: È spesso più semplice raggiungere uno stato di rilassamento profondo e una maggiore calma interiore.
- Visualizzazioni: Molte pratiche di meditazione, come quelle basate su visualizzazioni, traggono beneficio dagli occhi chiusi per creare immagini mentali vivide.
Scuole e correnti:
- Vipassana: Spesso praticata con gli occhi chiusi, questa tecnica si focalizza sull’osservazione dei pensieri e delle sensazioni del corpo.
- Meditazione trascendentale: Anche qui gli occhi chiusi sono preferiti per recitare mantra e accedere a stati di coscienza più profondi.
- Yoga Nidra: Una forma di meditazione guidata che si pratica con gli occhi chiusi per favorire il rilassamento totale e la consapevolezza interiore.
Meditazione con gli occhi aperti
Vantaggi:
- Consapevolezza del presente: Mantenere gli occhi aperti aiuta a sviluppare una maggiore consapevolezza del momento presente e dell’ambiente circostante.
- Adattabilità quotidiana: Questa modalità è utile per integrare la pratica meditativa nella vita quotidiana, rendendola accessibile in qualsiasi momento e luogo.
- Stabilità mentale: Può aiutare a stabilizzare la mente e a evitare sonnolenza, mantenendo un contatto continuo con la realtà esterna.
Scuole e correnti:
- Zen (zazen): Questa forma di meditazione giapponese prevede di sedersi in posizione meditativa con gli occhi semi-aperti, puntati verso il basso, per mantenere un equilibrio tra il mondo interno e quello esterno.
- Dzogchen: Nella tradizione tibetana, questa pratica richiede spesso di mantenere gli occhi aperti per rimanere consapevoli della natura della mente.
- Mindfulness: Anche se la meditazione di consapevolezza può essere praticata con gli occhi chiusi, molte tecniche di mindfulness insegnano a mantenere gli occhi aperti per osservare il respiro e le sensazioni del corpo nel contesto del momento presente.
Per approfondire:
Conclusione
La scelta tra meditare con gli occhi aperti o chiusi dipende dalle preferenze personali, dagli obiettivi della pratica e dal contesto specifico. Entrambe le modalità offrono benefici unici e possono essere utilizzate in modo complementare. La chiave è trovare l’approccio che meglio si adatta alle proprie esigenze e che permette di sviluppare una pratica meditativa coerente e benefica. Anche in questo caso, è molto opportuno andare oltre i concetti di “giusto” e “sbagliato”.





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