Meditare senza pensare? Nooo, molto meglio farsi aiutare dai pensieri!

Jenn Kahalau Photography THINKPer meditare non bisogna pensare. Questo è uno degli assunti di base che scopre chiunque si accosti alla meditazione. C’è infatti un equivoco di fondo, legato proprio alla parola “meditare”, che in italiano – come in altre lingue occidentali – ha diverse sfumature di significato, ma per lo più viene inteso proprio come un modo di pensare finalizzato. Invece nella meditazione si cerca di fare esattamente il contrario: non pensare, per poter osservare meglio la realtà.

Alla prova dei fatti, capita però a tutti che ci si sieda in meditazione, provando a concentrarsi sul respiro o su altri oggetti della mente più o meno neutrali, e cominciano a sorgere i pensieri: ricordi, progetti, rimuginazioni, ecc. Allora viene spontaneo ripetersi: “non devo pensare, non devo pensare, non devo pensare!”, e così addio meditazione come osservazione equanime della realtà!

Come dobbiamo comportarci con questi pensieri che insorgono di continuo?

Il pensiero non è che una delle tante possibili attività della mente, che peraltro coinvolge anche il corpo; dunque può diventare esso stesso oggetto di consapevolezza. Già è un’enorme conquista il fatto che, dopo essersi seduti col deliberato proposito di non pensare, si può constatare che i pensieri sorgono comunque. Dunque una scoperta molto importante che la meditazione ci consente di fare è che non possiamo controllare i nostri pensieri. Sapresti forse dire quale sarà il tuo prossimo pensiero? La mente fa quello che vuole, così come fa il corpo, del resto, e questo per un motivo molto semplice: non c’è nessuno in grado di comandare una mente o un corpo, perché né la mente né il corpo sono di qualcuno. Ma non proseguo oltre su questo argomento molto importante, perché oggi voglio parlare d’altro. Semmai si vedano i molti contenuti sul tema del non sé presenti in questo sito.

Torniamo alla meditazione. Sono seduto in uno stato di tranquilla osservazione equanime di quello che c’è qui e ora, ovvero sto meditando. A un certo punto insorge un pensiero, che può andare dal “dopo mi devo ricordare di comprare il latte” a “la mia ragazza non doveva trattarmi in quel modo”. I pensieri possibili sono infiniti. Comincio magari a sviluppare un certo ragionamento, ma poi mi rendo conto:

“sto pensando!”

Ah, che momento magnifico! Ecco il vero cuore della consapevolezza! Appena mi accorgo che sto pensando, posso fare quel movimento che è il movimento base della meditazione, come se stessi imparando i movimenti base di una danza (qui ci sono quelli del tango). Il movimento base della meditazione è tornare al qui e ora del proprio corpo e della propria mente. Imparare questo movimento ed esercitarsi tutti i giorni a praticarlo è qualcosa di immensamente importante, perché ci abitua a non attribuire a qualcosa di esterno (gli altri, le circostanza, la sfiga, il governo) le cause dei nostri problemi.

Ma i pensieri possono essere anche i nostri maestri, per tre ragioni fondamentali, che ho scoperto ascoltando un discorso recentemente tenuto da Sharon Salzberg, una nota insegnante di meditazione statunitense (della quale qui trovate anche alcune letture). Le espongo brevemente secondo la mia interpretazione.

Lasciare andare

Nel momento in cui ci accorgiamo che un pensiero è un corso di elaborazione nella nostra mente, possiamo lasciarlo andare del tutto, improvvisamente, senza più tornarci sopra. È una sensazione stupenda.

Mentre pensiamo qualcosa, infatti, siamo tutti presi da quel pensiero, che ci sembra la cosa più importante del mondo. Invece evidentemente non lo è, tanto che, se quel pensiero lo abbandoniamo, non succede proprio niente, Questo ci dà una sensazione di sollievo paragonabile (credo) a quello provato dal pilota di un pallone aerostatico nel momento in cui molla a terra la zavorra.

Lasciare andare è l’atteggiamento cardine del praticante, che, facendolo, si esercita a non attaccarsi a nulla in questo mondo così mutevole.

Ricominciare da capo

Un’altra conseguenza dell’accorgersi del pensieri che insorgono e poi di tornare al qui è ora, è che abbiamo la possibilità, ogni volta, di ricominciare da capo. Imparare a ricominciare da capo è fondamentale in tutti i campi della vita. Chi perde il proprio lavoro in età adulta, può ricominciare da capo, se è in grado di farlo. Chi viene abbandonato dal proprio partner, può ricominciare da capo, e così via.

Anche nel campo della crescita “interiore”, il ricominciare da capo ha un ruolo centrale. Stai meditando e ti distrai, poi torni al momento presente. A quel punto, non importa a che punto sei della meditazione, se all’inizio o al 39° di 40 minuti. L’importante è tornare al qui e ora, perché c’è solo il momento presente. Gesù stesso lo diceva a suo tempo, raccontando la parabola dei lavoratori della vigna, nella quale il padrone di una vigna tratta economicamente allo stesso modo quelli che hanno cominciato a lavorare dal primo mattino e quelli che sono arrivati alle 5 del pomeriggio. Thich Nhat Hanh, il mio maestro preferito, propone la pratica del ricominciare da capo come strumento per risolvere le situazioni difficili nelle relazioni tra persone.

In generale, quello che pratichiamo nella meditazione è un esercizio che pian piano modifica il nostro modo di approcciarci alla realtà, e questo vale anche per il ricominciare da capo. La nostra vita è strapiena di situazioni, piccole e grandi, nelle quali è molto utile saper ricominciare da capo.

Essere compassionevoli verso se stessi

Infine, se pur avendo intrapreso un’attività nella quale mi sono proposto di non fare una certa cosa (pensare), mi sorprendo ad averla fatta, più e più volte, potrei sentirmi in colpa. È la reazione più normale, considerata la cultura nella quale tutti siamo cresciuti.

Se invece, dopo essermi sorpreso in flagrante a commettere questo errore, non mi attribuisco né colpe né meriti – sapendo che i pensieri sono solo una delle tante possibili formazioni mentali, dovuti a una serie di cause e condizioni che li hanno fatti emergere – ebbene, in tal caso, avrò fatto un grande atto d’amore verso me stesso. Avrò praticato la compassione, quella compassione che scaturisce dalla comprensione profonda, la compassione che è alla base del vero amore.

Per approfondire:

pensieri

come meditare

ricominciare

amore per se stessi

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Leggi l’anteprima dell’introduzione

[La foto è di Jenn Kahalau, Hawaii]

 

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Una risposta

  1. mainato ha detto:

    quante volte inizi una frase un pensiero con il pronome IO, quante volte discuti interloquisci affermi irrompi pretendi utilizzando il pronome IO; è
    proprio indispensabile?

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