Meditazione al semaforo, variante n. 5 (mudita), con riassunto delle puntate precedenti

perzon seo, no way sign on traffic light pole in the cityLa meditazione al semaforo è un tema che ho trattato molto, perché trovo che sia una delle pratiche più attuali, utili e facili per portare la consapevolezza nella vita quotidiana. Stavolta parleremo di come sfruttare il semaforo per sviluppare muditā, la gioia empatica o compartecipe, cioè la capacità di provare gioia per la gioia degli altri. In altre parole, l’opposto dell’invidia.

Partiamo innanzi tutto dal presupposto che per noi il semaforo verde rappresenti qualcosa di positivo, e il rosso di negativo. Questo a livello simbolico è vero e infatti il verde viene usato un po’ ovunque per rappresentare situazioni positive, accettabili, che ci lasciano la libertà di andare avanti. Il rosso, al contrario, rappresenta situazioni di allarme, pericolo, guasto, e così via.

Dunque nel nostro schema di rappresentazione della realtà, il verde indica che c’è una situazione positiva mentre il rosso negativa. Per il semaforo, in teoria, non ci sarebbe positivo e negativo. È solo un alternarsi continuo dei suoi tre colori, giorno dopo giorno, per regolare il traffico ed evitare ingorghi e incidenti. Ma per noi, abituati a vedere tutto dal punto di vista del nostro io, il rosso ha un’accezione negativa, in quanto costrizione. Stiamo andando e ci costringe a fermarci. Il verde, invece, ci fa fare quello che vogliamo.

Dunque, quando arriviamo al semaforo, specie se il rosso scatta di fronte ai nostri occhi, ci sentiamo penalizzati, a vantaggio degli altri, quelli a cui tocca il verde. Vorremmo quasi essere al posto loro. Non vediamo l’ora che tocchi a noi.

E se invece ci rallegrassimo proprio del fatto che a loro spetta passare liberamente? Provate a immaginarvelo: quando per me è verde, provo la gioia di poter passare, quando per me è rosso, ma gli altri è verde, provo la gioia empatica di vederli poter passare.

Muditā, una delle dimore divine dell’amore

Questa è muditā, che nella psicologia buddhista rientra tra i quattro brahmavihāra, o incommensurabili, insieme a mettā (gentilezza amorevole), karuṇā (compassione) e upekkhā (equanimità). Il termine brahmavihāra significa “dimore divine” e sta a indicare le qualità che compongono il vero amore. In tale visione, il vero amore è quello che comprende tutte e quattro le qualità: gioia compartecipe, gentilezza amorevole,  compassione ed equanimità.

L’aspetto interessante è che queste qualità, in quanto stati mentali, dipendono più da noi che dalle circostanze esterne. Possiamo dunque allenarli, per essere in grado di generarli volontariamente, anche nelle situazioni più avverse. È una questione di allenamento e il semaforo in questo può essere un coach eccezionale, tutti i giorni a disposizione per noi.

Muditā è ovviamente l’opposto dell’invidia, uno degli stati d’animo che più inutilmente ci fanno soffrire. Se ci accontentiamo di quello che già abbiamo siamo persone sagge. Ma se addirittura gioiamo di quello che hanno gli altri, possiamo essere persone felici.

Meditazione al semaforo, riassunto delle puntate precedenti

La meditazione al semaforo ha una portata vasta, perché se riusciamo a praticarla nelle sue varie sfumature contiene molti degli insegnamenti più importanti per impostare una vita all’insegna della saggezza e della felicità propria e altrui. Prima di muditā, la gioia compartecipe, ecco cosa avevamo scoperto:

  1. Nella prima meditazione al semaforo abbiamo visto come è possibile accettare la sosta del rosso e anzi utilizzarla per vedere come stiamo e per rilassarci.
  2. Nella seconda meditazione al semaforo abbiamo visto come sviluppare l’equanimità, un’altra delle quattro dimore divine.
  3. Nela terza meditazione al semaforo, abbiamo visto come comprendere l’impermanenza di tutti i fenomeni e gli stati mentali.
  4. La quarta meditazione al semaforo ci ha addestrato invece all’accettazione della realtà così com’è, in quanto determinata da cause e condizioni sulle quali spesso non abbiamo alcun potere.

A questo punto non vi viene voglia di farvi un giretto in città sperando di incontrare un semaforo rosso? Potete farlo anche a piedi, perché il semaforo, nella sua grande equanimità, non fa distinzioni in base al mezzo di trasporto utilizzato.

Per approfondire:

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Thich Nhat Hanh illumina in questo libro la via dei Brahmavihara, i quattro elementi costitutivi dell'amore, detti 'incommensurabili' poiché crescono ogni giorno all'interno di colui che li pratica, rendendolo felice: l'amore, la compassione, la gioia e l'equanimità.
[La foto è di perzon seo, Svezia]

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