Meditazione attiva e ricettiva, come praticarla [con meditazione guidata]

Nella meditazione entrano in gioco due aspetti della mente: un aspetto “attivo” e uno “ricettivo“. Sono entrambi cruciali nella pratica. In questo articolo vi spiegherò cosa sono e come adottarli nella propria pratica di meditazione.
In un brano di Ajahn Sucitto che abbiamo pubblicato di recente, si parla di due aspetti della mente in meditazione:
- Un aspetto attivo/intenzionale (il “fare”), che equivale alla spinta a dirigere, ordinare, “prestare” attenzione, ma che potrebbe anche involvere verso la volontà di comandare l’esperienza o, peggio, di cercare la prestazione: “fai questo”, “sii quello”. Se spinto troppo, crea aspettative, urgenza, tensione. I confini della mente si contraggono e la pratica si irrigidisce. Il suo ruolo sano è predisporre le condizioni per la pratica, impostando le intenzioni, mantenendo il ritmo, sostenendo l’attenzione.
- Un aspetto ricettivo/sensibile (il “sentire”), che consiste nel seguire ciò che viene sentito e percepito, creando le condizioni per un ascolto premuroso e gentile, lasciando che la pratica maturi.
In estrema sintesi:
- l’aspetto attivo della mente ci consente di dirigere l’attenzione verso un oggetto di meditazione, come ad esempio il respiro, ma anche di mantenere l’attenzione e tornare al momento presente quando ci distraiamo;
- l’aspetto ricettivo ci consente di essere in ascolto di ciò che possiamo sentire in quel momento.
L’equilibrio tra i due consente di lasciare andare le nostre idee su come dovrebbero andare le cose, per aprirci alla realtà così com’è. Ma questo deve avvenire in modo graduale, rimanendo coscienti e connessi per integrare i due aspetti.
La doppia natura della mente nelle diverse tradizioni
In una tradizione come il buddhismo Theravada, la descrizione che ho fatto corrisponde al binomio Samatha (“calma/tranquillità”, stabilizzare e unificare la mente) e Vipassanā (“visione chiara/insight”, contemplazione ricettiva dei fenomeni). Due qualità che sono da sviluppare insieme.
Nel Vipassanā birmano, quello di Mahäsi Sayādaw, il binomio si esprime come tecnica dell’etichettatura (“labeling“) dei fenomeni e l’attenzione nuda rispetto a ciò che emerge dalle 6 porte dei sensi, senza aggiungere pensieri o altro.
Nelle neuroscienze, si parla, da un lato, di focused attention (attenzione focalizzata), per orientare volontariamente l’attenzione e, dall’altro, di open monitoring, cioè monitoraggio aperto/non-reattivo dell’esperienza.
Nella mindfulness, secondo la definizione classica, si tratta di prestare attenzione, ma in un modo particolare, cioè con intenzione (componente attiva), al momento presente e in modo non giudicante (componente ricettiva).
La meditazione attiva e ricettiva in pratica
Mettere in pratica i principi che vi ho esposto è piuttosto semplice, anche se non sempre facile. Si tratta di capire la distinzione tra l’aspetto attivo e quello ricettivo mentre pratichiamo la meditazione. Il promemoria che segue elenca tutti i casi di applicazione di uno e dell’altro aspetto.
Aspetto Attivo della Meditazione (“prepara e orienta”)
- Intenzione gentile: ricordo lo scopo (“coltivare presenza e cura”).
- Scelgo un oggetto: respiro / suoni / corpo come base.
- Ritorno: quando mi distraggo, riconosco → lascio → riposiziono sull’oggetto.
- Postura: stabile, eretta e morbida; aggiusto micro-tensioni.
- Ritmo: allungo leggermente l’espirazione per calmare; conto i respiri (facoltativo).
- Ancoraggi: mano sul petto/addome, punti di contatto del corpo, sguardo morbido, campana/timer.
- Contesto: tempo predefinito (es. 15’), telefono in modalità aereo.
- Linguaggio interno: etichette leggere (“inspirando… espirando…”, “pensiero… suono…”).
- Percezione abile: evoco sicurezza/calore, senso di spazio.
- Etica del gesto: non forzo, imposto le condizioni e lascio agire la pratica.
Aspetto Ricettivo della Meditazione (“ascolta e lascia maturare”)
- Nude sensazioni: sento contatto, peso, temperatura, vibrazioni.
- Ascolto del respiro: così com’è; non lo correggo.
- Apertura al campo: suoni, odori, pensieri, emozioni che vanno e vengono.
- Non giudizio: riconosco “piacevole/spiacevole/neutro” senza reagire.
- Lasciar andare: allento micro-controllo a ogni espirazione.
- Tenerezza: includo ciò che c’è; “va bene così, per ora”.
- Pazienza: mi affido ai tempi del corpo/mente; niente fretta di “ottenere”.
- Curiosità morbida: interessato/a ma non invadente; più sentire che analizzare.
- Interezza: percepisco il corpo come un tutto, non solo l’oggetto.
- Silenzio: quando possibile, rinuncio alle etichette e resto in semplice presenza.
Meditazione guidata sull’aspetto attivo e quello recettivo della consapevolezza
Ed eccoci alla pratica. La meditazione guidata che vi propongo oggi è un esempio di applicazione pratica dei principi che ho appena esposto. Come tutte le meditazioni guidate, ha uno scopo esemplificativo, per aiutare il praticante a capire e prendere confidenza con una certa modalità di pratica.
Inizialmente si porta l’attenzione al respiro, poi al corpo nel suo insieme, poi asi suoni. Successivamente si osserva l’alternanza e la compresenza delle due dimensioni, attiva e ricettiva, per lasciare infine che la pratica maturi in silenzio, senza aggiungere nulla.
Audio della meditazione guidata:
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