Meditazione di Metta in tempo di guerra

meditazione di metta

La meditazione di metta è una pratica molto diffusa e molto amata nel Buddhismo contemporaneo. Mettā è un termine dell’antica lingua pali (il cui equivalente in sanscrito è Maitri) che significa benevolenza, amorevolezza, cordialità, amicizia, buona volontà, e interesse attivo per gli altri. Il più delle volte viene tradotto come “gentilezza amorevole” per renderne più pienamente il senso. È il primo dei quattro stati sublimi (Brahmavihara) e una delle dieci paramita del Buddhismo Theravāda (nel Buddhismo Mahāyāna le paramita sono sei).

Una caratteristica molto interessante della meditazione di metta è quella di rivolgere l’attenzione prima di tutto verso se stessi. Se il mio fine è quello di sviluppare la gentilezza amorevole nei confronti degli altri, devo essere in grado di vedere che ho verso gli altri un atteggiamento simile a quello che ho verso me stesso. In altre parole, se non sono gentile con me stesso, non posso essere gentile con gli altri. Dunque se voglio esercitarmi nella gentilezza amorevole, per coltivarla, la cosa più semplice ed efficace è cominciar da me stesso.

Un’altra caratteristica peculiare della meditazione di metta è quella di basarsi su un approccio equanime alla gentilezza amorevole, cioè non basato sulle preferenze. È facile essere gentili con chi è gentile, amare chi è buono e simpatico. Altra cosa è provare un sentimento di empatia, che è il terreno fertile per la gentilezza amorevole, verso chi non è molto simpatico o magari ci ha fatto pure del male.

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Perciò nella meditazione di metta classica si rivolge un augurio di benessere prima a se stessi, poi a una persona “neutra”, cioè con la quale non abbiamo una relazione di tipo particolare, e infine a qualcuno con cui abbiamo una relazione difficile.

Ci sono molte varianti della meditazione d metta, che può essere perfino rivolta unicamente verso se stessi, proprio per il fatto che se non riusciamo ad amare noi stessi risulta difficile coltivare l’amore verso gli altri. Questa che vorrei proporvi oggi è un’ulteriore variante, una delle tante possibili.

La variante della meditazione di metta che sfida le nostre certezze

La variante della meditazione di metta che vi propongo è piuttosto sfidante. Non certo dal punto di vista tecnico, perché è una meditazione guidata che si può praticare anche solo ascoltando l’audio. È sfidante perché richiede di mettersi nei panni del “cattivo”. Il cattivo di turno, in questo momento, è Vladimir Putin. Nella millenaria lotta tra il bene e il male ci immaginiamo sempre di essere schierati senza alcun dubbio dalla parte del bene. Da quella del male ci sono sempre gli altri. Ma questo approccio “dualista” non ci porta molto lontano. Funziona di più se capiamo che il bene e il male amano convivere, sono i due opposti a cui piace stare insieme. Quel male che oggi Putin esprime è presente anche in ognuno di noi. Se riusciamo a vederlo, sarà forse possibile estirpare le cause della sofferenza, prima di tutto in noi. Poi magari anche negli altri.

  1. Dunque la meditazione di metta che segue si rivolge prima a se stessi, per augurarci di liberarci dalla sofferenza, ma soprattutto dalle sue cause. Tali cause sono l’attaccamento, l’avversione e la non visione: i cosiddetti tre veleni, secondo la teoria buddhista.
  2. Poi sposta la propria attenzione verso le vittime della violenza. E fin qui tutto bene, notando comunque che anche per le vittime non basta augurarsi di essere liberi dalla sofferenza causata dall’aggressione. Anche chi soffre per motivi oggettivi può liberarsi completamente dalla sofferenza solo vedendo in sé come l’attaccamento, l’avversione o la non visione possano amplificare senza limiti il proprio malessere.
  3. Infine si rivolge all’aggressore, il cattivo di turno, con un augurio simile. Anche solo per esperienza, sappiamo che dietro l’impulso a far soffrire gli altri c’è quasi sempre la propria sofferenza. Chi sta bene non fa soffrire gli altri. Perciò è del tutto logico augurarsi che anche il violento riesca a vedere in sé le cause della sofferenza. Non solo lui, anche gli altri che stanno già pianificando azioni di ritorsione e di vendetta.

Come ha scritto Thich Nhat Hanh in questa calligrafia, pace in se stessi, pace nel mondo. Non ci può essere pace nel mondo se non c’è pace in ciascuno di noi. In Putin, nei russi, negli ucraini, negli americani e in ciascuno di noi.

peace in oneself peace in the world

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[La foto sulla meditazione di metta è di *Drey Dallas* SL Photog / Model]

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Paolo Subioli

Insegno meditazione e tramite il mio blog Zen in the City propongo un’interpretazione originale delle pratiche di consapevolezza legata agli stili di vita contemporanei.

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