Meditazione di Natale: la Luce della Consapevolezza

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Meditazione di Natale

La Meditazione di Natale che vorrei proporvi quest’anno si basa sul significato storico del Natale stesso e su un insegnamento del poeta e maestro zen Thich Nhat Hanh. A Natale i cristiani festeggiano la nascita di Gesù, luce che viene a rischiarare le tenebre, nei giorni del Solstizio d’Inverno. È una festa che si sovrappone a quella del tardo Impero romano Sol Invictus (“Sole invitto”), una divinizzazione del ritorno del sole, che da quei giorni in poi ricomincia a crescere come durata della luce diurna.

La “buona novella”, o buona notizia, che la nascita di Gesù porta con sé è la possibilità per l’essere umano di liberarsi dal male, quel male così difficile da estirpare perché sappiamo essere presente in ciascuno di noi sin dalla nascita. A questa buona notizia possiamo oggi dare un significato completamente laico: sì, è vero che possiamo liberarci dal male, da quella sofferenza che sembra essere insita nella stessa esistenza umana. Ma ciò è possibile anche senza l’intervento di un Salvatore. Possiamo liberarci dalle tenebre della sofferenza illuminandole con la luce della consapevolezza. Questa Meditazione di Natale è qui per dimostrarci che ci possiamo riuscire da soli, il che è una doppia buona notizia.

Liberarsi da soli dal peccato originale

Nelle diverse religioni e tradizioni spirituali è presente un’intuizione di fondo che le accomuna un po’ tutte: il riconoscimento che il “normale” stato della mente della maggior parte degli esseri umani contenga una sorta di imperfezione, una disfunzionalità. Fortemente radicata in noi, essa ci impedisce di essere felici. Nel Cristianesimo tale imperfezione è chiamata “peccato originale”. Ecco come ne parla Eckhart Tolle, nel suo ultimo libro “Un mondo nuovo”:

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In accordo con gli insegnamenti cristiani, il normale stato collettivo dell’umanità è quello del “peccato originale”. Peccato è una parola che è stata grandemente fraintesa e mal interpretata. Tradotta letteralmente dal greco antico in cui fu scritto il Nuovo Testamento, peccare significa mancare l’obiettivo come un arciere che manca il bersaglio e così, peccare significa mancare il punto dell’esistenza umana. Significa vivere senza qualità, ciecamente e così soffrire e causare sofferenza. Di nuovo il termine, spogliato del suo bagaglio culturale e dei fraintendimenti, punta alla disfunzione inerente alla condizione umana.

Ciascuno di noi può vedere in sé tale disfunzionalità. Possiamo renderci conto che nella maggior parte dei casi (forse perfino nel 99 per cento dei casi) la sofferenza di cui siamo vittime nel corso della vita è causata principalmente da noi stessi. È il nostro modo di affrontare ciò che ci capita a renderci tutto così difficile. Sono i pensieri che si generano all’interno della nostra mente a nutrire quel disagio esistenziale che ci accompagna quasi sempre.

Un altro autore che vi consiglio caldamente – Robert Wright – ci ha mostrato con i suoi libri come la nostra disfunzionalità di base sia un’eredità del processo evolutivo. L’evoluzione ha plasmato il nostro corpo e la nostra mente per darci le migliori chance di trasmissione del DNA milioni di anni fa, in un contesto completamente diverso. Siamo stati progettati per “competere” nella savana africana quando vivevamo come cacciatori-raccoglitori in piccoli gruppi. Ci ritroviamo ancora con la stessa mente, ma nel mondo di oggi.

Di primo acchito pensiamo che siano gli altri – o cause esterne – a causare la nostra sofferenza. Ma con un po’ di esperienza di pratica di meditazione, impariamo a osservare con equanimità la nostra mente. Tale osservazione ci consente di capire che i nostri problemi nascono per lo più da lì, dalle nostre tendenze impulsive a reagire con attaccamento o con avversione a tutto ciò che ci si presenta. La nostra mente di cacciatori-raccoglitori è sempre là, anche se quello che dobbiamo mangiare lo compriamo al supermercato.

In questa Meditazione di Natale, vedremo come l’oscurità di tale condizione possa essere rischiarata dalla luce della consapevolezza. Una luce che già esiste e che dobbiamo semplicemente riscoprire.

Una Meditazione di Natale per fare luce

La Meditazione di Natale prende spunto da un insegnamento contenuto in questo brano di Thich Nhat Hanh, pubblicato in Zen in the City qualche anno fa. Il maestro zen dice che in meditazione possiamo osservare il cambiamento che avviene dentro di noi alla luce della consapevolezza. Se noi in noi sorge un certo stato emotivo (agitazione, ansia, ecc.) tendiamo automaticamente a identificarci con esso, rimanendone intrappolati. Quando riusciamo a osservare con equanimità quello stato emotivo, come farebbe un osservatore esterno, ne possiamo vedere la natura transitoria e inconsistente. Di conseguenza possiamo aspettare che passi, in tutta tranquillità.

Thich Nhat Hanh ci invita a non fare della nostra mente un campo di battaglia, perché qualsiasi cosa proviamo è parte di noi stessi e pertanto va accolta con gentilezza, lucidità e tolleranza. Rischiarato dalla luce della consapevolezza, qualsiasi stato emotivo, qualsiasi dolore, può diventare tollerabile.

Non si tratta di entrare in uno stato di beatitudine e dimenticare i nostri guai. Tutt’altro:

La consapevolezza ci aiuta a riconoscere e identificare pensieri e sensazioni, non per giudicarli dividendoli in buoni e cattivi, né per inquadrarli in opposte fazioni in lotta tra di loro. L’opposizione tra buono e cattivo è spesso raffigurata con la lotta tra la luce e le tenebre; ma, se guardiamo in modo diverso, vedremo che, anche quando la luce splende, le tenebre non scompaiono. Invece di venire cacciate, si fondono con la luce. Diventano luce.

Tutto ciò è possibile e non è neanche tanto difficile. Vediamo come fare con questa Meditazione di Natale.

Istruzioni per la Meditazione di Natale

Siediti in una posizione comoda, che ti consenta al tempo stesso di mantenere un’attenzione vigile verso qualsiasi cosa si presenti. La schiena è bene che sia eretta ma non rigida, le spalle rilassate, il collo rilassato, i muscoli del viso rilassati, specie intorno alla bocca e agli occhi.

Immagina per un momento di essere uno dei pastori in visita alla grotta di Gesù bambino. Prova a immaginare la postura che avrebbe assunto, per esprimere quel sentimento di meraviglia, devozione e al tempo stesso di estrema curiosità.

Fai tutto dolcemente, con calma, senza obiettivi e senza alcuna aspettativa.

Porta adesso l’attenzione alla tua postura mentale, per verificare qual è la tua reale intenzione in questo momento, l’atteggiamento con il quale ti accingi a intraprendere questa pratica.

Concentrati su una qualsiasi sensazione del corpo e mantieni l’attenzione su quella per qualche minuto. Ciò servirà a calmare la mente per darle più chiarezza di visione. La sensazione è bene che sia semplice e abbastanza stabile. Ad esempio una sensazione di contatto: le mani sulle cosce, i glutei o le gambe sul terreno, la pelle contro i vestiti, eccetera.

In alternativa, puoi concentrarti su un effetto fisico della respirazione, come l’espandersi e il comprimersi del torace, l’espandersi e il comprimersi dell’addome, o l’aria che passa attraverso le narici entrando e uscendo.

Ora comincia a osservare tutti i fenomeni che si presentano in questo momento. Qualsiasi cosa entri nel campo della tua coscienza: sensazioni fisiche, stati d’animo, pensieri, rumori esterni. Cerca si non uscire dall’ambito di ciò che c’è qui e ora.

Si presenteranno sensazioni di ogni tipo, piacevoli, spiacevoli e neutre. Probabilmente saranno soprattutto sensazioni di contatto e uditive. Prova a osservare qual è la tua reazione spontanea a ciascuna di queste sensazioni; se c’è una componente di attaccamento o di avversione. Poi verifica cosa succede se ti poni nei confronti di queste stesse sensazioni con un atteggiamento di consapevole equanimità. Con l’atteggiamento di chi sa che è presente quella sensazione, e sa che è essa è generata da una serie innumerevole di cause e condizioni. Senza desiderare che si protragga nel tempo, né rifiutarla. Come ti fa sentire porti in questo atteggiamento?

Si potranno presentare dei disagi piccoli e grandi: dolori dovuti alla posizione o già presenti, formicolii, prurito, caldo, freddo, dolore, scomodità. Prova a osservare qual è la tua reazione spontanea a ciascuno di questi disagi; se c’è una componente di attaccamento o di avversione. Poi verifica cosa succede se ti poni nei confronti di questi stessi disagi con un atteggiamento di consapevole equanimità. Con l’atteggiamento di chi sa che è presente quella sensazione di disagio, e sa che è essa è generata da una serie innumerevole di cause e condizioni. Senza rifiutarla né sentirti colpevole per qualche motivo. Come ti fa sentire porti in questo atteggiamento?

Si presenteranno quasi certamente pensieri di vario tipo: ricordi, anticipazioni del futuro, commenti mentali, associazioni di idee.  Prova a osservare qual è la tua reazione spontanea quando ti accorgi che si è presentato uno di questi pensieri. Se per caso ti sembra che sia qualcosa di sbagliato nell’aver pensato.Come ti senti? Poi verifica cosa succede se ti poni nei confronti di questi episodi con un atteggiamento di consapevole equanimità. Con l’atteggiamento di chi sa che quel pensiero si è manifestato a causa di una serie innumerevole di cause e condizioni. Senza rifiutare quell’esperienza né sentirti colpevole per qualche motivo. Come ti fa sentire porti in questo atteggiamento?

Si presenteranno stati d’animo di ogni tipo, piacevoli, spiacevoli e neutri. A molte di esse non riusciresti ad attribuire un nome preciso, ma puoi osservarle manifestarsi a livello fisico, nel corpo. Prova a osservare qual è la tua reazione spontanea a ciascuno di questi stati d’animo; se c’è una componente di attaccamento o di avversione. Poi verifica cosa succede se ti poni nei confronti di questi stessi stati d’animo con un atteggiamento di consapevole equanimità. Con l’atteggiamento di chi sa che è presente quello stato d’animo, e sa che è esso è generato da una serie innumerevole di cause e condizioni. Senza desiderare che si protragga nel tempo, né rifiutarlo. Come ti fa sentire porti in questo atteggiamento?

Ora fai emergere alla tua attenzione un aspetto della tua vita che in questo momento è per te fonte di preoccupazione. Come ti senti quando ti torna in mente? Senti come si manifesta fisicamente questa preoccupazione, in quali parti del corpo. Oltre a queste sensazioni fisiche, ci sono anche delle componenti aggiuntive di attaccamento o di avversione? Prova a vedere questa tua preoccupazione come un fenomeno. Al pari di qualsiasi altro fenomeno, essa è generata da una serie innumerevole di cause e condizioni. Si è presentata alla tua coscienza, e come qualsiasi altro fenomeno si trasformerà per poi smettere di manifestarsi. Poi verifica cosa succede se ti poni nei confronti di questa preoccupazione con un atteggiamento di consapevole equanimità. Con l’atteggiamento di, consapevole di questo genere di meccanismi, non si identifica nella preoccupazione e neanche la rifiuta. Semplicemente la osserva. Come ti fa sentire porti in questo atteggiamento?

Questo modo di osservare le cose e di porti nei confronti di qualsiasi cosa che riguardi la tua vita, è sempre possibile, in ogni momento e in ogni situazione. È la luce della consapevolezza. Dovrai solo ricordarti della sua esistenza ed evocarla. Con estrema naturalezza e con umiltà. Dolcemente.

Audio della meditazione guidata

Ecco di seguito l’audio da YouTube e il file mp3 (solo per utenti registrati).

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[La foto sulla meditazione di natale è di Pixabay]

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