Meditazione guidata sulla nostra vulnerabilità

vulnerabilità

L’epidemia del coronavirus ci ha fatto improvvisamente scoprire quanto siamo fragili e vulnerabili. Tutte le attività che fino a ieri ritenevamo indispensabili, oggi le dobbiamo lasciare da parte, non si sa per quanto tempo. Ciò che prima era una sicurezza, adesso è qualcosa su cui non possiamo più fare affidamento. Abbiamo scoperto che anche nel XXI secolo si può morire per un’epidemia, come nei tempi che ci sembravano passati per sempre. La Milano da aperitivo di oggi scopre di provare sentimenti simili alla Milano del 1600 narrata dal Manzoni. Si alzano mura e si scavano fossati virtuali attorno alle città per non fare entrare nessuno.

Dobbiamo fare i conti con sentimenti che per molti di noi sono nuovi. La paura di ammalarci, di perdere il lavoro, di morire. La rabbia per essere costretti a rinunciare ai nostri progetti.

È terribile essere costretti a casa, senza molto da fare, a diretto contatto con le nostre paure, no? Eppure siamo proprio in una di quelle circostanze in cui la saggezza può cambiare radicalmente il nostro modo di vedere le cose.

Ci troviamo faccia a faccia con la nostra vulnerabilità e con lo sgradevole sentimento di dover constatare quanto siamo fragili. Qualcosa di più grande di noi ci rende improvvisamente in balia degli eventi. Sperimentiamo un sentimento simile a quello che provò il poeta Giuseppe Ungaretti quando si ritrovò soldato in trincea, alla fine della Prima Guerra Mondiale, e lo sintetizzo con questi celebri versi:

Si sta come
d’autunno
sugli alberi
le foglie.

Questo senso di precarietà può essere terribile, ma anche essere visto per quello che è veramente: un semplice stato d’animo, anch’esso estremamente precario. È uno stato d’animo che abbiamo già conosciuto quando, da bambini, ci sentivamo indifesi.

E così, come vorremmo abbracciare quel bambino che è ancora in noi, così possiamo abbracciare questo senso di vulnerabilità.

Ma come si fa ad “abbracciare” un sentimento sgradevole? Sembra un concetto estremamente astratto, ma è proprio il contrario. Perché possiamo fare tesoro di quanto insegnò 2.500 anni fa il Buddha. Il maestro indiano spiegò che, per capire come stanno le cose, non bisogna seguire idee, opinioni e credenze. Funziona molto meglio attenersi ai fatti, vedere quello che c’è nel momento presente. Il modo più facile per farlo è osservare il proprio corpo, che è sempre disponibile. Possiamo vedere la nostra vulnerabilità già solo osservando il respiro. Dopo che l’abbiamo vista, la possiamo abbracciare e infine lasciarla andare.

Ecco, su questa base ho messo a punto questa meditazione sulla nostra vulnerabilità, che ho registrato qualche giorno fa in una meditazione online.

La potete ascoltare qui di seguito, oppure su Spotify e Insight Timer. Altrimenti è anche possibile scaricare il file mp3 o il testo in pdf. Buona pratica!

Per approfondire:

vulnerabilità

concentrarsi sul corpo

bambino interiore

precarietà

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L’importante è praticare sempre il non attaccamento!

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[La foto è di Alexander McFeron]

Il cuore saggio. Una guida agli insegnamenti universali della psicologia buddhista

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Paolo Subioli

Adoro questo libro, che offre una panoramica molto affascinante della psicologia buddhista, sulla base della lunga e ricca esperienza di pratica dell’autore.

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