Ajahn Sumedho – Così stanno le cose: la via dell’accettazione consapevole

accettazione consapevole

Accettare la realtà così com’è, senza rassegnazione né giudizio: una via di consapevolezza che libera dall’illusione dell’io, riduce la sofferenza e apre alla visione profonda della verità.

“Così stanno le cose”: questa è una riflessione abile. Il venerabile Bhikkhu Buddhadasa, un rinomato maestro thailandese, disse: «Se ci fosse una scritta utile da incidere su un ciondolo da portare attorno al vostro collo, sarebbe: “così stanno le cose”». Questa riflessione è di aiuto per la contemplazione: ovunque ci capiti di essere, quale che sia il tempo e il luogo, bene o male che sia, “così stanno le cose”. È un modo di indurre accettazione nella mente, è una constatazione, né una rassegnazione né una reazione.

La pratica meditativa è una riflessione su “come stanno le cose”, che consente di vedere le paure e i desideri che creiamo. È una pratica piuttosto semplice, e la pratica del Dhamma dovrebbe essere molto, molto semplice, non complicata. Tanti metodi di meditazione, invece, sono molto, molto complicati, hanno vari stadi e tecniche, e così si diviene dipendenti da cose complicate. Talora, a causa del nostro attaccamento alle opinioni, davvero non sappiamo come stiano le cose. Quanto più semplifichiamo, invece, tanto più le cose diventano per noi profonde e significative.

Ad esempio, prendiamo in considerazione le persone che stanno qui, i monaci e le monache con cui viviamo. Forse siamo attratti da alcuni di loro, per altri proviamo avversione, altri ancora ci sono simpatici, alcuni li capiamo e altri no. Quali che siano le nostre opinioni, però, possiamo semplicemente considerarle “opinioni” riguardanti una persona, invece che la persona reale. Possiamo ascoltarci mentre diciamo: «Non voglio che lui sia così …Voglio che sia in un’altra maniera. Dovrebbe essere in quest’altro modo … non dovrebbe essere così».

Voglio essere diverso” è una lamentela ricorrente di questi tempi, vero? Perché la vita non può essere diversa? Perché le persone devono morire? Perché dobbiamo invecchiare? Perché questa malattia? Perché dobbiamo separarci dalle persone che amiamo? Perché dei bambini innocenti, che non hanno fatto male a nessuno, e degli anziani, che durante la loro vita non hanno nuociuto a nessuno, devono soffrire, morire di fame o essere maltrattati?

Tra le notizie c’è sempre qualcosa di orribile. L’altro ieri mi hanno scritto di alcuni musulmani del Bangladesh che stanno tentando di sterminare tribù buddhiste dei Chittagong Hill Tracts, un genocidio. Poi abbiamo sentito che degli Iraniani cercano di eliminare i Bahai … Queste cose vanno avanti senza fine. I Cingalesi e i Tamil … Ci sono sempre queste contese tra gruppi sociali … uno cerca di impadronirsi del territorio o del potere dell’altro.

Si va avanti in questo modo da chissà quanto. C’è sempre uno che vuole sterminare un altro da quando Caino ha ucciso Abele, e ciò avvenne molto tempo fa! Ogni volta che apprendiamo di queste atrocità, però, diciamo: «Che cosa terribile … non dovrebbe succedere … ».

Si sente parlare di compagnie farmaceutiche americane che vendono medicinali dannosi e terribili ai Paesi del Terzo Mondo. «Sono cose che non dovrebbero succedere! Tremendo!». L’inquinamento del pianeta, lo sfruttamento dell’ambiente, l’uccisione di delfini e balene … Come andrà a finire? Che cosa possiamo fare? Pare che si tratti dell’eterno problema dell’ignoranza degli esseri umani. In un periodo nel quale le persone dovrebbero avere una conoscenza migliore, proprio allora si fanno vicendevolmente le cose più orribili. È un periodo di tetre previsioni … terremoti, eruzioni vulcaniche e malattie … «Non dovrebbe essere così».

Dire “così stanno le cose” non è né un’approvazione né rifiutarsi di fare qualcosa, bensì un modo di fondare sé stessi nella conoscenza che la Natura è “fatta così”. Nel regno animale è più che altro una questione di sopravvivenza del più adatto, una legge naturale di autoselezione in base alla quale sono i più deboli a soccombere. Anche a questo proposito la Natura è piuttosto brutale, o no? Pensiamo che nella Natura tutto “dovrebbe” essere gentile e delicato … fiori e sole che splende, ma anche la Natura è molto brutale.

Quale posto occupiamo nella Natura? Possiamo vivere al livello del regno animale, rimarcando la sopravvivenza del più adatto, del più forte rispetto al debole e vivere nella paura o ricorrere al potere. Può succedere che si viva così perché condividiamo questa mentalità del regno animale. Abbiamo un organismo che deve sopravvivere come qualsiasi altro di questo pianeta. La legge della giungla, quindi, è un qualcosa a cui gli esseri umani possono scegliere di aderire, cosa che molti di loro fanno.

Siamo, però, solo al livello più basso, vero? Se viviamo a questo livello, dobbiamo attenderci che il mondo possa essere solamente come già è, in una condizione di paura e di ansietà. Ma in quanto esseri umani possiamo andare al di là di questo livello animalesco, decidere di far nostro uno standard morale nel quale dimorare, così da non essere costretti a vivere la nostra vita in uno stato di turbamento.

A un livello più alto di quest’ultimo, d’altra parte, c’è la nostra capacità di realizzare la Verità: contemplare l’esistenza, coltivare una mente riflessiva grazie alla quale possiamo trascendere la personalità. Prima di giungere a questo livello abbiamo un comportamento morale nel quale ci sono ancora dei forti punti di vista personali. E nella nostra cultura abbiamo sviluppato fino all’assurdo il senso del sé, l’“io” e il “mio”. Questi “io” e “mio” sono talmente forti che sembrano dominare e guastare tutto quello che facciamo, e ad essi sono sempre connesse angoscia e sofferenza.

Contemplate solo questo: ogni volta che c’è una percezione di “io” e di “mio” riguardo a qualsiasi cosa, tale percezione sembra sempre far sorgere scontentezza, incertezza o dubbio, senso di colpa, paura e ansia. C’è questa opinione di un “io” in quanto individuo, l’opinione che questo è “mio”, l’opinione di un “io” che dovrebbe o non dovrebbe essere o fare, fondata sulla credenza in un sé in quanto corpo o condizione mentale. Tale opinione, però, è fondata su un’illusione, proviene da un condizionamento, non dalla visione profonda. Finché ci identifichiamo con le demarcazioni del corpo e della mente, ovviamente sperimenteremo queste forme mentali di sofferenza. Come potrebbe essere altrimenti? Non riusciremo certo a ottenere l’Illuminazione con distorti fraintendimenti e con l’errata visione.

Ora abbiamo questa opportunità di instaurare in noi stessi la Retta Comprensione, che ci libera dall’illusione dell’esistenza di una persona: l’identificazione con i cinque aggregati: corpo, sensazione, percezione, formazioni mentali e coscienza. Così, contempiamo la coscienza sensoriale mediante i sensi: gli occhi, le orecchie, il naso, la lingua e il corpo. Possiamo contemplare le formazioni mentali, le nostre creazioni mentali dei giorni passati come pure i pensieri e i punti di vista che stiamo generando oggi per il futuro. Possiamo vederli come impermanenti.

Abbiamo la capacità di contemplare la natura delle cose, la capacità di dire: «Così stanno le cose». Possiamo notare che “le cose stanno così” senza assumere un punto di vista personale. Così, non facciamo altro che testimoniare e prendere atto del corpo, con il suo respiro, il suo peso e la sua postura, osservandolo così com’è, ora, in questo momento. L’umore della mente – sia che ci sentiamo brillanti o scialbi, felici o infelici – è comunque un qualcosa che possiamo conoscere, che possiamo testimoniare. E la mente vuota, priva di proliferazioni riguardo a sé stessi e agli altri, è lucida, intelligente e compassionevole. Più guardiamo davvero all’interno delle abitudini che abbiamo sviluppato, più le cose ci diventano chiare. Perciò, dobbiamo essere disposti a soffrire, ad annoiarci, a sentirci tristi e angosciati: sono opportunità di sopportare questi spiacevoli stati mentali, senza sopprimerli. Siccome siamo nati, così stanno le cose, in questo momento, in questo luogo.

[La foto sull’accettazione consapevole è di SHVETS production, Spagna]

Libri di Ajahn Sumedho

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