Ajahn Sumedho – Non prenderla sul personale e vivrai felice

non prenderla sul personale

Non prenderla sul personale e accettare la natura condizionata di ogni cosa, secondo Ajahn Sumedho, è fondamentale. Si tratta di un insegnamento che ci fa guardare a ogni fatto della vita da un’altra prospettiva.

Alcuni di noi vivono la loro vita semplicemente reagendo alla vita perché sono condizionati a farlo, come i cani di Pavlov*. Se non vi risvegliate alla realtà delle cose, di fatto non siete altro che creature intelligenti condizionate, piuttosto che stupidi cani condizionati. Si può guardare con sussiego ai cani di Pavlov che sbavano quando suona il campanello; ma notate quanto anche noi ci comportiamo in modo simile. Questo perché l’esperienza sensoriale è tutta fatta di condizionamento, non è una persona, un’anima, una sostanza personale.

Questo corpo, le sensazioni, i ricordi e i pensieri sono percezioni mentali condizionate dal dolore, dall’essere nati come esseri umani, dall’essere nati in una certa famiglia, dall’appartenenza a una certa classe, razza e nazionalità; dipendono dall’avere un corpo femminile o maschile, attraente o non attraente e così via. Tutte queste sono semplicemente le condizioni che non ci appartengono, che non sono “io” né “mio”. E queste condizioni seguono le leggi della natura, le leggi naturali.

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Non si può dire “non voglio che il mio corpo invecchi”; o meglio, possiamo dirlo, ma per quanto insistiamo il corpo invecchia lo stesso. Non possiamo aspettarci che non provi mai dolore, o non si ammali mai o conservi sempre una vista e un udito perfetti. Ce lo auguriamo però, non è vero? “Spero di essere sempre in buona salute, di non diventare mai invalido e avere sempre una buona vista, di non diventare cieco e conservare un buon udito, così non sarò mai uno di quei vecchietti a cui bisogna strillare nelle orecchie; spero di non diventare un rimbambito e conservarmi padrone delle mie facoltà finché arriverò a novantacinque anni sveglio, lucido e arzillo e morirò nel sonno senza dolore”. Ci piacerebbe che andasse così.

Alcuni di noi camperanno a lungo e avranno una morte idilliaca, ma domani potremmo perdere all’improvviso tutti e due gli occhi. È improbabile, ma potrebbe succedere! Certo è che il peso della vita si allevia considerevolmente quando riflettiamo sui suoi limiti intrinseci. Allora sappiamo cosa è possibile ottenere, cosa possiamo imparare dalla vita. Tanta parte della miseria umana nasce da aspettative esagerate e dall’impossibilità di ottenere tutto ciò che avevamo sperato.

Quindi nella meditazione e. nella comprensione intuitiva della natura delle cose vediamo che la bellezza, il sublime, il piacere, sono condizioni impermanenti tanto quanto il dolore, la miseria e la bruttezza. Se arrivate a capire questo, siete in grado di godere e tollerare tutto quanto potrà capitarvi. Di fatto, la lezione della vita consiste in gran parte nell’imparare a tollerare quello che non ci piace, in noi stessi e nel mondo che ci circonda; imparare a essere gentili e pazienti senza fare una tragedia per le imperfezioni dell’esperienza sensoriale. Possiamo adattarci, tollerare e accettare le caratteristiche mutevoli del ciclo della nascita e della morte sensoriali mollando la presa e smettendo di attaccarci.

Quando ci liberiamo dall’identificazione con questo ciclo, sperimentiamo la nostra vera natura, che è luminosa, limpida, consapevole; ma non è più un fatto personale, non è “me” o “mio”, niente da conquistare o a cui attaccarsi. Possiamo attaccarci solo a ciò che non siamo!

Da: Ajahn Sumedho, “Il suono del silenzio“, Astrolabio Ubaldini, 2008.

*Il cane di Pavlov

Il cane di Pavlov è un animale reso famoso da un esperimento dello scienziato russo Ivan Pavlov, che agli inizi del Novecento elaborò il concetto di riflesso condizionato. Associando per un certo numero di volte la presentazione di carne a un cane con un suono di campanello, alla fine il solo suono del campanello determina la salivazione nel cane. Quest’ultima è indotta nel cane da un riflesso condizionato provocato artificialmente.

Il suono del silenzio

Ajahn Sumedho, Il suono del silenzio
Genre:
N. pagine: 170
Ajahn Sumedho ha sempre centrato il suo insegnamento sulla consapevolezza, il solo vero rifugio in una condizione umana che, essendo nata, creata, condizionata, è votata alla sofferenza e alla disgregazione. La consapevolezza come rifugio, quindi, e come strumento prezioso per entrare in contatto con le proprie illusioni, i preconcetti, le emozioni e le reazioni abituali che, una volta illuminate nella loro transitorietà, nella loro natura di puri oggetti mentali, perdono molto del loro potere.

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[La foto è di Keira Burton]
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