
La meditazione camminata insegna a percepire il distacco in ogni passo, preparandoci ai grandi strappi della vita. Così, anche il dolore della morte può essere vissuto con presenza e mistero.
La meditazione camminata è limitarsi a camminare su e giù per un breve percorso molto lentamente in modo da poter percepire ogni cambiamento e sfumatura di un’attività che per lo più facciamo senza alcuna attenzione. Camminare è lasciare con un piede la terra e con l’altro tenere l’ancora. Camminando ci avvicendiamo tra terra e cielo. Ogni passo che si stacca da terra ci mette in contatto con gli innumerevoli distacchi della nostra vita.
Anni fa, mio fratello si è ammalato e gli ultimi mesi di vita li ha passati in un hospice. Mentre moriva, monitoravo con il cuore le mie sensazioni e i miei sentimenti e a un certo punto mi trovai faccia a faccia con uno strappo che conoscevo già, ma mi era chiaro che non proveniva da altri strappi che avevo vissuto prima di lui, ed erano tanti, no, proveniva da un’esperienza minuscola, millimetrica, un’esperienza omeopatica di distacco.
E mi venne incontro il ricordo fisico di tutte le volte che avevo praticato la meditazione camminata e di tutte le volte che avevo percepito e raccolto la sensazione precisa di quando il piede si stacca da terra e si solleva. Ero pronta. Anni e anni di esercizi umili di alzo, sollevo, sposto, poso il piede mi avevano preparato a sentire con precisione le sensazioni di contatto e di distacco fino a poter sentire il grande strappo.
Ero seduta vicino a lui mentre goccia a goccia, respiro per respiro, se ne andava, ero seduta in una poltrona di fianco al suo letto e cercavo di sentire il mio corpo e il mio cuore e le loro variazioni.
Quando il filo del suo respiro si spezzò, non mi restarono solo le sensazioni di abbandono, di spavento, di vuoto, di gioia per la sua liberazione, ma anche la sensazione semplice e immediata di quanto fosse comoda la poltrona vicina al suo letto.
Il dono di una pratica indivisa che copre tutta la nostra vita e la ammanta umilmente di mistero è quello di non dividere più i mondi, una poltrona è spirituale quanto un cuscino da meditazione o un inginocchiatoio, l’angoscia dello strappo è assaporabile se ci addestriamo ad assaporare a piccole dosi il distacco di un piede da terra che viviamo a ogni passo.
Da: Chandra Livia Candiani, “Il silenzio è cosa viva. L’arte della meditazione“, Einaudi, 2018.
Il silenzio è cosa viva. L’arte della meditazione

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