Christina Feldman – Compassione per se stessi, perché è importante

Compassione per se stessi

La compassione per se stessi, secondo Christina Feldman, è il primo passo per poter estendere senza condizioni la compassione agli altri, la cui rabbia, paura o confusione non sono affatto diverse dalle nostre.

Il voto del bodhisattva riconosce ed accetta il fatto che l’avidità, la rabbia e l’illusione sono senza fine. Non dovete essere perfetti per essere compassionevoli. La compassione implica la disponibilità ad abbracciare, in  modo amorevole ed accettante, tutti quei momenti di resistenza e di giudizio discriminante. La compassione ha  a che fare col modo in cui ricevete non solo gli altri, ma  anche la vostra mente e il vostro cuore. A volte siete spaventati, agitati o crudeli. Sono momenti di sofferenza. La  rabbia, la paura e il giudizio non sono di per sé ostacoli alla compassione, ma lo diventano quando non li si mette in discussione. Di per sé, essi sono inviti alla compassione. Potete ascoltare voi stessi nei momenti in cui vi sentite più arrabbiati, spaventati od offesi? Trovare compassione per voi stessi in simili momenti è il primo passo per essere in grado di estendere incondizionatamente la compassione agli altri, la cui rabbia, paura o confusione non sono affatto diverse dalle vostre. Dal momento che potete comprendere nel vostro cuore il dolore insito in tali esperienze e siete disponibili a restare presenti e ad avere familiarità con esso, potete trovare la risolutezza e il coraggio per essere presenti ad un’altra persona in preda allo stesso dolore.

Potreste avere la tentazione di procrastinare la compassione, perché avete la sensazione di dover anzitutto portare a termine un programma di automiglioramento. Dovete sistemare la vostra rabbia, il vostro egoismo e la vostra avidità e poi, forse, potrete aprire il vostro cuore ed ascoltare le grida del mondo. Ma l’automiglioramento può essere un programma infinito; è l’espressione di un credo giudicante in cui negate compassione a voi stessi. Vi vergognate della vostra negatività, della vostra paura e della valanga di meschinità e di critiche, e credete di doverle in un modo o nell’altro cancellare dal vostro cuore. Eroicamente, cercate di scacciare la vostra rabbia, solo per trovarla poi rimpiazzata dalla gelosia. Potete sforzarvi di  superare quest’ultima, e poi sentirvene orgogliosi.  L’orgoglio diventa allora l’obiettivo dei vostri tentativi di autoperfezionamento, e subito dopo inorridite di trovarlo rimpiazzato dall’avidità. A un certo punto può sorgere in voi l’intuizione che l’intero programma è motivato dalla non-accettazione e da concetti idealizzati di perfezione.

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Uno studente che aveva ricevuto istruzioni per meditare sulla compassione si recò dall’insegnante in preda alla disperazione. “È troppo difficile”, si lamentò. “Mi siedo e cerco di offrire compassione agli innumerevoli esseri del mondo, e per tutto il tempo mi sorprendo a criticare il modo in cui il mio vicino indossa l’abito, quanto rumore  fa il mio compagno di stanza, quanto mi fanno male le ginocchia e quanto è cattivo il cibo. Come farò a superare tutto ciò?”. L’insegnante ascoltò pazientemente la sua lunga litania di lamentele, poi si sedette e rifletté per un po’. Sperando in parole di rassicurazione o in una scorciatoia per la trascendenza, lo studente restò in fiduciosa attesa. Alla fine, l’insegnante aprì gli occhi e disse: “Queste difficoltà ti accompagneranno per il resto della vita”.

Anche se può non essere letteralmente la verità, vale la pena chiedervi come reagireste se sapeste che la rabbia, la paura, la resistenza e l’ansia potrebbero essere i compagni di tutta la vostra vita. Potreste continuare a negarle, a condannarle, o cercare di purificare da esse il vostro cuore. Oppure potreste esaminare la possibilità di un mutamento radicale del cuore. È possibile abbracciare con gentilezza ricettiva tutto ciò che siete più propensi a condannare o a temere. Potete accettare i momenti di rabbia e di paura come degli ospiti, potete essere disponibili ad accoglierli con gentilezza senza sentirvi obbligati a servir loro un pasto da cinque portate? A nessuno piace essere arrabbiato o spaventato, ma non sono vostri nemici. Sono sentimenti dolorosi che sollecitano l’indagine, la comprensione e la tenerezza. Potete imparare ad accettarli con equanimità e consentir loro di sorgere e scorrere senza identificarvi ciecamente con essi o reagire in base ad essi. Spesso è nei momenti più duri della nostra vita che troviamo la compassione più profonda. Procrastinare la compassione è procrastinare la capacità di affrontare la vita con la massima pienezza e saggezza.

Da: Christina Feldman, “Compassione. Ascoltare le grida del mondo“, La Parola, 2007.

[La foto è di Jessica Ticozzelli, Italia]

Compassione. Ascoltare le grida del mondo

Christina Feldman, Compassione
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La saggezza e la compassione cui anelate con la più profonda intensità non verranno trovate al di fuori del vostro corpo, della vostra mente, del vostro cuore o della vostra storia, ma al loro interno. Comprendendo profondamente la loro natura, arrivate a comprendere la natura di tutti i corpi, menti e cuori. I concetti di me e te, di sé ed altro, si dissolvono all'interno di una profonda comprensione della vacuità.

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