Meditazione Zen

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Cos’è la meditazione Zen

Se volete sapere cos’è la meditazione Zen, in questo sito troverete molte risposte esaurienti, grazie alla presenza di numerose letture di maestri come Thich Nhat Hanh, Alan Watts, Shunryu Suzuki-roshi e molti altri ancora, oltre agli articoli del blog di Paolo Subioli.

In sintesi, lo Zen è una corrente che deriva dalla variante cinese del buddhismo, il Chan, che si è sviluppata nel V secolo dopo Cristo. La più importante figura di quel periodo è stata Bodhidharma (483 -540). Il Chan risente dell’influenza della cultura cinese, e in particolare del Taoismo e del Confucianesimo. Semplificando, potremmo dire che dal Taoismo il Chan ha ricavato la tendenza a privilegiare la conoscenza intuitiva, rispetto a quella razionale. Infatti nello Zen l’illuminazione non viene raggiunta dedicandosi con lungo impegno alla meditazione, ma scoprendo ciò che è sempre stato davanti ai nostri occhi per tutta la vita. Importante in tal senso è la distinzione tra conoscenza convenzionale e conoscenza assoluta.

Secondo Alan Watts, il tono speciale dello Zen, rispetto ad altre forme di Buddhismo, può essere definito come “una certa immediatezza“. È celebre l’episodio del maestro Huai-jang che dice che pretendere di diventare un Buddha, sedendo in meditazione, è come pretendere di ottenere uno specchio a forza di lucidare una mattonella.

L’uso dei Koan è significativo a riguardo. Il Koan è una pratica Chan (e poi Zen) che ha origine nel IX secolo e consiste in un tema che viene affidato dal maestro al discepolo affinché ne trovi la soluzione. Si tratta sempre di temi paradossali, che non hanno una soluzione logica, come il seguente, attribuito a Hakuin Ekaku (1686-1769):

“Puoi produrre il suono di due mani, che battono una contro l’altra. Ma qual è il suono di una mano sola?”

Il Chan, dalla Cina, si è diffuso in tre aree dell’Asia orientale: Giappone (dove il nome è diventato Zen), Corea (Son) e Vietnam (Thien). Tutte queste denominazioni sono varianti della parola sanscrita dhyana, che significa meditazione. Le diverse varianti hanno ciascuna delle peculiarità, ereditate dalle rispettive culture locali.

Nello Zen è bandita la speculazione intellettuale, mentre di fatto assume un ruolo centrale la meditazione seduta, detta zazen, che si svolge anche nell’ambito di ritiri di più giorni, o sesshin. La meditazione zen privilegia l’aspetto della concentrazione (samatha) rispetto a quello della visione profonda (vipassana), anche se oggi si tende a fare distinzioni sempre più sfumate tra i vari metodi. La sala di meditazione è detta zendo e al suo interno i praticanti si dispongono tipicamente lungo le pareti, rivolti verso la parete stessa, per limitare le occasioni di distrazione.

Un’altra caratteristica dello Zen è quella di non fare distinzioni tra sacro e profano e di ricercare l’illuminazione nelle cose più ordinarie, al punto che si dice che l’espressione “nulla di speciale” esprima al meglio l’essenza dello zen.

I maestri zen si trasmettono di generazione in generazione il titolo di maestro, dando luogo a lignaggi che durano nel tempo. Le due scuole più famose sono il Rinzai, iniziato in Cina dal Linji Yixuan (Lin Chi) nel IX secolo, e Soto, che avuto origine da Dongshan Liangjie, sempre in Cina nel IX secolo. Il più importante esponente del Soto Zen è stato Dogen, iniziatore di questa scuola in Giappone, nel XIII secolo.

Lo Zen e l’arte

Diverse forme di manifestazioni artistiche svolgono un ruolo primario nello Zen, specie per influenza giapponese. L’ideale Zen della “vita senza scopo” si esprime perfettamente in forme d’arte dove viene esaltata l’immediatezza del gesto, come la pittura e la realizzazione di giardini. Nel giardino Zen, spesso fatto unicamente di pietre, l’artista si preoccupa che la forma esprima una “intenzione priva di intenzione”.

La pratica Zen si incarna in diverse discipline, nelle quali la massima concentrazione consente di esprimere la completa compenetrazione tra chi compie l’azione e l’azione stessa, quale perfetta espressione del non dualismo, che è un altro tema su cui nello Zen viene posto l’accento in modo particolare. Esempi di queste discipline sono la cerimonia del tè, il tiro con l’arco  e l’haiku, una forma di poesia di sole 17 sillabe che afferra un tema e poi lo lascia subito cadere.

Lo Zen di Thich Nhat Hanh

Thich Nhat Hanh, monaco zen e poeta vietnamita, viene considerato uno dei più grandi maestri Zen moderni. La sua interpretazione dello Zen ha reso molto popolare questa disciplina, che di per sé è caratterizzato da una certa “durezza” non sempre facile da accettare. Una caratteristica dello zen classico (ad esempio il Soto Zen) è quella di essere piuttosto formale, cerimoniale, proprio perché attribuisce valore a ogni gesto della vita. Thich Nhat Hanh (detto amichevolmente Thay, cioè maestro, dai suoi allievi) ha mantenuto al minimo questo formalismo, rendendolo anche più comprensibile. Il suono di campana, ad esempio, viene usato come strumento primario di consapevolezza quale ritorno al momento presente.

Anziché usare i koan, Thich Nhat Hanh adotta metafore paradossali ma facilmente comprensibili, come “quando bevi il tè stai bevendo nuvole”. Diversi maestri zen contemporanei hanno reso lo zen meno formale, come ad esempio Joko Bek o Toni Packer, ma nessuno come lui lo ha trasformato in qualcosa comprensibile anche ai bambini. Non a caso la prima parte dei suoi discorsi è di solito rivolta direttamente ai bambini stessi. Il concetto della rinascita, che in alcune correnti buddhiste viene addirittura visto come possibilità di assumere diverse vite per una stessa persona, in Thich Nhat Han è del tutto assente. Al suo posto c’è la pratica di vedere in sé stessi i propri genitori e antenati, fino a risalire all’origine dell’universo. “Medita fino a vedere te stesso in un granello di polvere e nella galassia più lontana”, dice il maestro vietnamita.

Thich Nhat Hanh ha anche rafforzato molto il concetto di sangha, la comunità dei praticanti, rendendo questi ultimi protagonisti della pratica comunitaria. Una porzione significativi degli incontri è infatti dedicata alla “condivisione” tra i presenti.

Thich Nhat Hanh, pur adottando un linguaggio alla portata di tutti, non ha mai rinnegato la visione radicalmente non dualista dello Zen, che gli deriva dal suo legame di lignaggio col maestro Linji (o Lin Chi), vissuto nel nono secolo d. C., fondatore della scuola Linji (Rinzai) dello Zen.

Thich Nhat Hanh è stato molto attivo durante la guerra in VIetnam, a supporto delle popolazioni colpite e come leader pacifista. Ha dato così luogo al filone detto del Buddhismo impegnato. Ha fondato in Francia la comunità di Plum Village, che è centro propulsivo della vasta comunità dell’interessere, che include centri di pratica e gruppi informali in tutto il mondo. L’approccio laico e moderno di questo maestro, che ha anche sempre guardato con attenzione al mondo delle tecnologie digitali, ne ha fatto un punto di riferimento come punto di unione tra Oriente e Occidente.

La meditazione Zen a Roma

A Roma il punto di riferimento storico e più noto è il centro Zen l’Arco, il cui maestro (e abate) è Dario Doshin Girolami, che si è formato presso il San Francisco Zen Center, fondato da Shunryu Suzuki Roshi, considerato l’iniziatore dello Zen in Occidente. Sono inoltre presenti diversi sangha “interessere” della tradizione di Plum Village (Thich Nhat Hanh) e altro centri di scuola sia Rinzai che Soto. È possibile trovare informazioni di dettaglio nelle pagine sui gruppi di meditazione a Roma e nel calendario degli appuntamenti di meditazione a Roma.

La meditazione Zen a Milano

Per quanto riguarda la meditazione Zen, a Milano spicca la presenza del monastero Zen il Cerchio, fondato e guidato da Tetsugen Serra, autore di doversi libri, formatosi in Giappone nell’anbito della scuola Soto Zen. Oltre a due gruppi della tradizione di Thich Nhat Han, a Milano sono presenti altre realtà. Si veda la pagina sulla meditazione gratuita a Milano per maggior informazioni.

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[La foto è di D. Nelson, da Plum Village]