Alan Watts – La paura del nulla è solo un trucco

paura del nulla

La paura del nulla è fuorviante, per Alan Watts, perché in realtà il nulla dovrebbe avere un ruolo centrale, nella spiritualità. È essenziale imparare ad esplorare profondamente la vacuità o il più vero e completo nulla.

Paura del nulla

Il sesto patriarca dello zen, Hui Neng, noto anche come Dajian, insegnava che l’essenza della psiche umana è intrinsecamente pura. Non intendeva “non sporca”, bensì limpida o vuota. Insegnava anche che il vuoto non è vuoto, bensì è abbondantemente pieno, proprio come lo spazio è ricolmo dell’intero universo: stelle, lune, montagne, fiumi, persone buone, persone cattive, animali, insetti; sono tutti contenuti nel vuoto. Perciò, da questo vuoto proviene tutto, e voi siete il vuoto. Che altro potreste essere?

In pratica sto dicendo che tutta questa paura del nulla è solo un trucco. Il nulla è qualcosa di cui si dovrebbe parlare di più in campo spirituale, ma la gente lo ignora, o sminuisce quel genere di discussione. Ma è proprio lì che risiede il segreto: si trova sempre nel luogo in cui non lo si cerca. Dove nacque il Signore Gesù Cristo: in un palazzo? No. Venne alla luce dove nessuno avrebbe pensato di cercarlo: in una stalla. Perciò dovreste meditare sul nulla. So che è difficile da concepire, ma sarà più facile quando ricorderete che il nulla è ciò che siete e ciò che eravate prima di nascere. Questo è un punto estremamente importante. E il segreto di tutto.

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Se lo dite in giro, sicuramente vi causerà dei fastidi. «Questa filosofia del vuoto», vi diranno, «non pone le basi per amare gli altri, per la gioia, per coltivare qualcosa di buono», e così via. Assurdo. Se esplorate realmente il nulla vi riempirete di energia, così non troverete ostacoli sulla vostra strada. E in tal caso, potrete fare qualunque cosa vogliate con allegria, ed essere completamente creativi. La creatività richiede il nulla, il vero nulla, non una sorta di tenebra simile all’essere sepolti vivi in eterno. Cos’è il nulla? Va oltre ogni immaginazione. La vostra fantasia si sfinisce nel tentare di concepirlo.

Questo è ciò di cui i mistici parlano da secoli. La nube della non-conoscenza, opera scritta nel XIV secolo da un monaco inglese, si basava su un testo precedente intitolato De Theologia Mystica, scritto da un monaco siriano di nome Dionigi l’Areopagita. Si tratta di un piccolo, affascinante libro che ho tradotto nel 1943. In esso Dio viene descritto solo in base a ciò che non è: non è luce, non è potere, non è spirito, non è padre, non è né questo, né quello; l’autore semplicemente confuta, annullandola, qualsiasi cosa sia mai stata detta su Dio, perché Dio è infinito e quindi è al di là delle possibilità del pensiero. Egli scrive: «Chiunque avesse una visione e pensasse di aver visto Dio, non avrebbe visto Dio, bensì una creatura creata da Dio che è inferiore a Dio». Questa affermazione è formulata in modo tale che perfino San Tommaso d’Aquino ci credette. Tutti devono concordare che Dio è l’Onnipotente, l’Universo che osserva se stesso, e Dionigi l’Areopagita lo dice a chiare lettere.

Se state sostenendo il concetto di una divinità tangibile, non state andando fino in fondo. Non ottenete l’intero beneficio di questa esplorazione. Se vi ostinate a dire che là ci sia qualcosa (un padre amorevole in fondo alla fila, o qualche tipo di giardino dell’Eden), in realtà state barando con voi stessi. Dovete esplorare profondamente la vacuità o il più vero e completo nulla, ed è questa l’essenza di ogni intento zen, dei Vedānta, del misticismo e compagnia. E credo che questa sia la cosa in assoluto più semplice che io possa dirvi.

Da: Alan Watts, “Lo zen e l’arte di imbrogliare la mente“, Macro Edizioni, 2019.

[La foto sulla paura del nulla è di Renato Danyi, Ungheria]

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