Alan Watts – Resistere al cambiamento è ignorare che il cambiamento è vita

resistere al cambiamento

Supponiamo che grazie a qualche diabolico incantesimo io potessi fermare il tempo per qualcuna di voi, facendola restare per sempre della stessa età. Sarebbe orribile. Fra mille  anni sarebbe una splendida megera. Il problema è che le nostre menti sono univoche, poiché notiamo l’onda della vita soltanto quando raggiunge il suo picco massimo, la sua cresta. Non la notiamo quando è nel punto più basso — almeno non con il punto di vista consueto. Ciò che conta per noi è il picco. Pensate a una sega circolare. Sembra che siano le punte dei suoi denti a effettuare il taglio, non gli avvallamenti posti tra di esse; ma non possono esistere delle punte senza quegli avvallamenti, cioè la sega non è in grado di tagliare senza avere punte e avvallamenti. E noi lo ignoriamo. Non notiamo le valli quanto notiamo le montagne. Le valli vanno verso il basso, le montagne verso l’alto, e noi preferiamo cose che puntino verso l’alto, perché su è bene e giù è male. Perciò, poiché ignoriamo l’aspetto ondulatorio delle cose, tutto il sapere parte dall’enfatizzare l’avvallamento distinguendolo dal picco, e osservare le valli ci mette molto a disagio.

Vogliamo deliziarci limitandoci a osservare i picchi, ma in realtà questo ci nega il piacere, perché segretamente sappiamo che ogni picco è seguito da una valle: la valle dell’ombra della morte. E abbiamo sempre paura, perché non siamo abituati a osservare  le valli, non siamo abituati a con-vivere con esse. Per noi rappresentano lo strano e minaccioso mondo dell’ignoto. Forse abbiamo paura che le valli prendano il sopravvento sui picchi e li conquistino. Forse la morte è più forte della vita. La vita sembra sempre esigere tanti sforzi, mentre la morte è qualcosa in cui si scivola senza fatica.

Perciò resistiamo al cambiamento, ignorando che il cambiamento è vita, ignorando che niente è invariabilmente il lato negativo di qualcosa. La maggior parte della gente ha paura dello spazio. Lo ignora e lo considera come nulla: ma lo spazio  e il solido sono due modi di pensare alla stessa cosa, cioè a qualcosa che è spazio/solido. Non troverete mai dello spazio in assenza di solidi, né dei solidi in assenza di spazio. Non può esistere un universo fatto solo di spazio: spazio fra che cosa? Lo spazio è rapporto. Si accompagna sempre al solido, come il diritto al rovescio. Invece la mente disgiuntiva ignora lo spazio e pensa che siano i solidi a fare tutto, che il solido sia la sola cosa reale. In altre parole, l’attenzione consapevole ignora gli intervalli.

Ma prendiamo per esempio la musica. In realtà, ascoltando una melodia, si ode l’intervallo fra un suono e l’altro, i cosiddetti “salti” sulla scala musicale. Perciò è l’intervallo ad avere importanza. Allo stesso modo, gli intervalli fra le foglie di quest’anno e quelle dell’anno scorso, o fra questa generazione di persone e la precedente, sono altrettanto importanti. In realtà, non si può dire che o gli intervalli o ciò che sta fra gli intervalli sia più importante dell’altro, poiché vanno insieme. Spazio, notte, morte, buio… Non essere presenti è una componente essenziale dell’essere presenti. L’uno non può esistere senza l’altro.

Da: Alan Watts, “Lo zen e l’arte di imbrogliare la mente“, Macro Edizioni, 2019.

Lo zen e l’arte di imbrogliare la mente

Alan Watts, Lo zen e l'arte di imbrogliare la mente
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N. pagine: 224
Alan Watts ci invita a sottrarci alla trappola della consapevolezza ordinaria, smettendo di prendere la vita così seriamente per cominciare a godercela in completa sincerità, rinunciando al "mito di noi stessi", che ci illude di essere degli ego racchiusi in un involucro di pelle e separati dalla realtà circostante. Questo concentrato degli interventi più interessanti di Watts spiega in modo affascinante e ironico i principi della filosofia buddhista e la sua applicazione nella vita quotidiana.
Paolo Subioli

Pur essendo un volume postumo, basato sulla rielaborazione di trascrizioni di discorsi di Alan Watts, questo libro è bellissimo. C’è tutta l’erudizione, l’acume e l’ironia del filosofo inglese.

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[La foto è di Fallon Michael, Stati Uniti]