Charlotte Joko Beck – Voler migliorare se stessi e fuggire dalla realtà sono la stessa cosa

migliorare se stessi

Voler migliorare se stessi è una delle motivazioni tipiche di chi intraprende la pratica di meditazione. Ma Joko Beck ci avverte che ciò è esattamente il contrario della pratica zen.

Mentre sediamo, è essenziale mantenere la massima immobilità, Essere consapevoli della lingua nella bocca, dei bulbi oculari, dell’irrequietezza delle dita. Se le dita si muovono, è importante esserne consapevoli. Quando nasce lo stimolo a pensare, ci sono dei movimenti nei bulbi oculari. I modi per sfuggire a noi stessi sono estremamente sottili. L’assoluta immobilità è un’istruzione restrittiva e sgradita. Per me, è così. Dopo un po’ che sono seduta, voglio fare qualcosa, mettere in ordine qualcosa, occuparmi di qualcosa. Non dobbiamo diventare rigidi e duri, ma semplicemente mantenere l’immobilità per quanto ci è possibile. Essere semplicemente ciò che siamo è l’ultima cosa che vogliamo.

Tutti abbiamo forti desideri: la comodità, il successo, l’amore, l’il luminazione, la buddhità. I desideri si presentano e ci mettiamo al lavoro, tentando di trasformare la vita in qualcosa di diverso da ciò che è. Perciò l’ultima cosa che vogliamo fare è rimanere immobili. Nell’immobilità assoluta diventiamo consapevoli del nostro scarso interesse a essere ciò che siamo in questo preciso istante. È una seccatura, non ci va di farlo. Il maestro Rinzai ha detto: “Non sprecate un solo pensiero nella ricerca della buddhità”. Ciò significa essere ciò che già siamo, momento per momento, attimo per attimo, Questo è tutto ciò che ci serve, ma il desiderio va sempre all’inseguimento di qualcosa.

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In termini più semplici possibile, ci sono due tipi di pratica. Il primo cerca di migliorare se stessi. Accresciamo la nostra energia, ci nutriamo meglio, seguiamo vari sistemi di purificazione, ci sforziamo di avere una mente chiara. Molti pensano che l’illuminazione sia il prodotto di questi sforzi, ma non è così. Ovviamente è un’ottima cosa nutrirsi bene, fare esercizi fisici, badare alla salute. Gli sforzi per migliorare la propria vita, per seguire un cammino con una meta, possono produrre persone che danno un’idea di santità, di calma, che suscitano grande impressione.

Dal punto di vista del secondo tipo di pratica, invece, l’idea di trasformarci in qualcosa di diverso e di migliore è un controsenso. Perché? Perché essere così come siamo è perfetto. Ma non ci sentiamo perfetti così come siamo, e di qui la confusione, la scontentezza, la rabbia. L’affermazione che siamo perfetti così come siamo non ha alcun senso per noi.

Vediamolo sotto un altro aspetto. Se siamo consapevoli dei nostri pensieri, essi tendono a scomparire. Non ci può essere consapevolezza del pensiero senza che il pensiero inizi a chiudere bottega, a scomparire. Un pensiero è semplicemente un puntino di energia, ma noi vi sovrapponiamo le nostre credenze condizionate alle quali cerchiamo di stare attaccati. Se li guardiamo con consapevolezza impersonale, i pensieri scompaiono. Se guardiamo una persona, scompare anche lei? No, resta. Questa è la differenza tra la realtà e la visione illusoria della realtà che alimentiamo vivendo nei pensieri. Osservate a fondo, una rimane e l’altra scompare. La versione personale della vita si dissolve. Noi vogliamo semplicemente una vita reale, il che è diverso da una vita santa.

Niente di speciale. Vivere lo zen

Charlotte Joko-Beck, Niente di speciale. Vivere lo zen
Vivere lo zen, secondo l'autrice, non è niente di speciale: solo la vita così com'è, senza più i sogni e le fantasie con i quali cerchiamo ininterrottamente di rimandare l'incontro con il qui, l'ora, il questo. Vogliamo proteggerci dalla realtà, ma la fuga dall'esperienza presente, dall'ordinarietà della vita, ci impedisce di vivere davvero e ci imprigiona in una trappola di frustrazioni. 
Paolo Subioli

Amo questo libro, che trovo uno dei più belli che abbia mai letto, in tema di dharma. Nella sua insistenza a dirci che dobbiamo accogliere tutto della vita, compreso il dolore, Joko Back non fa sconti. Ma la pratica zen che propone è tutto meno che scoraggiante.

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[La foto è di Matheus Bertelli, Brasile]
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