Charlotte Joko Beck – Siate luce a voi stessi

siate luce a voi stessi

Sono anni che parlo a tante, tante persone e continua a stupirmi come riusciamo a fare un problema della nostra vita e della nostra pratica. E invece non c’è nessun problema. Dirlo è una cosa, capirlo è un’altra. Le ultime parole del Buddha furono: “Siate un lume a voi stessi”. Non disse: “Correte da questo a quell’insegnante, da questo a quel centro”. Disse: “Siate un lume a voi stessi”.

Intendo parlare del problema dell’autorità. Generalmente, o siamo noi stessi un’autorità per gli altri (dicendo loro cosa fare) o cerchiamo qualcuno alla cui autorità rimetterci (che ci dica cosa fare). Non andremmo in cerca di una figura autoritaria se avessimo fiducia in noi stessi e nella nostra capacità di comprensione. Specie trovandoci di fronte a cose spiacevoli, frustranti o problematiche, pensiamo di doverci rivolgere a un maestro o a un’autorità che ci dica cosa fare. Sono molto divertita dal fatto che, ogni volta che viene in città un nuovo insegnante, tutti corrono a sentirlo. Per quanto mi riguarda, per vedere un nuovo insegnante sono disposta ad attraversare al massimo questa stanza, non di più. Non perché quella persona non mi interessi, ma perché non c’è nessuno che possa farmi vedere la mia vita, eccetto… chi? L’unica autorità è la mia esperienza.

Qualcuno potrebbe dire: “Ho bisogno di un insegnante che mi aiuti a liberarmi dalla sofferenza. Sto male, e non so perché. Non mi occorre forse qualcuno che mi dica cosa fare?”. No! Quello di cui avete bisogno è una guida, capire come porvi di fronte alla vostra vita. Avete bisogno di una guida che vi faccia capire che l’unica autorità, il vero maestro siete voi; e la pratica è tesa a capire chi è questo ‘noi’.

C’è un unico maestro: la vita. Ognuno di noi è una manifestazione della vita, non potremmo essere altro. La vita è una maestra severa e, insieme, infinitamente dolce. È l’unica autorità a cui affidarci. Ed è un maestro, un’autorità presente ovunque. Non dovete andare chissà dove per trovare questo impareggiabile maestro, non vi occorre una condizione speciale, ottimale; anzi, più è aggrovigliata meglio è. L’ufficio è un ottimo posto, casa vostra un posto perfetto. Posti come questi, lo sappiamo per esperienza diretta, sono la quintessenza della confusione. E lì incontriamo l’autorità, il maestro.

L’insegnamento è draconiano, non adatto a tutti. Il più spesso ci voltiamo dall’altra parte, non vogliamo saperne. Cosa vogliamo sapere? Cosa volete sentire? Finché non saremo pronti (il che significa finché non avremo sofferto e non saremo disposti a imparare dalla sofferenza), resteremo come implumi nel nido. Cosa fanno gli uccellini? Spalancano la bocca e aspettano di venire imboccati. Noi facciamo lo stesso: “Ficcami giù il tuo splendido insegnamento! Io tengo la bocca aperta, e tu imboccami”. Quello che stiamo dicendo è: “Quando arrivano mamma e papà? Quando viene un grande maestro, un’autorità suprema, a imboccarmi con ciò che metterà fine alla mia sofferenza, al mio star male?”. Buone notizie: mamma e papà sono già arrivati. Ma dove sono? Proprio qui. La vita è sempre qui. Ma se la vita sembra disagio, desolazione, abbandono e depressione, chi vuole davvero ascoltarla? Quasi nessuno. Eppure, se incomincio a conoscere questo preciso momento, che è il vero maestro; se sono sinceramente ogni attimo della mia vita, se sono quello che penso e che sento, questa esperienza diventerà il ‘proprio questo’, il gioioso samadhi della vita, la parola di Dio. Questa è la pratica dello Zen, dove la parola ‘Zen’ non sarà più necessaria.

Mamma e papà, che abbiamo tanto atteso, sono qui, proprio qui. Anche volendo, non possiamo disobbedire a questa autorità. Mentre lavoriamo, è lì; con gli amici, è lì; in famiglia, è lì. “Fate sempre zazen, pregate sempre”. Se capiamo che ogni momento della vita è il maestro, non possiamo fare diversamente. Se siamo realmente ogni momento della nostra vita, non c’è spazio per un’autorità o un potere esterni. Dove potrebbero essere? Quando io sono la mia sofferenza, dov’è l’autorità? L’attenzione, il fare esperienza, è l’autorità. Allora diventa chiaro cosa fare.

Da: Charlotte Joko Beck, “Zen quotidiano“, Astrolabio Ubaldini, 1991.

Zen quotidiano. Amore e lavoro

Charlotte Joko Beck, Zen quotidiano
N. pagine: 160
Uno dei capolavori dello zen americano, nel quale questa insegnante, che sa unire la tradizione secolare dell’Oriente con la psicologia contemporanea, ci spiega come la liberazione si possa ottenere proprio nella vita ordinaria di tutti i giorni.

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[La foto è di Nghia Le, Vietnam]