Shunryu Suzuki – Cosa intendiamo per Naturalezza

naturalezza

Per naturalezza si intende comunemente qualcosa di diverso che nello zen. Shunryu Suzuki-Roshi spiega che in ambito zen la naturalezza è un modo di fare come qualcosa che scaturisce semplicemente dal nulla.

Naturalezza

“Attimo per attimo ognuno scaturisce dal nulla. Ecco la vera gioia della vita”.

Esiste un grande fraintendimento circa l’idea di naturalezza. La maggior parte di chi viene da noi crede in una libertà o naturalezza, ma il suo modo d’intenderla è ciò che chiamiamo jinen ken gedo, ossia naturalezza eretica. Jinen ken gedo significa che non c’è alcun bisogno di essere formali — una linea di condotta improntata a un mero “lasciar perdere”, a una sciatta trascuratezza. Ecco la comune accezione di naturalezza. Ma non si tratta certo della naturalezza che intendiamo noi. È molto difficile da spiegare, ma la naturalezza è, a mio avviso, la sensazione di essere indipendenti da ogni cosa, un’attività che si basa su niente. È, la naturalezza, qualcosa che scaturisce dal nulla, come un seme o una pianta che spunta dal terreno. Il seme non ha alcuna idea di essere una particolare pianta, però possiede la sua forma particolare e si trova in perfetta armonia col terreno, con ciò che lo circonda. Man mano che cresce, esprime la sua natura. Nulla esiste senza forma e colore. Di qualsiasi cosa si tratti, possiede una forma e un colore, e quella forma e quel colore si trovano in perfetta armonia con gli altri esseri. E non c’è alcun conflitto. Ecco che cosa intendiamo per naturalezza.

Per una pianta o una pietra essere naturale non è un problema. Per noi invece sì, un grosso problema. Essere naturali è per noi qualcosa su cui lavorare. Quando ciò che fate scaturisce semplicemente dal nulla, avete una sensibilità completamente nuova. Ad esempio, quando avete fame, mangiare è un atto naturale. Vi sentite naturali. Ma’ quando vi aspettate troppo, mangiare non è naturale. Non avete affatto una nuova sensibilità. Non le date affatto spazio.

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La vera pratica zazen è sedere in meditazione così come si beve acqua quando si ha sete. Allora in voi c’è naturalezza. È del tutto naturale schiacciare un pisolino quando si ha molto sonno. Ma farlo solo per pigrizia, come se schiacciare un pisolino fosse un privilegio degli esseri umani, non è un atto naturale. Potete pensare: “I miei amici schiacciano tutti quanti un pisolino; perché io non dovrei? Se tutti gli altri non stanno lavorando, perché io dovrei lavorare così sodo? Se loro hanno un sacco di soldi, perché io no?”. Ma questa non è naturalezza. Avete la mente impigliata in qualche altra idea, l’idea di qualcun altro, e non siete indipendenti, non siete voi stessi, non siete naturali. Anche se sedete nella posizione del loto, a gambe incrociate, se il vostro zazen non è naturale, non si tratta di vera pratica. Non avete bisogno di sforzarvi di bere acqua quando avete sete; siete lieti di bere. Se provate una vera gioia nello zazen, allora si tratta di vero zazen. Ma anche nel caso che dobbiate sforzarvi di fare zazen, se sentite del buono nella vostra pratica, quello è zazen. In effetti non è questione di sforzarsi o no. Anche se trovate delle difficoltà, se voi volete così, quello è naturalezza.

Tale naturalezza è molto difficile da spiegare. Ma se riuscite a sedere in meditazione semplicemente e sperimentare la realtà effettiva del nulla nella vostra pratica, non c’è affatto bisogno di spiegazioni. Qualsiasi cosa facciate, se scaturisce dal nulla, è naturale, e questa è la vera attività. In essa provate la vera gioia della pratica, la vera gioia della vita. Ognuno scaturisce dal nulla attimo per attimo. Attimo per attimo, proviamo la vera gioia della vita. Perciò noi diciamo shin ku myo u: “Dal vero vuoto, l’essere mirabile appare”. Shin significa ‘vero’; ku ‘vuoto’; myo ‘mirabile’; u ‘essere’: dal vero vuoto, mirabile essere.

Naturalezza è non avere nulla in mente

Senza il nulla, non c’è naturalezza, non c’è vero essere. Il vero essere scaturisce dal nulla, attimo per attimo. Il nulla è sempre presente, e da esso appare ogni cosa. Di solito però, completamente dimentichi del nulla, vi comportate come se possedeste qualcosa. Quello che fate si basa su qualche idea di possesso o concreta, e tutto ciò non è naturale. Per esempio, quando ascoltate una lezione, non dovete avere alcuna idea di voi stessi. Non dovete avere una vostra idea personale, quando ascoltate qualcuno. Dimenticate tutto quello che avete in mente e limitatevi ad ascoltare ciò che egli dice. Naturalezza è non avere nulla in mente. Allora comprenderete ciò che egli dice. Ma se già possedete un’idea vostra da paragonare a ciò che egli dice, non potrete udire tutto; comprenderete in modo unilaterale; non è questa la naturalezza. Quando fate qualcosa, dovete essere completamente immersi in essa. Dovete dedicarvici completamente. Allora non possedete niente. Dunque, se non c’è vero vuoto nella vostra attività, non è naturale.

La maggior parte della gente è fissata su qualche idea. Recentemente le ultime generazioni parlano di amore. Amore! Amore! Amore! Le loro menti sono strapiene di amore! E quando studiano lo Zen, se ciò che dico non concorda con la loro idea di amore, non lo accettano. Sono proprio cocciuti, sapete. C’è da rimanere a bocca aperta! Non tutti, naturalmente, ma alcuni sono proprio rigidi, estremamente rigidi. Qui non si può proprio parlare di naturalezza. Sebbene parlino di amore e libertà o naturalezza, non comprendono affatto queste cose. E così facendo, non possono comprendere che cosa è lo Zen. Se volete studiare lo Zen, dovete dimenticare tutte le vostre idee precedenti, fare semplicemente zazen e stare a vedere che tipo di esperienza avete nella vostra pratica. Ecco la naturalezza.

Da: Shunryu Suzuki-roshi, “Mente zen, mente di principiante“, Astrolabio Ubaldini, 1978.

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Mente zen, mente di principiante. Conversazioni sulla meditazione e la pratica zen

Mente zen, mente di principiante. Conversazioni sulla meditazione e la pratica zen
Tratto dai discorsi che Suzuki-Roshi teneva ai propri studenti zen, questo libro è la testimonianza scritta di un grande uomo, il quale, con le sue doti umane di semplicità, dolcezza, calore e umorismo, ha saputo comunicare agli occidentali, in una lingua occidentale, l'intimo significato dello zen, collocandosi così, insieme a Watts, Krishnamurti e Trungpa, fra i protagonisti dell'incontro fra Oriente religioso e Occidente contemporaneo.
Paolo Subioli

È uno dei più importanti testi dei riferimento sulla meditazione. Il concetto di ‘mente di principiante’ è importantissimo e non a caso viene citato dalla maggior parte dei grandi maestri.

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[La foto sulla naturalezza è di Karolina Grabowska, Polonia]

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