Shunryu Suzuki – Posizione Zazen: come si fa qual è il suo significato

posizione zazen

La posizione zazen è fondamentale nella pratica zen. In questo brano Shunryu Suzuki ci spiega come si fa e qual è esattamente il suo significato.

La posizione zazen

Ora vorrei parlare della nostra posizione zazen. Quando sedete nella posizione del loto completo, avete il piede sinistro sulla coscia destra e il piede destro sulla coscia sinistra. Quando incrociamo le gambe in questo modo, nonostante abbiamo una gamba destra e una sinistra, esse sono diventate tutt’uno. La posizione esprime l’unità della dualità: né due né uno. È questo l’insegnamento più importante: né due né uno. Il corpo e la mente non sono né due né uno. Se pensate che il corpo e la mente siano due, è sbagliato; se pensate che siano uno, è ancora sbagliato. Il corpo e la mente sono due e uno allo stesso tempo. Di solito pensiamo che se qualcosa non è uno, è allora più di uno; se non è singolare, è plurale. Ma nell’esperienza effettiva, la vostra vita è non solo plurale, è anche singolare. Ognuno di noi è dipendente e indipendente allo stesso tempo.

Fra qualche anno moriremo. Se crederemo che ciò sia la fine della nostra vita e basta, allora avremo capito male. Ma, d’altro canto, anche pensare di non dover morire è sbagliato. Moriamo e non moriamo. Ecco il retto intendimento. Alcuni possono sostenere che la mente o l’anima esistano per sempre, e che sia solo il corpo fisico a morire. Ma ciò non è propriamente esatto, perché mente e corpo hanno entrambi una fine. Ma nel contempo è anche vero che esistono in eterno. E anche se noi diciamo «mente e corpo’, in realtà si tratta di due facce della stessa medaglia. Ecco il retto intendimento. Dunque, quando assumiamo questa posizione, essa simboleggia questa verità.

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Da: Shunryu Suzuki-roshi, “Mente zen, mente di principiante. Conversazioni sulla meditazione e la pratica zen“, Astrolabio Ubaldini, 1978.

Come sedersi nella posizione zazen

Le seguenti istruzioni sulla posizione zazen sono tratte dal sito del Rochester Zen Center, il centro fondato nel 1966 da Philip Kapleau. I tre principi base per sedersi in posizione zazen .n modo corretto sono: stabilità, allineamento e rilassamento.

  1. Stabilità. Per stabilizzare la mente nella posizione zazen, è importante stabilizzare il corpo. Se il corpo è bilanciato, con un centro di gravità basso, il risultato naturale è l’immobilità. Su una sedia, stabilità significa stare seduti dritti, magari sul bordo della sedia, e assicurarsi che i piedi siano entrambi appoggiati sul pavimento o su un cuscino, se si hanno le gambe più corte. Su un cuscino, stabilità significa puntare a un effetto treppiede, con le “ossa sedute” del bacino e le due ginocchia a formare i tre punti di contatto.
  2. Allineamento. Stare seduti dritti in posizione zazen, con la testa e le spalle allineate correttamente al bacino, è particolarmente difficile per chi è abituato a stare chino su tablet e telefoni. Il modo migliore per assicurarsi di essere seduti con un buon allineamento è chiedere a qualcuno di controllare la propria postura, prima o durante la seduta.
  3. Rilassamento. All’inizio, la maggior parte degli studenti Zen un po’ tesa durante la seduta. La posizione zazen è insolita, l’ambiente e i rituali non familiari, la presenza di altri seduti, il dolore fisico e soprattutto i pensieri tormentosi possono contribuire alla tensione. Quando ci si accorge di essere tesi, si può ottenere un rapido sollievo rilassandosi nel dolore, espirando e spostando l’attenzione pochi centimetri sotto l’ombelico. Respingere il dolore non fa che peggiorarlo: la resistenza genera più tensione, non meno.

Per quanto riguarda le modalità di posizione zazen, cioè quale postura adottare, il Rochester Zen Center fa riferimento a quanto scrive Philip Kapleau nel suo “I tre pilastri dello Zen“. L’indicazione è di scegliere tra diverse alternative:

  • posizione del loto;
  • posizione del mezzo-loto;
  • posizione del quarto di loto;
  • posizione birmana;
  • posizione zazen vera e propria, cioè inginocchiati con i glutei su un supporto;
  • seduti sulla sedia.

Mente zen, mente di principiante. Conversazioni sulla meditazione e la pratica zen

Mente zen, mente di principiante. Conversazioni sulla meditazione e la pratica zen
Tratto dai discorsi che Suzuki-Roshi teneva ai propri studenti zen, questo libro è la testimonianza scritta di un grande uomo, il quale, con le sue doti umane di semplicità, dolcezza, calore e umorismo, ha saputo comunicare agli occidentali, in una lingua occidentale, l'intimo significato dello zen, collocandosi così, insieme a Watts, Krishnamurti e Trungpa, fra i protagonisti dell'incontro fra Oriente religioso e Occidente contemporaneo.
Paolo Subioli

È uno dei più importanti testi dei riferimento sulla meditazione. Il concetto di ‘mente di principiante’ è importantissimo e non a caso viene citato dalla maggior parte dei grandi maestri.

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[La foto sulla posizione zazen è di Polina Tankilevitch, Russia]

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