Thich Nhat Hanh – Amare se stessi è la via per smettere di soffrire

amare se stessi

Il Buddha ci insegna che l’amore verso se stessi è la chiave per superare la sofferenza. Questa riflessione ci guida verso una pratica profonda e consapevole di auto-compassione.

Un giorno Prasenajit, re del Kosala, chiese alla regina Mallika: «Cara moglie, c’è qualcuno che ti ami quanto tu ami te stessa?» La regina rise e gli rispose: «Caro marito, c’è qualcuno che ti ami più di quanto tu ami te stesso?» Il giorno dopo riferirono al Buddha la loro conversazione e questi commentò: «Avete ragione. Non c’è nessuno al mondo che ci sia più caro di noi stessi. La mente può viaggiare in mille direzioni alla ricerca di qualcuno che sia più caro di se stesso, ma non troverà nessuno. Nell’attimo in cui capite quanto sia importante amare voi stessi, smettete di far soffrire gli altri».

Il re Prasenajit e il Buddha divennero buoni amici. Un giorno sedevano insieme nel bosco di Jeta, e il re disse al Buddha: «Maestro, ci sono persone che pensano di amare se stesse ma che si fanno del male in continuazione con i pensieri, con le parole e con le azioni. Sono i peggiori nemici di se stessi». Il Buddha concordò: «Coloro che si fanno del male per mezzo dei pensieri, delle parole e delle azioni sono davvero il peggior nemico di se stessi. Si arrecano soltanto sofferenza».

Di solito pensiamo che la sofferenza sia provocata dagli altri, dai genitori o dal partner o dai nostri nemici. Ma siamo noi che, per disattenzione, rabbia o gelosia, facciamo o diciamo cose che creano sofferenza a noi stessi e agli altri. Un’altra volta il Buddha disse a Prasenajit: «Le persone, di solito, credono di amare se stesse, ma non essendo consapevoli dicono e fanno cose che generano la loro stessa sofferenza». Quando comprendiamo che questo è vero, smettiamo di biasimare gli altri in quanto causa di sofferenza e cerchiamo, invece, di amare e di curare noi stessi, di nutrire il nostro corpo e la nostra mente.

Per praticare questa meditazione dell’amore tratta dal Visuddhimagga siedi in pace, calma il corpo e il respiro e recita «Che io possa essere in pace, felice e leggero nel corpo e nello spirito. Che io possa essere al sicuro da ogni pericolo. Che io possa essere libero da rabbia, afflizioni, paura e ansietà». Quella seduta è un’ottima posizione per questa pratica. Seduti nella quiete, non ci preoccupiamo di altre faccende e possiamo guardare in profondità il nostro modo di essere, possiamo coltivare l’amore per noi stessi e stabilire i modi a noi più congeniali per esprimere questo amore nel mondo.

La pratica inizia con un’aspirazione: «Che io possa…» Poi andiamo oltre il livello dell’aspirazione e osserviamo in profondità tutte le caratteristiche positive e negative dell’oggetto della nostra meditazione, in questo caso noi stessi. La volontà di amare non è ancora amore. Osserviamo profondamente, con tutto il nostro essere, allo scopo di capire. Non ci limitiamo a ripete le parole o a imitare gli altri, o a lottare per qualche ideale: la pratica della meditazione dell’amore non è autosuggestione. Non ci limitiamo a dire: «Io amo me stesso, io amo tutti gli esseri»: osserviamo a fondo il nostro corpo, le nostre percezioni, le nostre formazioni mentali e la nostra coscienza, e nel giro di qualche settimana la nostra aspirazione ad amare diverrà un’intenzione profonda. L’amore entrerà nei nostri pensieri, nelle nostre parole e nelle nostre azioni; ci accorgeremo di essere in pace, felici e leggeri nel corpo e nello spirito, sicuri e liberi da ogni pericolo e liberi da rabbia, afflizioni, paura e ansietà.

Durante la pratica osserva quanta pace, felicità e leggerezza hai già in te stesso. Nota se i contrattempi e le sventure ti mettono ansia; nota la quantità di rabbia, irritazione, paura, nervosismo o preoccupazione già presente in te. Man mano che prendi coscienza dei sentimenti che hai dentro, la comprensione per te stesso diverrà più profonda. Ti renderai conto quanto le tue paure e la tua mancanza di pace contribuiscano alla tua infelicità e capirai quanto valga l’amore per te stesso e la pratica di coltivare un cuore pieno di compassione. Invece di vivere con una generica paura di ciò che potrebbe capitarti di male, osserva i tanti modi in cui fai di continuo del male a te stesso e intraprendi le azioni appropriate per ridurre i danni al minimo ed evitare di ammalarti.

Guarda in profondità, non solo seduto sul cuscino da meditazione ma dovunque tu sia, qualunque cosa stia facendo. Vivere in consapevolezza è il modo migliore per prevenire incidenti e proteggere te stesso. Riconosci il tuo profondo desiderio di vivere sicuro e in pace, di ricevere tutto l’appoggio di cui hai bisogno e di praticare la consapevolezza. Magari potresti mettere sulla carta alcune delle tue osservazioni e intuizioni. Il Buddha ha detto che una volta che ci rendiamo conto di essere la persona a noi più vicina e più preziosa sulla terra, smettiamo di trattare noi stessi da nemici5. La pratica dissolve ogni possibile desiderio di fare del male a noi stessi e agli altri.

Da: Thich Nhat Hanh, “Insegnamenti sull’amore“, BEAT, 2014.

Per approfondire:

Amore per se stessi: una meditazione guidata che ha tutto ciò che ti serve

Meditazione di Metta: la pratica d’amore che cambia il mondo

Thich Nhat Hanh

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Insegnamenti sull’amore

Insegnamenti sull'amore
Thich Nhat Hanh illumina in questo libro la via dei Brahmavihara, i quattro elementi costitutivi dell'amore, detti 'incommensurabili' poiché crescono ogni giorno all'interno di colui che li pratica, rendendolo felice: l'amore, la compassione, la gioia e l'equanimità.
[La foto su amare se stessi è di Elina Sazonova, Russia]
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