Thich Nhat Hanh – 4 modi di praticare la consapevolezza del corpo

La consapevolezza del corpo nel corpo, primo fondamento del Satipaṭṭhāna, integra postura, parti anatomiche, elementi e respiro consapevole, favorendo pace, guarigione, non separazione e piena presenza nel momento presente.

Il primo dei Quattro fondamenti della consapevolezza insegnati dal Buddha nel Satipaṭṭhānasutta è la consapevolezza del corpo nel corpo. Molti odiano il proprio corpo, lo sentono come un ostacolo e lo maltrattano volutamente. Quando Sister Jina, una monaca di Plum Village, insegna yoga, inizia sempre dicendo: “Prendiamo consapevolezza del nostro corpo. Inspirando, so che sono qui nel mio corpo. Espirando, sorrido al mio corpo”. Praticando in questo modo rinnoviamo la familiarità con il nostro corpo e facciamo pace con lui.

Nel Kāyagatāsatisutta il Buddha spiega alcuni metodi che ci aiutano a sapere ciò che sta accadendo nel nostro corpo. Osserviamo in maniera non dualistica, dimorando pienamente nel corpo anche mentre lo osserviamo.

Per prima cosa notiamo tutte le posizioni e i movimenti del corpo. Quando siamo seduti, sappiamo che siamo seduti; quando stiamo in piedi, camminiamo o stiamo sdraiati sappiamo che stiamo in piedi, che camminiamo o che stiamo sdraiati. Praticando così c’è consapevolezza in noi. Questa pratica è detta “di puro riconoscimento”.

Il secondo modo che il Buddha ci ha insegnato per praticare la consapevolezza del corpo nel corpo è riconoscerne tutte le parti, dalla cima della testa alla pianta dei piedi. Se abbiamo capelli biondi, riconosciamo questo fatto e sorridiamo per questo; se li abbiamo grigi, lo riconosciamo e sorridiamo. Osserviamo se la nostra fronte è rilassata e se ha qualche ruga. Con la consapevolezza entriamo in contatto con il naso, con le braccia, i polmoni, il sangue e così via.

Il Buddha ha descritto la pratica del riconoscere le trentadue parti del corpo come un contadino che sale nel granaio, porta giù un gran sacco di fagioli, grano e semi, lo posa a terra e lo apre; via via che il contenuto cade sul pavimento riconosce il riso come riso, i fagioli come fagioli, il sesamo come sesamo e così via.

Allo stesso modo noi riconosciamo i nostri occhi come occhi e i nostri polmoni come polmoni. Possiamo praticarlo durante la meditazione seduta, oppure da sdraiati. Può volerci una mezz’ora per scansionare così tutto il corpo con la consapevolezza; man mano che osserviamo ogni parte del corpo, le sorridiamo. L’amore e la sollecitudine di questa meditazione possono essere strumenti di guarigione.

Il terzo metodo di pratica della consapevolezza del corpo nel corpo che il Buddha ha insegnato è vedere gli elementi di cui è fatto: terra, acqua, fuoco e aria. “Inspirando, vedo l’elemento terra in me; espirando, sorrido all’elemento terra in me.”

“Elemento terra” si riferisce alle cose solide; quando lo vediamo in noi e fuori di noi ci rendiamo conto che davvero non c’è alcun confine tra noi e il resto dell’universo. In seguito riconosciamo l’elemento acqua in noi e fuori di noi: “Inspirando, sono consapevole dell’elemento acqua nel mio corpo”. Meditiamo sul fatto che più del settanta per cento del nostro corpo è acqua. Dopo di che riconosciamo l’elemento fuoco, cioè il calore, in noi e fuori di noi. Perché sia possibile la vita è necessario il calore. Praticando in questo modo, vediamo sempre meglio che gli elementi dentro e fuori il nostro corpo appartengono alla stessa realtà, e non siamo più confinati nel corpo: siamo dovunque.

Vedi: Meditazione sui 4 elementi

Il quarto elemento del corpo è l’aria. Il modo migliore per fare esperienza dell’elemento aria è la pratica del respiro consapevole. “Inspirando, so che sto inspirando. Espirando, so che sto espirando.” Dopo aver pronunciato queste frasi le possiamo abbreviare dicendo “inspiro” quando inspiriamo ed “espiro” quando espiriamo.

Non cerchiamo di controllare il respiro: che la nostra inspirazione sia lunga o breve, profonda o superficiale, ci limitiamo a respirare in maniera spontanea e a illuminare il respiro con la luce della consapevolezza. Così noteremo che, di fatto, il nostro respiro diventa più lento e profondo: “Inspirando, la mia inspirazione si è fatta profonda. Espirando, la mia espirazione si è fatta lenta”. A questo punto possiamo praticare: “Profondo, lento”. Non occorre fare alcuno sforzo: il nostro respiro diventa più lento e più profondo e noi ne prendiamo atto.

In seguito noteremo che siamo più calmi e più a nostro agio. “Inspirando mi sento calmo; espirando, mi sento a mio agio. Non sto più lottando. Calma, agio.” E poi: “Inspirando, sorrido. Espirando, mi libero di tutte le ansie e preoccupazioni. Sorrido, lascio andare”. Siamo in grado di sorridere a noi stessi e di lasciar andare tutte le preoccupazioni.

La nostra faccia ha più di trecento muscoli che si possono rilassare quando sappiamo come respirare e come sorridere. È lo “yoga della bocca”. Sorridiamo e siamo in grado di lasciar andare tutte le sensazioni ed emozioni. L’ultima pratica è: “Inspirando, dimoro nel momento presente. Espirando, so che è un momento meraviglioso. Momento presente, momento meraviglioso”. Non c’è niente di più prezioso che essere pienamente vivi e pienamente coscienti nel momento presente.

Inspiro, espiro
profondo, lento
calma, agio
sorrido, lascio andare.
Momento presente, momento meraviglioso.

Utilizzare questa poesia durante la meditazione seduta o camminata può avere effetti molto nutrienti e salutari; potete praticare ogni verso per tutto il tempo che volete.

Un’altra pratica che ci aiuta a essere consapevoli del respiro è contare. Inspirando contate “uno” ed espirando di nuovo “uno”. Poi “due, due”, “tre, tre” e così via fino ad arrivare a dieci. Poi contate a decrescere “dieci, dieci”, “nove, nove” e così via, fino a tornare a uno. Se non perdete il filo scoprirete di avere una buona concentrazione; se invece lo perdete, tornate a “uno” e ripartite.

Rilassatevi, è solo un gioco. Quando riuscite a contare fino a dieci, se volete potete lasciar perdere i numeri e limitarvi a dire “inspiro” ed “espiro”. Il respiro consapevole è una gioia. Quando ho scoperto il Discorso sulla piena consapevolezza del respiro23 mi sono sentito la persona più felice del mondo. Questi esercizi ci sono stati tramandati da una comunità che ha continuato a praticarli per duemilaseicento anni.

Il cuore dell’insegnamento del Buddha. La trasformazione della sofferenza in pace, gioia e liberazione

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[La foto sulla consapevolezza del corpo nel corpo è di Antonius Ferret]
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