
Thich Nhat Hanh ci guida in una profonda riflessione sull’interconnessione – da lui ribattezzata “interessere” – rivelando come siamo ancora legati alla madre, alla natura e all’universo da infiniti cordoni invisibili.
Con la pratica della meditazione possiamo vedere il cordone ombelicale che ci lega ancora a nostra madre. Vediamo che nostra madre non è soltanto al di fuori, ma anche dentro di noi. Il cordone ombelicale sopravvive ancora e, se guardiamo in profondità, scopriamo che ce n’è un altro che ci lega anche alle cose e alle persone. Immagina un cordone ombelicale che ti unisce al sole. Il sole sorge ogni mattina e grazie al sole abbiamo luce e calore. Non potremmo sopravvivere senza il sole, senza il calore. Dipendiamo dal sole nello stesso modo in cui un neonato dipende dalla madre. Quindi siamo collegati al sole da un cordone ombelicale. Un altro cordone ombelicale ci unisce alle nuvole del cielo, perché senza le nuvole non ci sarebbe la pioggia, l’acqua da bere, il latte, il tè, il caffè, i gelati; non ci sarebbe niente. C’è un cordone ombelicale tra noi e i fiumi e un altro che ci unisce alle foreste. Infine, scopriamo che siamo uniti a ogni cosa e a ogni persona nel cosmo. La nostra esistenza dipende da altri esseri, e abbiamo bisogno sia degli esseri animati sia di quelli inanimati come le piante, i minerali, l’aria e l’acqua.
Forse, credi, dal momento che sei cresciuto, che tu e tua madre siate due persone diverse, ma non è così. Noi non ne siamo che un’estensione. Crediamo erroneamente di essere persone distinte e invece siamo la continuazione di nostra madre, di nostro padre e anche dei nostri antenati.
Immagina un chicco di grano piantato in terra. Una settimana dopo germoglia e comincia ad assumere la forma di una spiga. Quando la spiga diventa alta, il chicco non si vede più, ma non è morto, è ancora lì. Se guardiamo in profondità possiamo vedere il chicco nella spiga. La spiga e il chicco non sono due diverse entità; l’una è la continuazione dell’altro. La spiga è la continuazione del chicco nel futuro, e il chicco è la continuazione della spiga nel passato; non sono né la stessa cosa, né due distinte. Tu e tua madre non siete esattamente la stessa persona, ma non siete neanche esattamente due persone distinte. Questo è un importante insegnamento. Nessuno può essere se stesso e basta. Noi inter-siamo, siamo connessi con ogni altra cosa e con ogni essere animato.
Se osserviamo in profondità, in ogni cellula del nostro corpo e della nostra coscienza è possibile riconoscere la presenza delle generazioni passate. Sia degli antenati umani, sia degli antenati non umani. Prima di essere umani, siamo stati alberi, piante, steli d’erba, minerali, scoiattoli, cervi, scimmie, organismi monocellulari. Tutte queste generazioni di antenati sono presenti in ogni cellula del nostro corpo e della nostra mente. Siamo la continuazione della corrente della vita.
Immagina di tenere in mano una foglia. Cosa vedi? Una foglia è una foglia, non è un fiore, ma in realtà, se guardiamo in profondità possiamo vedere in essa molte cose: la pianta da cui deriva, la luce del sole, la nuvola, la terra. Quando pronunciamo la parola “foglia”, dobbiamo essere consapevoli che una foglia è fatta di elementi di non-foglia. Se rimuovessimo gli elementi di non-foglia, come la luce del sole, le nuvole e il suolo, non rimarrebbe alcuna foglia. Lo stesso vale per l’organismo umano e per noi stessi. Non siamo esattamente la stessa cosa, ma non siamo neanche separati dagli altri esseri animati e inanimati. Siamo connessi con ogni cosa e ogni cosa è viva.
Da: Thich Nhat Hanh, “Fare pace con se stessi“, Terra Nuova Edizioni, 2011.
Per approfondire:
Thich Nhat Hanh – Inter-essere, cosa significa questa parola che non è ancora nel dizionario
Fare pace con se stessi. Guarire le ferite e il dolore dell’infanzia, trasformandoli in forza e consapevolezza

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