Thich Nhat Hanh – Non mettere la tua vita nelle mani degli altri

mettere la propria vita nelle mani degli altri

Una sera, tornando al mio eremo da una passeggiata sulle colline, vidi le porte e le finestre spalancate. Uscendo non le avevo bloccate, e un vento gelido aveva aperto le finestre e si era intrufolato in casa sparpagliando i miei fogli per tutta la stanza. Chiusi porte e finestre, accesi una lampada, raccolsi i fogli e li sistemai di nuovo in bell’ordine sulla scrivania. Accesi il fuoco nel camino, e i ceppi crepitanti incominciarono a diffondere calore nella stanza.

A volte, nella folla, ci sentiamo stanchi, gelati e soli. Vorremmo ritirarci in noi stessi per essere di nuovo caldi, come ho fatto nel mio eremo, seduti accanto al fuoco, ben protetti contro il vento gelido e umido. I sensi sono le nostre finestre aperte sul mondo esterno, e talvolta il vento vi penetra e porta scompiglio. Molti tengono le finestre sempre spalancate, lasciando che gli oggetti e i suoni del mondo li invadano, li penetrino e rivelino il nostro sé attristito e turbato. Ci sentiamo soli e spaventati, abbiamo freddo. Non ti sei mai scoperto incollato a un orrendo programma televisivo, assolutamente incapace di spegnerlo? Stridii, colpi d’arma da fuoco… che fastidio! Eppure, non muovi un dito per spegnere. Perché infliggerti questa tortura? Non preferiresti chiudere le finestre? Hai paura della solitudine, di sentirti vuoto e abbandonato?

Siamo quello che sentiamo e quello che percepiamo. Se siamo adirati, siamo l’ira. Se amiamo, siamo amore. Ammirando una vetta innevata, siamo la montagna. Guardando un pessimo programma televisivo, siamo quel programma. Sognando, siamo il sogno. Possiamo essere tutto ciò che vogliamo, anche senza bacchetta magica. Perché spalancare le finestre a pessimi film fatti da produttori opportunisti che vogliono solo far soldi, film che ci fanno balzare il cuore in gola, ci fanno stringere i pugni e ci restituiscono esausti all’uscita? Chi permette che si producano film e programmi televisivi di questo tipo, soprattutto quelli diretti ai giovanissimi? Noi! Inghiottiamo tutto quello che ci propina lo schermo, perché siamo troppo pigri, annoiati e soli per vivere una vera vita nostra. Accendiamo il televisore e lo lasciamo acceso, permettendo che altri ci guidino, ci plasmino e ci distruggano. Perderci così significa mettere il nostro destino in mano ad altri che possono essere persone irresponsabili. Dobbiamo essere consapevoli di quali programmi danneggiano il nostro sistema nervoso, la mente e il cuore, e quali invece li ristorano.

Il problema non riguarda solo i film e gli spettacoli televisivi. Quante esche sono tese ovunque, dagli altri e da noi stessi? Quante volte, ogni giorno, ci perdiamo e ci frammentiamo inseguendole! Dobbiamo essere cauti, per proteggere il nostro destino e la nostra pace. Ciò non significa sbarrare le finestre, perché nel mondo che chiamiamo ‘esterno’ avvengono tanti miracoli. Spalanca le finestre ai miracoli. Guardali alla luce della consapevolezza.

Anche seduto a contemplare un limpido fiume, ad ascoltare ottima musica o a guardare un film eccellente, non ti consegnare totalmente al fiume, alla musica, al film. Mantieni la consapevolezza di te stesso e del respiro. Se il sole della consapevolezza splende dentro di noi, saremo al sicuro da molti pericoli: il fiume sarà più limpido, la musica più armoniosa, l’anima dell’artista si rivelerà più chiaramente nel film.

Ai principianti può venire il desiderio di lasciare la città e trasferirsi in campagna per favorire la chiusura delle finestre, la cui apertura porta scompiglio nello spirito. Diventare uno con la pace della natura e rimettersi in salute, senza un ‘mondo esterno’ caotico che ci trascini via. I boschi, freschi e silenziosi, ti aiutano a conservare la consapevolezza. Quando questa è ben radicata, quando sei in grado di mantenerla senza vacillamenti, allora potrai tornare in città e riprendere la vita quotidiana con minore scompiglio. Ma, prima di poter fare ciò, devi essere molto cauto, devi nutrire la tua consapevolezza attimo dopo attimo, scegliendo l’ambiente e il cibo più adatti.

Da: Thich Nhat Hanh, “Il sole, il mio cuore“, Astrolabio Ubaldini, 1990.

Il sole, il mio cuore. Dalla presenza mentale alla meditazione di consapevolezza

Il sole, il mio cuore. Dalla presenza mentale alla meditazione di consapevolezza
Partendo dai più semplici esercizi di consapevolezza, applicabili in qualsiasi momento della vita quotidiana, l'autore accompagna il lettore in un lungo viaggio fino alla percezione della natura interdipendente di tutti i fenomeni.

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[La foto è di stem.T4L, Australia]