Thich Nhat Hanh – Amore mio, chi sei tu?

foto di Anghel Adrian

Se un giorno tu volessi un argomento di meditazione, scegline uno che ti stia a cuore, che muove il tuo interesse e che richiami immediatamente la tua attenzione. Potrà essere il sole, un bruco, una goccia di rugiada, il tempo, la faccia e gli occhi che avevi prima della nascita. Qualunque fenomeno, concreto o astratto, fisico, fisiologico, psicologico o metafisico può costituire l’oggetto della tua meditazione. Scegli un argomento, poi radicalo nelle profondità del tuo spirito. L’uovo ha bisogno di essere covato dalla chioccia per dar vita al pulcino; così l’argomento che hai scelto ha bisogno di nutrimento. Puoi scegliere il tuo “io”, l'”io” della persona amata, o l'”io” della persona più odiata. Qualunque cosa può indurre la consapevolezza, se viene seminata in profondità nel terreno del tuo essere. Consegnandola solo all’intelletto, non darà frutti.

Hai mai meditato sul tema: “Chi sono?”. Chi eri prima di nascere? Quando non c’era ancora traccia della tua esistenza fisica, esistevi o no? Come sei potuto diventare, da nulla, qualcosa? Se, il giorno in cui fui concepito, i miei genitori avessero avuto altri impegni e non si fossero incontrati, chi sarei ora? Se quel giorno l’ovulo di mia madre non fosse stato fecondato da quel preciso spermatozoo di mio padre, ma da un altro spermatozoo, sarei adesso mio fratello o mia sorella? Se quel giorno mia madre non si fosse unita a mio padre e mio padre a mia madre, ma si fossero invece uniti ad altre persone, chi sarei io? Ogni cellula sana del tuo corpo controlla le sue proprie funzioni, ma significa forse che ogni cellula ha un suo proprio sé? In biologia, ogni genere è suddiviso in specie; ogni specie rappresenta allora un `sé’? Se ti poni queste domande in modo realmente partecipe e intelligente, e se le radichi profondamente nella tua vita spirituale con tutto il tuo essere, un giorno farai in modo assolutamente inatteso una scoperta.

Hai mai guardato negli occhi chi ami, gli hai mai rivolto l’immensa domanda: “Chi sei, amore mio?”. Non puoi essere soddisfatto dalle solite risposte, chiunque dei due le dia. “Amore mio, chi sei tu che vieni a me e prendi la mia sofferenza come la tua sofferenza, la mia gioia come la tua gioia, la mia vita e la mia morte come tua vita e tua morte? Chi sei tu, il cui ‘sé’ è diventato il mio ‘sé’? Amore mio, perché non sei una goccia di rugiada, una farfalla, un uccello, un pino?”. Non accontentarti di immagini poetiche. Devi domandare e rispondere con tutta la mente e tutto il cuore, con tutto il tuo essere. Un giorno, dovrai anche interrogare la persona che odi di più: “Chi sei tu che mi arrechi tanto dolore, che mi fai nascere dentro così tanta rabbia, tanto odio? Sei un anello della catena di causa ed effetto, il fuoco che mi forgia lungo il sentiero?”. Dovrai chiedergli: “Sei forse me stesso?”. Devi diventare lui. Essere uno con lui, soffrire le sue sofferenze, provare le sue preoccupazioni, gioire delle sue gioie. Non potete essere ‘due’. Il tuo ‘sé’ non è separato dal suo `sé’. Tu sei lui, così come tu sei il tuo amore, così come sei te stesso.

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Continua a praticare, finché non ti vedrai nell’uomo politico più crudele e inumano, nel prigioniero torturato più orrendamente, nell’uomo più ricco e nel bambino che muore di fame, solo pelle e ossa.

Pratica fino a riconoscerti in chiunque altro sull’autobus, nella metropolitana, nei campi di concentramento, al lavoro nei campi, in una foglia, in un bruco, in una goccia di rugiada, in un raggio di sole. Medita fino a vedere te stesso in un granello di polvere e nella galassia più lontana.

Da: Thich Nhat Hanh, “Il sole, il mio cuore“,

Per approfondire:

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Thich Nhat Hanh – Biografia, libri e testi selezionati

Il sole, il mio cuore. Dalla presenza mentale alla meditazione di consapevolezza

Il sole, il mio cuore. Dalla presenza mentale alla meditazione di consapevolezza
Partendo dai più semplici esercizi di consapevolezza, applicabili in qualsiasi momento della vita quotidiana, l'autore accompagna il lettore in un lungo viaggio fino alla percezione della natura interdipendente di tutti i fenomeni.

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[La foto è di Anghel Adrian, Romania]

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