Thich Nhat Hanh – L’Assenza di Segni (animitta)

assenza di segno animitta

L’assenza di segni, una delle 3 Porte della Liberazione, è fondamentale per imparare a vedere la realtà per quello che è. Vedere l’assenza di segni in ogni cosa ci consente di raggiungere il Nirvana.

La seconda delle 3 Porte della Liberazione è l’assenza di segni, animitta. In questa accezione, “segno” significa apparenza, oggetto della nostra percezione. Quando vediamo qualcosa, in noi si forma un’immagine o segno, in sanscrito laksana. Per esempio, l’acqua contenuta in un recipiente parallelepipedo ha quella forma come segno caratteristico; se si trova in un recipiente sferico, la “sfericità” è il suo segno caratteristico. Apriamo il frigorifero e tiriamo fuori qualche cubetto di ghiaccio: la caratteristica di quell’acqua è la solidità, il suo essere allo stato solido. I chimici chiamano l’acqua H2O ma anche la neve sulle montagne e il vapore che esce dal bollitore sono H2O. Che H2O sia sferica o cubica, liquida, gassosa o solida dipende dalle circostanze.

I segni, per noi, sono strumenti da utilizzare, ma non costituiscono la verità assoluta e ci possono portare fuori strada. Il Sutra del Diamante dice:

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Ovunque ci sia un segno, c’è inganno e illusione.

Spesso le percezioni ci danno molte informazioni tanto sul percettore quanto sull’oggetto della percezione, ma l’apparenza può ingannare. Praticare la concentrazione sull’assenza di segni è indispensabile per la nostra liberazione. Finché non sappiamo vedere al di là dei segni, non possiamo entrare in contatto con la realtà. Finché siamo catturati dai segni – rotondo, quadrato, solido, liquido, gassoso – soffriamo. Non c’è niente che possa essere descritto in termini di un segno solo; ma l’assenza di segni ci provoca ansia. La nostra paura e il nostro attaccamento provengono dal fatto che ci lasciamo catturare dai segni.

Finché non raggiungiamo l’essenza priva di segni delle cose continuiamo ad avere paura e a soffrire. Prima di poter toccare H2O dobbiamo necessariamente abbandonare tutti i segni come la squadratezza, la sfericità, la durezza, la pesantezza, la leggerezza, l’alto e il basso. L’acqua per se stessa non è né quadrata né rotonda né solida. Quando ci liberiamo dai segni possiamo penetrare nel cuore della realtà. Ma finché non saremo capaci di vedere l’oceano nel cielo, reste remo ancora prigionieri dei segni.

Nell’attimo in cui irrompiamo attraverso le barriere dei segni e arriviamo a toccare il mondo privo di segni, il nirvana, proviamo il più grande sollievo. Dove mai dovremmo cercare il mondo privo di segni? Proprio qui, nel mondo dei segni. Se gettiamo via l’acqua non abbiamo nessuna possibilità di entrare in contatto con la sua vera natura. Ci riusciamo, invece, quando facciamo breccia nei segni dell’acqua e la sua vera natura, l’interessere, ci si rivela. Ci sono tre fasi: l’acqua, la non-acqua, la vera acqua. Quest’ultima è la vera natura del l’acqua. Il fondamento del suo essere è libero da nascita e morte. Quando riusciamo a raggiungerlo, non abbiamo più paura di niente

Se vedete l’assenza di segno dei segni, vedete il Tathāgata.

È una frase dal Sutra del Diamante. Tathāgata significa “la natura meravigliosa della realtà”. Per vedere la natura meravigliosa dell’acqua devi guardare al di là del segno (apparenza) dell’acqua, e vedere che è fatta di elementi di non acqua. Se pensi: «Quest’acqua è solo acqua», se pensi che non possa essere sole, terra, fiore, ti sbagli. Quando riesci a vedere che l’acqua è il sole, la terra o il fiore, che anche solo guardando il sole o la terra o il fiore puoi vedere l’acqua, hai raggiunto “l’assenza di segno dei segni”. Un giardiniere che coltivi senza concimi chimici, in una buccia di banana, nelle foglie morte o nei rami spezzati può vedere fiori, frutta e verdura: è in grado di vedere la natura di non-sé dei fiori, della frutta e dei rifiuti organici del compost. Quando sa applicare questa comprensione risvegliata a ogni altra sfera della realtà, realizza il completo risveglio.

Occorre che i politici, gli economisti e gli educatori pratichino l’assenza di segno. Molti giovani finiscono in prigione, ma se meditiamo sull’assenza di segni, scopriamo da dove provenga la loro violenza. Com’è fatta la nostra società? Come sono organizzate le nostre famiglie? Che cosa si insegna a scuola? Perché dobbiamo addossare tutte le colpe alle generazioni più giovani? Perché non riusciamo a riconoscere la nostra corresponsabilità? I giovani fanno del male a se stessi e agli altri perché la vita non ha per loro alcun senso. Se continuiamo a vivere nella maniera in cui viviamo e a organizzare in questo modo la società, continueremo a produrre migliaia e migliaia di giovani che prima o poi finiranno in prigione.

L’assenza di segni non è solo un’idea. Quando guardiamo in profondità i nostri figli, possiamo vedere tutti gli elementi che hanno concorso a generarli. Essi sono come sono perché la nostra cultura, la nostra economia, la nostra società sono come sono, perché noi stessi siamo come siamo. Non possiamo limitarci a biasimare i nostri figli quando le cose vanno male: sono molte le cause e le condizioni che hanno contribuito a questo stato di cose. Se sappiamo come trasformare noi stessi e la nostra società, anche i nostri figli si trasformeranno.

I nostri figli a scuola imparano a leggere, a scrivere, la matematica, le scienze e altre materie che li possono aiutare a guadagnarsi la vita; ma sono pochissimi i programmi scolastici che insegnino ai giovani come vivere, cioè come gestire la rabbia, come riconciliare i conflitti, come respirare, sorridere e trasformare le formazioni interne. Occorre una rivoluzione nel campo dell’istruzione: dobbiamo spingere le scuole ad addestrare i nostri giovani nell’arte di vivere in pace e in armonia. Non è facile imparare a leggere, a scrivere o a risolvere problemi di matematica, ma i bambini ci riescono; imparare il modo giusto di respirare, sorridere e trasformare la rabbia può essere altrettanto difficile, ma ho visto molta gente riuscirci. Se i bambini riceveranno un corretto insegnamento, quando avranno circa dodici anni saranno in grado di vivere in armonia con gli altri.

Andando al di là dei segni entriamo nel mondo della non-paura e del non-biasimo e siamo in grado di vedere il fiore, l’acqua, nostro figlio al di là del tempo e dello spazio. Sappiamo che i nostri antenati sono presenti dentro di noi, proprio qui e ora. Vediamo che il Buddha, Gesù e tutti i nostri antenati spirituali non sono morti. Il Buddha non può essere confinato a un periodo lontano da noi duemilaseicento anni. Un fiore non può essere limitato alla sua manifestazione così effimera. Ogni cosa si manifesta per mezzo di segni; se ce ne lasciamo intrappolare, cominceremo a temere di perdere quella particolare manifestazione.

Un bambino di otto anni che viveva a Plum Village morì all’improvviso; chiesi a suo padre di essere pienamente consapevole della presenza di suo figlio nell’aria che respirava e nei fili d’erba sotto i suoi piedi, ed egli ci riuscì. Alla morte di un famoso maestro di meditazione vietnamita, un suo discepolo scrisse:

Fratelli nel Dharma, non vi attaccate ai segni: le montagne e i fiumi qui intorno sono il nostro maestro.

Il Sutra del Diamante enumera quattro segni: sé, persona, essere vivente e durata della vita. Restiamo prigionieri del segno “se” perché pensiamo che ci siano cose che non sono “sé”. Guardando in profondità, però, vediamo che non esiste un sé separato, indipendente, e questo ci libera dal segno del sé. Vediamo che per proteggere noi stessi dobbiamo proteggere tutto ciò che non è noi stessi.

Restiamo prigionieri del segno “persona”: separiamo gli esseri umani dagli animali, dagli alberi e dalle rocce e abbiamo la sensazione che gli esseri non-umani – i pesci, le mucche, la vegetazione, la terra, l’aria, i mari – siano a nostra completa disposizione. Anche le altre specie cacciano per il cibo, ma non sfruttano le loro risorse fino a questo punto. Quando guardiamo in profondità la nostra specie vi possiamo vedere gli elementi non-umani e quando guardiamo in profondità i regni animali, vegetali e minerali vi cogliamo gli elementi umani. Praticando la concentrazione sull’assenza di segno viviamo in armonia con tutte le altre specie.

Il terzo segno è “essere vivente”. Noi pensiamo che gli esseri senzienti siano diversi dagli esseri non senzienti, ma gli esseri viventi o senzienti sono costituiti da specie non viventi e non senzienti. Quando inquiniamo le cosiddette specie non-viventi o non-senzienti come l’aria o i fiumi, inquiniamo anche gli esseri viventi. Se guardiamo in profondità l’interessere tra esseri viventi e non viventi, smetteremo di agire in questo modo.

Il quarto segno è “durata della vita”, il periodo di tempo che va dalla nascita alla morte. Pensiamo di essere in vita per un determinato periodo di tempo che ha un inizio e una fine; ma quando guardiamo in profondità, capiamo di non essere mai nati e di non essere destinati a morire, e le nostre paure si dissolvono. Con la consapevolezza, con la concentrazione dei Tre Sigilli del Dharma, possiamo aprire la Porta della Liberazione detta “dell’assenza di segni” e ottenerne il più grande sollievo.

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[La foto sull’assenza di segni (animitta) è di Fauxels]

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