
Upekkha significa equanimità, non-attaccamento, non-discriminazione, imparzialità e tolleranza, o “lasciar andare”. È uno dei 4 “Brahmavihara” e permette al proprio amore di non essere possessivo.
Il quarto elemento del vero amore è upekkha, che significa equanimità, non-attaccamento, non-discriminazione, imparzialità e tolleranza, o “lasciar andare”. Upa significa “sopra” e iks “guardare”: “guardare da sopra”, come quando ci si arrampica in cima a una montagna per essere in grado di vedere li panorama – la situazione – nel suo insieme, non solo una parte o quell’altra. Se il tuo amore contiene elementi di attaccamento, di discriminazione, di pregiudizio o di ostinazione nelle tue opinioni, non è vero amore. Coloro che non capiscono il buddhismo a volte credono che upekkha sia indifferenza; la vera equanimità, però, non è né fredda né indifferente. Se hai più figli, sono tutti tuoi figli: upekkha non significa non amarli, significa amare in modo che tutti i tuoi figli ricevano il tuo amore, senza discriminazioni.
Upekkha ha in sé la caratteristica detta samatājñāna, la capacità di vedere tutti con gli stessi occhi, senza fare discriminazioni tra noi stessi e gli altri. Grazie a essa, anche se siamo profondamente coinvolti in un conflitto restiamo imparziali, capaci di amare e di comprendere entrambe le parti in lotta: abbandoniamo ogni discriminazione e ogni pregiudizio e rimuoviamo ogni confine tra noi stessi e gli altri. Finché vedo me stesso come colui che ama e l’altro come colui che è amato, finché mi valuto superiore agli altri o mi considero diverso dagli altri, non ho in me la vera equanimità. Devo mettermi “nella pelle dell’altro” e diventare una cosa sola con lui, se voglio capirlo e amarlo davvero; quando ci riesco, non ci sono più un “io” e un “altro”.
Senza upekkha il tuo amore potrebbe diventare possessivo. Una brezza estiva può essere molto rinfrescante, ma muore se cerchi di metterla in un barattolo per tenerla tutta per te. Lo stesso accade alla persona che amiamo. E come una nuvola, una brezza, un fiore: se la rinchiudi in un barattolo, morirà. Eppure molti lo fanno, molti derubano l’amato della sua libertà finché questi non riesce più a essere se stesso: vivono per la propria soddisfazione e, per ottenerla, usano al persona amata. Questo non è amare, è distruggere: dici di amare quella persona ma non capisci el sue aspirazioni, i suoi bisogni e le sue difficoltà e la rinchiudi in una prigione che dell’amore ha solo li nome. Il vero amore, invece, ti consente di proteggere la tua libertà e quella della persona amata. Ecco upekkha.

Da: Thich Nhat Hanh, “Il cuore dell’insegnamento del Buddha. La trasformazione della sofferenza in pace, gioia e liberazione“, Neri Pozza, 2017.
Il cuore dell’insegnamento del Buddha. La trasformazione della sofferenza in pace, gioia e liberazione

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