Meister Eckhart – Frasi, libri e biografia

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Il pensiero di Meister Eckhart

Il pensiero di Meister Eckhart (ca. 1260-1328) è uno dei punti di maggior contatto fra la spiritualità cristiana e la meditazione orientale. Secondo questo monaco domenicano della Turingia, Dio non può essere pensato, perché dove esiste un pensiero, lì si crea una distinzione fra soggetto e oggetto, e quindi sfugge ciò che è Soggetto per eccellenza. Se proprio vogliamo parlare di Dio, dobbiamo definirlo come la negazione d’ogni finitezza, e di conseguenza come un Nulla: come quel Nulla da cui è scaturita la dialettica trinitaria e la molteplicità del cosmo. Ogni atto di creazione è pur sempre una diminuzione dell’Essere originario, una sua delimitazione. Solo l’insieme delle cose create costituisce una totalità autosufficiente, un’Unità che sussiste eternamente nel presente.

Dio crea il mondo e il tempo, ma egli è al di fuori d’ogni condizionamento, è qualcosa di simile allo “stato incondizionato” del Buddha. Anche il Figlio viene generato ab aeterno dal Padre; e così lo Spirito Santo, l’Amore, che procede dal Padre e dal Figlio. Il tutto fa parte di un processo circolare che non ha né principio né fine. L’universo è un immenso meccanismo di interdipendenze, in cui gli esseri creati, in quanto finiti e creati, sono lontanissimi dall’Assoluto infinito e indeterminato. Ma lo stesso rapporto che intercorre fra Padre e Figlio, esiste anche fra Padre e anima, che è dunque creata anch’essa ab aeterno. Inoltre l’incarnazione del Cristo sta a indicare che il Figlio viene generato continuamente nell’anima.

Come nel neoplatonismo, l’uomo deve liberarsi da ogni condizionamento per riscoprire in sé la regione dell’incondizionato, il passaggio che porta dal molteplice all’Uno. In questo processo di ritorno, in questa forma di meditazione, l’anima svolge un ruolo fondamentale, quanto è il cardine, il punto in cui l’emanazione divina si ripiega su se stessa.

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Nel momento in cui l’anima trascende il mondo sensibile e, attraverso un processo d’astrazione, arriva al mondo intelligibile, essa viene generata quale Figlio dal Padre, e perciò diventa Dio che pensa se stesso. Ciò è possibile perché in ogni uomo si trova il Figlio, il Cristo. Dio genera il Figlio “nel più profondo dello spirito, ed è questo il mondo interiore. Qui il fondo di Dio è il mio fondo, e il mio fondo è il fondo di Dio. Qui vivo secondo il mio proprio essere come Dio vive secondo il suo essere.

Con un’espressione identica a quella delle Upanishad, Eckhart dice che “Dio non è né questo né quello ” , non è niente di ciò che possiamo pensare. Per poterlo quindi contemplare, dobbiamo svuotarci da ogni pensiero, volontà, intenzione o interesse personali ed operare quel perfetto distacco che è l’esatto corrispondente del vairāgya sanscrito. “Là dove la creatura finisce, Dio comincia ad essere. Ora Dio desidera soltanto che tu esca da te stesso, dal tuo mondo creaturale, e lasci che Dio sia Dio in te. ” Il distacco ha un enorme potere, ha la possibilità di renderci simili a Dio, più ancora dell’amore, perché Dio è il perfetto distacco, è colui che sta al di sopra di tutti, immobile, impassibile.

Se dunque vogliamo unirci all'”essenza che non ha forma”, dobbiamo spogliarci di tutte le forme e realizzare la vera povertà in spirito. Così il distacco realizza il Nulla divino, ci fa partecipare all’eternità. A differenza del “cuore distaccato”, il cuore che prega, che veglia, che digiuna o che si sottopone ad austerità, desidera qualcosa e si trasforma in uno di quei mercanti che Gesù cacciò dal tempio. Chi vuol comunicare con Dio, non deve desiderare nulla in cambio. Nell’uomo, la volontà divina è la volontà di essere nulla, è la solitudine.

Esiste un unico modo per “costringere” in un certo senso Dio a rivelarsi a noi: essere vuoti, essere nulla. Questa è la via maestra, il paradiso hic et nunc, l”‘entrata segreta” che l’anima ha nella natura divina. “Tutte le cose sono create dal nulla: perciò la loro vera origine è il nulla.” E se noi vogliamo ritrovare la nostra origine, dobbiamo farci nulla. Questa è la meditazione per Eckhart: lo spirito distaccato, lo spirito vuoto attira irresistibilmente la trascendenza, “costringe a sé Dio”. Fare il vuoto dentro di sé significa farvi affluire la divinità. “Essere vuoto d’ogni creatura significa essere pieno di Dio.”

Come si vede, l’analogia con la dottrina buddhista della śūnyatā è impressionante. Se lo spirito riesce ad “allontanarsi dalle cose e dalle entità, dalle forme e da ogni attività formativa, anzi dall’essere nella sua stessa determinazione, allora sgorgherà in esso la piena beatitudine”. Chi ha raggiunto la “pura nudità” diventa “uno con Dio” già in questa vita.

Da: Claudio Lamparelli, “Tecniche di meditazione orientale“, Mondadori, 1985.

Frasi di Meister Eckhart

Una selezione di frasi di Meister Eckhart tratte da: Eric Baret, “L’unico desiderio. Nella nudità dei tantra“, Edizioni La Parola, 2010.

Il mondo dice: “Vorrei tanto vivere la pietà e il fervore che altri sembrano vivere, essere in pace con Dio come altri lo sono, essere davvero povero”. Oppure: qualunque cosa faccia e dovunque io sia, non sono mai soddisfatto. Vorrei essere lontano da casa, senza impegni, in un monastero o in un luogo ritirato”.Meister Eckhart
In verità tutto questo non sei altro che tu, la tua volontà stessa che tu segui costantemente senza nemmeno rendertene conto. Che tu lo ammetta o no, mai uno scontento sorge in te che non sia una tua creazione.Meister Eckhart
Capiamoci bene: fuggire da questo, andare verso quello, evitare delle persone, ricercare modo o occupazione non è altro che la tua agitazione. La causa delle tue difficoltà non è nelle cose, sei tu stesso nelle cose. Per questo guarda prima te stesso e lasciati. In verità, fino a che non ti liberi della tua volontà avrai un bel fuggire, ritroverai ovunque ostacoli e inquietudini.Meister Eckhart
Cercare qualunque cosa nelle cose esteriori, la pace, un luogo di ritiro, la società degli uomini, un certo modo di agire, le opere nobili, l’esilio, la povertà o l’abbandono di tutto, qualunque sia la grandezza di tutto questo, non è niente, non conta niente, non porta niente — soprattutto non la pace. Una tale ricerca non porta da nessuna parte: più si cerca così, meno si trova: avendo preso un cammino sbagliato, non si fa che allontanarsi ogni giorno di più.Meister Eckhart
Cosa occorre dunque fare? Anzitutto abbandonare se stessi, e, dunque, abbandonare ogni cosa. In verità, colui che rinuncia a un regno, al mondo stesso, conservando se stesso, non rinuncia a niente. Ma l’uomo che rinuncia a se stesso, qualunque cosa mantenga, ricchezza, onori e quant’altro, ha rinunciato a tutto.Meister Eckhart
Guarda, e là ove ti trovi, rinuncia a te. Ecco il più alto.Meister Eckhart
Sappi che mai nessuno ha abbandonato se stesso tanto da non potersi abbandonare un po’ di più. Inizia dunque da qui, muori al compito: lì troverai la vera pace, e da nessun’altra parte.Meister Eckhart

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