
La consapevolezza in meditazione consiste nell’osservare i nudi fatti dell’esperienza sensoriale e mentale, senza giudizi né preconcetti, coltivando una percezione pura, ricettiva e sempre nuova di ogni istante.
La consapevolezza in meditazione richiede la rottura con gli stereotipi della percezione. La nostra tendenza naturale è quella di abituarci al mondo che ci circonda, non prestando più attenzione a ciò che ci è familiare. Inoltre sostituiamo nomi astratti o preconcetti alla cruda evidenza dei nostri sensi.
Nella consapevolezza, il meditatore si confronta sistematicamente con i nudi fatti della sua esperienza, osservando ogni evento come se gli capitasse per la prima volta, e fa questo grazie all’attenzione continua alla prima fase della percezione, quando la sua mente è ricettiva piuttosto che reattiva. Egli restringe, cioè, la sua attenzione al rilevamento puro dei suoi sensi e dei suoi pensieri. Si dedica a essi non appena sorgono in uno dei cinque sensi o nella mente, che il Visuddhimagga considera il sesto senso.
Mentre si concentra sulle sue impressioni sensoriali, il meditatore mantiene un grado di reazione sufficiente per registrare tutto ciò che osserva. Se un qualunque commento, giudizio o riflessione ulteriore sorge nella mente del meditatore, su di essi passa il fulcro di attenzione: non vengono né ripudiati né ricercati, ma semplicemente congedati una volta presane nota. L’essenza della consapevolezza è, come scrive Nyanaponika Thera, un monaco buddhista contemporaneo, «la presa di coscienza pura e semplice di ciò che effettivamente accade a noi e in noi, nei successivi istanti di percezione».
Da: Daniel Goleman, “La forza della meditazione“, BUR, 2003.
Il Visuddhimagga
Il Visuddhimagga, che in pali significa “Sentiero della purificazione”, è uno dei testi fondamentali del buddhismo theravāda. Fu scritto nel V secolo d.C. dal monaco e studioso Buddhaghosa e rappresenta un vero e proprio manuale sistematico della pratica meditativa e del cammino spirituale.
Il testo raccoglie e organizza in modo rigoroso gli insegnamenti contenuti nei discorsi del Buddha, con l’obiettivo di offrire ai praticanti una guida chiara e completa. Il Visuddhimagga descrive in dettaglio le diverse fasi di purificazione della mente e del cuore, dalla disciplina etica (sīla), alla concentrazione meditativa (samādhi), fino alla saggezza (paññā).
Un aspetto centrale è la classificazione dei metodi di meditazione: vi si trovano i celebri quaranta oggetti di meditazione, che includono la consapevolezza del respiro, la meditazione sull’amorevole gentilezza (mettā), la contemplazione del corpo e delle sue parti, fino alle meditazioni più sottili sugli stati immateriali.
Il Visuddhimagga è considerato non solo un testo dottrinale, ma anche un manuale pratico. Ancora oggi è punto di riferimento per monaci e laici che vogliono approfondire la meditazione buddhista, in particolare per comprendere come l’attenzione ai processi mentali e sensoriali conduca alla liberazione dalla sofferenza.
La forza della meditazione

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