Jon Kabat-Zinn – La pratica di meditazione come coltivazione

Jon Kabat-Zinn - La pratica di meditazione come coltivazione

La pratica di meditazione è simile alla coltivazione, per Jon Kabat-Zinn. Come quando si coltivano i pomodori, la disciplina è essenziale. Ma non certo quella imposta dall’esterno con la punizione.

Potete coltivare la consapevolezza nella vita e nella famiglia proprio come si coltivano i pomodori o il mais in giardino, e questa coltivazione è ciò che noi intendiamo per pratica. Il ruolo chiave di ogni coltivazione è curare ciò che è stato piantato, che parliamo della nostra intenzione di essere più consapevoli o della crescita dei nostri figli. Curare significa accudire e quindi prestare attenzione. Tutte queste parole contengono la nozione di presenza e vigilanza, dell’essere protesi, pronti, coscienti. La sensazione si estende alla tenerezza, un’estensione di sé attraverso l’amore e la cura.

L’accudire sta al centro della pratica della consapevolezza. Proprio come le piantine richiedono protezione come parte integrante della loro cura, lo stesso accade con i figli e quindi anche con una nascente pratica della consapevolezza. Se desiderate impegnarvi a essere genitori consapevoli, l’intenzione stessa nonché gli sforzi per praticarla devono essere protetti o saranno facilmente intralciati dalle circostanze caotiche e dalle esigenze costanti della nostra vita e presto abbandonati. Creare una struttura di sostegno per i nostri sforzi e le nostre intenzioni per coltivare la consapevolezza nella nostra vita può essere estremamente utile.

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Questa struttura assume la forma di specifici esercizi e discipline formali e informali che tutti insieme costituiscono la pratica della consapevolezza. Le pratiche formali richiedono un certo tempo. Dipende da voi se volete praticarle e come. Abbiamo visto che le pratiche informali, come restare in contatto con il proprio respiro per tutta la giornata, non richiedono tempo. Esigono solo attenzione.

Anche se tutti siamo consapevoli di tanto in tanto in senso convenzionale, per sostenere una consapevolezza meditativa, non giudicante e non reattiva, dobbiamo generare e rigenerare l’intenzione di essere consapevoli. Parte di questo è imparare a uscire dai nostri schemi consueti, cercando di non lasciarci dominare dai pensieri e dalle emozioni. Di solito dobbiamo imparare più e più volte questa lezione osservando i nostri pensieri e sentimenti ed esercitandoci a non lasciarci trasportare.

Come quando si coltivano i pomodori o il mais, anche qui la disciplina è essenziale. Non la disciplina imposta dall’esterno con la punizione, ma la disciplina interiore della consapevolezza, per riuscire a essere il meglio di sé. Come abbiamo visto, è una disciplina spirituale, un mezzo per restare in contatto, o contattare periodicamente quello che T.S. Eliot definiva il «punto fermo del mondo rotante».

Poiché le pratiche della consapevolezza e dell’allevare i figli richiedono lo stesso radicamento fondamentale nell’attenzione, non è un grande salto coltivarle insieme. Facendo così, l’una alimenta, approfondisce e sostiene l’altra.

Nella tradizione zen della meditazione, le persone amano dire che la pratica non è niente di speciale. La pratica non è niente di speciale nel senso in cui essere madre o partorire non è niente di speciale, essere padre non è niente di speciale, essere contadino e ricavare i prodotti dalla terra non è niente di speciale, perfino essere vivi non è niente di speciale. In un certo senso, tutto questo è vero, ma provate a dirlo a una madre o a un padre o a un contadino. «Niente di speciale» significa anche «molto speciale». Ciò che è totalmente ordinario è totalmente straordinario. Dipende tutto da come vedete le cose, e dal fatto che siate disposti o no a guardare in profondità e a vivere secondo ciò che vedete, sentite e sapete.

Da: Jon Kabat-Zinn, “Il genitore consapevole“. TEA, 2018.

[La foto è di Anna Shvets, Russia]

Il genitore consapevole

Jon Kabat-Zinn, Il genitore consapevole
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