Kristin Neff – La chimica della gentilezza con se stessi

chimica della gentilezza verso se stessi

Trattarsi con gentilezza non è un’idea consolatoria: rilascia ossitocina, abbassa il cortisolo, spegne la paura. L’autocritica fa l’opposto, e il corpo lo registra. La cura di sé ha una biochimica.

Il potere della gentilezza verso se stessi non è solo un’idea—una nozione consolatoria ma inconsistente che in fondo non cambia nulla. È qualcosa di molto concreto. Quando leniamo il nostro dolore, attingiamo al sistema di accudimento dei mammiferi. E uno dei modi principali in cui questo sistema funziona è innescando il rilascio di ossitocina. I ricercatori hanno soprannominato l’ossitocina «l’ormone dell’amore e del legame» per il ruolo importante che svolge nelle relazioni sociali. Uno studio, per esempio, ha rilevato che i livelli di ossitocina misurati nelle donne durante il primo trimestre di gravidanza predicevano la forza del legame madre-figlio dopo il parto. La ricerca ha anche mostrato che livelli più alti di ossitocina aumentano sensibilmente le sensazioni di fiducia, calma, sicurezza, generosità e connessione, e facilitano la capacità di provare calore e compassione verso noi stessi. L’ossitocina riduce la paura e l’ansia e può contrastare l’aumento della pressione sanguigna e del cortisolo associati allo stress. Curiosamente, la droga da discoteca MDMA (nota anche come ecstasy) imita l’azione dell’ossitocina: ecco perché chi la assume riferisce di sentirsi più rilassato, amorevole e ben disposto verso se stesso e verso gli altri.

L’ossitocina viene rilasciata in una varietà di situazioni sociali: quando una madre allatta il suo bambino, quando i genitori interagiscono con i figli piccoli, o quando qualcuno dà o riceve una carezza dolce e tenera. Poiché i pensieri e le emozioni hanno lo stesso effetto sul nostro corpo sia che siano diretti a noi stessi sia agli altri, questa ricerca suggerisce che l’autocompassione può essere un potente innesco per il rilascio di ossitocina.

L’autocritica sembra avere un effetto molto diverso sul nostro corpo. L’amigdala è la parte più antica del cervello ed è progettata per rilevare rapidamente le minacce nell’ambiente. Quando viviamo una situazione minacciosa, si attiva la risposta «attacco o fuga»: l’amigdala invia segnali che aumentano la pressione sanguigna, l’adrenalina e l’ormone cortisolo, mobilitando la forza e l’energia necessarie ad affrontare o evitare una minaccia. Sebbene questo sistema sia stato progettato dall’evoluzione per gli attacchi fisici, si attiva altrettanto prontamente di fronte agli attacchi emotivi—da parte nostra o degli altri. Con il tempo, livelli elevati di cortisolo portano alla depressione, impoverendo i vari neurotrasmettitori coinvolti nella capacità di provare piacere.

Ci sono anche prove neurologiche che mostrano come la gentilezza verso se stessi e l’autocritica operino in modo molto diverso a livello di funzionamento cerebrale. Uno studio recente ha esaminato le reazioni al fallimento personale usando la tecnologia della risonanza magnetica funzionale (fMRI). Mentre si trovavano dentro lo scanner cerebrale, ai partecipanti venivano presentate situazioni ipotetiche come «Arriva per posta la terza lettera di rifiuto di lavoro di fila». Veniva poi chiesto loro di immaginare di reagire alla situazione in modo gentile oppure autocritico. L’autocritica era associata all’attività nella corteccia prefrontale laterale e nel cingolo anteriore dorsale—aree del cervello legate all’elaborazione degli errori e alla soluzione dei problemi. Essere gentili e rassicuranti verso se stessi era invece associato all’attivazione del polo temporale sinistro e dell’insula—aree del cervello legate alle emozioni positive e alla compassione. Invece di vederci come un problema da risolvere, dunque, la gentilezza verso se stessi ci permette di vederci come esseri umani di valore, degni di cura.

Quando proviamo sentimenti caldi e teneri verso noi stessi, stiamo modificando il corpo oltre che la mente. Invece di sentirci preoccupati e in ansia, ci sentiamo calmi, appagati, fiduciosi e al sicuro. La gentilezza verso se stessi ci consente di sentirci al sicuro mentre rispondiamo alle esperienze dolorose, così da non agire più a partire dalla paura—e una volta lasciata andare l’insicurezza possiamo inseguire i nostri sogni con la fiducia necessaria a realizzarli davvero.

Da: Kristin Neff, “La self-compassion. Il potere dell’essere gentili con se stessi“, Franco Angeli, 2019.

Per approfondire:

Christina Feldman – Compassione per se stessi, perché è importante

Stefano Bettera – I metodi per essere gentili con se stessi

Kristin Neff – Libri, biografia e testi scelti in italiano

Mindfulness

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[La foto sulla chimica della gentilezza è di Nana, Ucraina]
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